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bronxIndipendentemente dall’esito del voto – e dal merito stesso della questione sottoposta a votazione popolare – il dibattito su sulla modifica del piano regolatore per i terreni a ridosso di via Tatti, a Bellinzona, avrà permesso ai Verdi di Sergio Savoia di completare il percorso già iniziato da almeno un paio d’anni con una sempre più palese convergenza con la Lega dei Ticinesi e accelerato con il sostegno all’iniziativa dell’UDC contro l’immigrazione di massa.

 

Di questa campagna, più che l’oggetto del contendere, ci preme sottolineare la durezza dei toni e la spregiudicatezza populista di alcuni argomenti usati dai Verdi nella loro propaganda (volantini, manifesti, ecc.). Argomenti che, dopo la lotta al nemico esterno frontaliero avviata nell’ambito del sostegno all’iniziativa UDC, trova ora nuovo terreno nella lotta al nemico interno, il delinquente – presunto o potenziale – ospitato nei quartieri residenziali di Bellinzona.
I Verdi hanno incentrato la loro campagna su un pregiudizio ben radicato a Bellinzona: e cioè l’idea che il quartiere delle Semine (a ridosso del quale si dovrebbe sviluppare l’ampia possibilità di edificazione oggetto della votazione) sarebbe una fucina di delinquenza. Non solo questo non corrisponde al vero ed è frutto di un pregiudizio fondato sul fatto che in questo quartiere vivono da sempre immigrati; ma questa stessa realtà è da tempo oggetto di ampia trasformazione.
Ma tutte le campagne xenofobe, e questa dei Verdi a Bellinzona lo è, sono spesso costruire proprio sulla negazione della realtà.
Le considerazioni che seguono ci sono state inviate da un giovane compagno nato e cresciuto nel quartiere delle Semine. Le pubblichiamo più che volentieri. (Red).

 

I toni e gli slogan ammiccano ai temi della destra, da cui i Verdi riprendono in salsa, nemmeno tanto ambientalista, alcuni tra i temi più classici di odio e disprezzo di classe.
Proprio su via Tatti, si trova in bella mostra un cartellone con la gigantografia di Sergio Savoia e uno slogan che recita: “Le periferie anonime attirano la criminalità”. Più classico di così… A Savoia i quartieri popolari, non richiamano alla mente luoghi in cui abitano la gran parte dei salariati di questo paese, ma un focolaio e luogo di ritrovo di criminali.
L’uso strumentale di un luogo comune tipico della destra più dura, che non esita a criminalizzare intere comunità di salariati attraverso gli stereotipi più classici legati all’idea che i poveri sono portati più di altri a delinquere, è inaccettabile e chiude definitivamente ogni tentativo di ascrivere un partito che ospita certe opinioni nella cosiddetta “area progressista”.

 

Xenofobia

Nel volantino di spiegazione della campagna, non si esita a definire il quartiere Semine il Bronx di Bellinzona, come è sempre stato definito dagli abitanti dei quartieri più “autoctoni”. L’allusione evidente è alla composizione etnica del quartiere, che da sempre ha ospitato un’alta percentuale di stranieri, immigrati in Svizzera con diversi statuti in diverse epoche. Dagli operai e salariati per lo più italiani del Sud della prima ondata di costruzione, i turchi, in maggioranza di origine siro ortodossa e curda, seguiti dai balcanici, entrati in Svizzera come rifugiati politici, ai latino americani, ecc.
Seppure portatori di specifiche problematiche, spesso legate all’esclusione e al pregiudizio che si sono susseguite nel tempo, gli abitanti del quartiere Semine non si sono rivelati più inclini alla delinquenza di altri. Le Semine meglio di altri quartieri di Bellinzona rappresentano un esempio d’integrazione, non fosse altro per il grande numero di famiglie con provenienze così diverse che vi coabitano pacificamente.
È inoltre un quartiere con una forte identità operaia, anche se questa non si esprime politicamente attraverso un voto conseguente. Dal quartiere Semine partivano in gran numero gli operai, quasi tutti di origine italiana del sud che tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000 animavano i cortei sindacali che hanno portato a qualche piccola e fragile conquista nella condizione degli operai dell’edilizia, come il prepensionamento.
Passeggiando per le Semine, non incontriamo bande di criminali (magari rigorosamente tutti stranieri!) in cerca di una “periferia anonima”, ma gruppi multietnici di giovani che giocano al campo di basket delle scuole elementari, famiglie a passeggio e pensionati che si godono gli spazi pubblici come le piazzette e le zone pedonali.
Invitiamo il signor Savoia a prendere parte alla grigliata del quartiere, organizzata tutti gli anni all’inizio dell’estate per constatare di persona il grado di affetto degli abitanti (e anche degli ex abitanti) del quartiere per il luogo nel quale abitano, sono cresciuti e fanno crescere i loro figli.

 

Risanare i quartieri per curare la società?

Se vogliamo discutere dei problemi del quartiere, pensiamo che la questione della criminalità sia la meno interessante e incidente sulla realtà concreta e quotidiana dei suoi abitanti (nella mente abbiamo ancora l’immagine di orde di criminali che vagano alla ricerca di una periferia abbastanza anonima da attirarli).
Essendo le Semine un quartiere che più di altri esprime il suo carattere tradizionalmente salariato e d’immigrazione, la disoccupazione, la sottoccupazione e il precariato vi hanno da sempre colpito più duro che altrove, facendo crescere anche un malessere giovanile dovuto alla difficoltà di vedere un futuro che potesse rappresentare un miglioramento rispetto alle condizioni dei genitori. Questo non ha creato però, a dispetto delle previsioni e della propaganda della destra xenofoba, generazioni di delinquenti, ma solo altre generazioni di salariati che devono confrontarsi con gli stessi problemi, ma aggravati da una crisi che non vede sbocchi, di quelle che le hanno precedute.
Pur essendo difensori del diritto dei salariati a vivere in ambienti e spazi, sia pubblici, sia privati accoglienti e di qualità, non pensiamo che aumentando i prati e abbellendo i palazzi i problemi profondi con cui si scontrano quotidianamente i salariati di questo paese si risolveranno.

 

Avete detto Bronx? Paragone azzeccato

Sebbene non come pensa Savoia, il paragone tra le Semine e il Bronx risulta, con le dovute proporzioni, azzeccato. Esattamente come successo al Bronx, il quartiere semine sta diventando da quartiere popolare, quartiere residenziale per chi se lo può permettere.
Gli interventi di riqualifica del quartiere, inizialmente pensati proprio per i suoi abitanti, potrebbero avere come effetto una loro progressiva espulsione. Il quartiere risulta piacevole, è abbastanza ben fatto, con ampi prati sotto i palazzi, zone a 30 km/h, vialetti e tratti pedonali e ciclabili. Tutto questo sta facendo lievitare i prezzi degli affitti, rendendo difficile a salariati con redditi medio-bassi di installarsi nel quartiere ed espellendo perciò i giovani che escono dalle case dei loro genitori.
Se una critica può essere mossa alle nuove costruzioni, inoltre, non è certo quella di essere dei casermoni o di costituire una periferia anonima, bensì che si tratta di palazzi di standing spesso troppo elevato, che prevedono affitti eccessivi e che spingono molte famiglie a trasferirsi loro malgrado altrove, vista la penuria di appartamenti con affitti che consentano di vivere con i loro salari.

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