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parlamentoSembra bloccato il dibattito sulla situazione finanziaria del Cantone e una serie di proposte e progetti si sovrappongono suscitando alleanze, opposizioni, nuove alleanze e nuove opposizioni. Il tutto con la conseguenza (magari è anche un obiettivo…non si può mai sapere) di rendere tutta la discussione poco comprensibile.
Quel che però appare evidente, in questo susseguirsi di posizioni, è che vi sono un certo numero di posizioni che tutti i partiti (sia quelli che sembrerebbero quasi d’accordo ed in grado di costituire alleanze, sia quelli che sembrano in opposizione agli altri) condividono.

 

Tutti i partiti (dalla sinistra alla destra, passando per i Verdi) condividono l’idea che, in qualche modo, si debba contenere e riorganizzare la spesa pubblica. Questa convinzione è strettamente connesso ad un’altra idea di fondo: che il livello del debito pubblico sia eccessivamente elevato (cominci cioè ad essere “insopportabile” e che, in qualche modo, appaia necessario contenerlo, vedi diminuirlo. Per diminuirlo, ed anche su questo vi è di fondo una sostanziale convergenza, è necessario ritornare nello spazio di qualche tempo a conti di esercizio sostanzialmente in pareggio (qui le prospettive variano anche se i partiti di governo, proprio perché sono di governo, dovrebbero far riferimento alla posizione dell’esecutivo che è di tornare al pareggio entro il 2015).
Dove poi si manifestano alcune divisioni è sulle strategie, sugli strumenti, per giungere all’obiettivo di fondo. Obiettivi che, seppur divergenti, non rimettono comunque in discussione l’impostazione moderata, di austerità (più o meno ampia) che tutti alla fin fine condividono.

 

Freno alla spesa o freno all’indebitamento: che dilemma!

Fatte queste premesse il dibattito che “divide” gli schieramenti politici appare, ancora un volta poco chiaro e un po’ fumoso. È nato un dibattito, si fa per dire, tra chi vorrebbe il freno alla spesa e chi invece, con piglio un po’ intellettuale, vorrebbe il freno ai disavanzi. E su questa “grande” differenza si sono cominciati a costruire degli schieramenti, considerati più o meno regressivi (nel caso del freno alla spesa) o più o meno progressisti (nel caso del freno ai disavanzi).
Una situazione del tutto surreale, sia dal punto di vista pratico che dal punto di vista delle riflessioni politiche collegate.
Tanto per cominciare il risultato concreto delle due opzioni, se visto dal punto di vista di coloro che pensano urgente e necessario un aumento della spesa alla fine è identico. Sia che si opti per il modello di freno alla spesa, sia che si opti per contenere i disavanzi (il 3% pena l’aumento delle imposte), gli attuali rapporti di forza parlamentari faranno sì che l’esercizio si concluda sostanzialmente con l’affermarsi di una politica di austerità.
Dal punto di vista politica ci pare veramente difficile scegliere: è un po’ come una scelta tra peste e colera. Basti pensare che il meccanismo proposto da Laura Sadis (freno ai disavanzi) e visto con piacere dai socialisti altro non è che una brutta copia di quei deprecati meccanismi approvati dall’Unione Europea (il cosiddetto fiscal compact), approvati – addirittura con modifica costituzionale, come si vuole fare in Ticino, dai Parlamenti e che stanno contribuendo in modo decisivo a distruggere ulteriormente le già martoriate economie di molti paesi europei. Che cosa vi sia di progressista in qualcosa che assomiglia a tutto questo ci ê difficile capirlo.

 

Cambiare registro

Anche qui appare necessario cambiare registro, perlomeno per tutti coloro che vogliono e pretendono di difendere una politica di sinistra.
E cambiare registro significa porre la questione in un modo radicalmente opposto. Ci pare cioè necessario partire dalla situazione economica e sociale e, sulla base delle urgenze e delle priorità, costruire un intervento pubblico che risponda a queste urgenze e priorità. Che, in altri termini, significa intervenire per potenziare scuola e formazione, per creare occupazione e combattere le conseguenze della disoccupazione, per migliorare e potenziare al politica in ambito sanitario, per potenziare in modo decisivo i trasporti pubblici, per combattere in modo deciso il dumping salariale e sociale.
È evidente che i mezzi necessari per questa politica si possono raccogliere sia attraverso un aumento del debito pubblico (sopportabilissimo: abbiamo mostrato a più riprese come esso sia in cifre assolute quasi identico a quello di una ventina di anni or sono e in percentuale rispetto al reddito cantonale assai più basso rispetto ad allora), sia attraverso una politica fiscale che chiami a contributo i detentori di altri redditi e di patrimoni.
È questa la strada da battere per rispondere in modo alternativo alla crisi nella quale ci troviamo.

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