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frontdegaucheQuesta pubblicazione è la prima di una serie di una serie di articoli sullo stato delle forze della sinistra europea alla vigilia delle elezioni europee che si terranno il 25 maggio. Siamo di fronte a forze e realtà con pesi diversi nei rispettivi paesi politici quasi tutte accomunate da un rapporto più o meno ambiguo a seconda dei differenti casi con le forze socialdemocratiche pur nella battaglia contro le politiche di austerità imposte dalla Troika.

Incominciamo con la Francia, dove l’esperienza del Front de gauche, già fortemente in difficoltà nell’ultimo anno, sembra entrare in una crisi piuttosto pesante. Al centro il rapporto col Partito socialista che ha diviso al primo turno di molte città il Parti de gauche di Mélenchon e il Pcf che vivono rapporti oramai sempre più tesi. In prospettiva si va profilando anche un’inedita alleanza con i verdi ecologisti (ndr).

 

Le elezioni comunali hanno segnato una nuova fase della crisi che attraversa il Front de gauche da diversi mesi. Dietro gli insuccessi elettorali e la perdita di alcune città, la questione del rapporto col Partito socialista agita più che mai una coalizione innanzitutto elettorale.

Mélenchon, ancora una volta, si è scagliato, in particolare il giorno dopo il primo turno, contro i media e i commentatori politici. La posto in gioco era il commento sui risultati elettorali del Front de gauche, presentati dal Parti de gauche (Partito di sinistra di Mélenchon) e dal Pcf come un vero e proprio passo in avanti. E’ stato veramente così?

 

Il bicchiere mezzo vuoto

In questa curiosa polemica, è intervenuto il giornale Le Monde che ha fornito qualche chiarimento dopo il primo turno. Facendo riferimento a 618 liste nelle città con più di 1.000 abitanti, sia che fossero del Pcf o del Parti de gauche o interamente Front de gauche, queste hanno totalizzato il 10,71%. Una media per nulla malvagia, ma che nasconde alcune disparità importanti se si considera il profilo delle liste. Infatti, mentre le liste del Front de gauche hanno ottenuto il 9,32% dei voti e quelle del Parti de gauche il 6,04 %, il Pcf ottiene in media, dove si è presentato, il 24,97% dei suffragi in 160 città con più di 1.000 abitanti. É la prova che i bastioni elettorali del Pcf costituiscono la grande forza elettorale del Front de gauche. Essi costituiscono, tuttavia, anche la sua debolezza. Il Front de gauche amministrava 28 città con più di 30.000 abitanti, quasi tutte rette dal Pcf. Ora ne amministra solo 21.L’Humanité può vaneggiarsi ed esaltare la conquista di Aubervilliers, Montreuil o Thiers. Questi successi non cancellano le numerose perdite, un po’ dappertutto in Francia. Il Pcf perde il 30% dei suoi sindaci nelle città con più di 3.500 abitanti, e soprattutto un dipartimento chiave del “comunismo municipalista”, quello di la Seine-Saint-Denis, è stato piuttosto colpito (perdita della pregettura di Bobigny, Le Blanc-Mesnil – la città di Buffet – , di Saint-Ouen). Roger Martelli, storico del Pcf, parla persini de “l’altra Beresina” di queste elezioni… (1).

 

Quante divisioni?

Politicamente, la partecipazione fin dal primo turno del Pcf nelle liste dell’unione della sinistra, in particolare a Parigi (prima città del paese) e a Tolosa (quarta) è stata una vera e propria bomba a orologeria che non è tardata a scoppiare. Dopo molte campagne tese in cui i militanti del Front de gauche erano in liste concorrenti, la ricerca di fusioni tecniche su iniziativa delle liste del “Front de gauche rimasto” la sera del primo turno si è scontrato col rifiuto categorico dei dirigenti socialisti. Ciliegia sulla torta, il Pcf se è ne rallegrato, certamente desideroso di lasciare meno spazio possibile ai loro partner del Front de gauche. Dei posti costosamente conquistati.

In ogni caso, si possono trarre come bilancio due considerazioni di questo “piccolo omicidio tra amici”… . Il rapporto col Partito socialista, i precedenti accordi che hanno aperto la strada ad una gestione comune negli esecutivi, rimangono fortemente una questione centrale. Inoltre, tra i due turni, il Front de gauche ha potuto sperimentare (rifiutando l’accordo come a Parigi o accettandolo come in altre città) che per il Partito socialista non ci può essere una fusione tecnica senza fusione politica, non ci posso essere liste comuni al secondo turno senza l’impegno a partecipare in una maggioranza futura e a votare il bilancio, dunque non ci può essere fusione possibile al secondo turno senza rinnegare quello che si è difeso al primo.

 

Verde su rosso, niente si muove….

E ora? Le ferite sono ancora aperte in seno al Front de gauche. La strategia (le strategie?) è chiaramente in difficoltà, e alcuni stanno cercando altre soluzioni, ossia dei nuovi partner. Confermando una tendenza di fondo che dura oramai da molti mesi, il Partit de gauche guarda fortemente agli ecologisti europei (EELV) che non si aspettavano così tanto… . Appoggiandosi sulla vittoria a Grenoble della liste EELV (molti) e Parti de guache (pochi), Eric Coquerel ha scritto domenica 30 marzo: ” questo è un successo storico: esso dimostra che insieme possiamo realmente diventare maggioranza a sinistra… . Noi possiamo costruire una maggioranza alternativa in futuro e nelle prossime scadenze politiche, le europee, poi le cantonali e le regionali. Il Front de gauche deve essere la guida e Europe écologie i verdi, accrescendo la loro contestazione alla politica del governo, il loro primo alleato”.

Costruire fin dall’inizio l’opposizione di sinistra con un partito della sinistra governativa? bisognerà pur scegliere tra la strategia istituzionale e la contestazione sociale e politica.

 

1) La Battaglia della Beresina fu una battaglia combattuta presso il fiume Beresina, affluente di destra del Dnepr, tra la Grande Armata di Napoleone e l’esercito dell’impero russo tra il 26 e il 29 novembre 1812, durante la campagna di Russia. Lo scontro ebbe un esito discusso: anche se le forze francesi riuscirono a forzare la linea russa, evitando così di finire intrappolate tra le tre armate che convergevano su di loro, la battaglia costò loro moltissime perdite, ed in ogni caso la ritirata dalla Russia non fu arrestata.

 

Tratto da www.anticapitalista.org

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