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eocbisL’MPS ha preso atto del progetto di pianificazione ospedaliera contenuto nel messaggio presentato dal Consiglio di Stato martedì 27 maggio. Sostanzialmente esso non modifica, se non per qualche aspetto secondario, l’impostazione di fondo già emersa in occasione della presentazione (alcune settimane fa) dei risultati della commissione cantonale della pianificazione.

Il messaggio, per contro, conferma gli elementi critici di fondo già segnalati dall’MPS a partire dallo scorso mese di ottobre, contribuendo in questo modo a lanciare pubblicamente un dibattito sul tema della politica ospedaliera e della pianificazione; dibattito che, altrimenti, sarebbe stato soffocato nei meandri della politica istituzionale. Questi aspetti critici che, come detto, il messaggio conferma, sono i seguenti:

1) Un forte indebolimento delle strutture sanitarie pubbliche nelle Tre Valli

Vengono riconfermati in particolare, nell’ambito della trasformazione degli ospedali di Acquarossa e Faido, in istituti di cura le seguenti scelte:
– l’eliminazione dei reparti di medicina negli ospedali di Faido e Acquarossa
– l’eliminazione del servizio di pronto soccorso così come oggi strutturato negli ospedali di Faido e Acquarossa
– l’eliminazione, a termine, del reparto di geriatria all’ospedale di Acquarossa.
In altre parole il governo non ha ritenuto di dover aderire alle richieste contenute nella petizione lanciata dall’MPS , ribadite dalla petizione lanciata dai comuni della valle di Blenio e sottoscritte da migliaia di cittadini e cittadine delle Tre Valli.

2) Un’ulteriore apertura verso il settore privato

Viene riconfermata l’apertura verso il settore privato, orientamento che dovrebbe portate, a medio termine, alla soppressione di alcuni reparti di base negli ospedali pubblici. La collaborazione nel settore dell’ostetricia tra il gruppo Genolier e l’Ente Ospedaliero Cantone (EOC) ha come obiettivo di raccogliere in una sola struttura mista (pubblico/privato) una serie di attività che oggi sono garantire dagli ospedali pubblici. In futuro avremo la concentrazione di tutte le attività di ostetricia in una sola struttura non più pubblica. Questo significherebbe, di fatto, la scomparsa delle strutture di ostetricia in ospedali pubblici come Mendrisio, Bellinzona e Locarno, considerati poco redditizi per il numero relativamente contenuto di parti.
Le stesse considerazioni, relative ad una ulteriore apertura al settore privato (già storicamente sovrarappresentato nella sanità cantonale), potrebbero essere fatte per altre strutture e specialità. Pensiamo, ad esempio, all’oncologia nella quale il settore privato, con nuovi mandati, può marcare una ulteriore progressione.
O, ancora, alla stessa struttura degli istituti di cura che vedono pure un ruolo importante affidato agli istituti privati.

3) Un indebolimento della struttura dell’ospedale regionale di Bellinzona, un declassamento di fatto dell’ospedale regionale di Mendrisio e di quello di Locarno, nell’ambito di un ridefinizione del sistema ospedaliero cantonale

Malgrado venga ribadito il ruolo centrale dei due ospedali regionali di Bellinzona e Lugano appare evidente che la suddivisione avviene a favore dell’ospedale di Lugano che comincia ad assumere i tratti di un vero e proprio ospedale cantonale.
L’ospedale regionale di Bellinzona si prepare poi ad affrontare, a seguito della chiusura dei reparti di medicina di Acquarossa e Faido, una situazione di sovraccarico (dovuta alla limitatezza delle sue strutture di accoglienza) che non potrà non avere ripercussioni sul livello delle prestazioni ai pazienti.
A conferma di questo orientamento di fondo, che penalizza l’ospedale regionale di Bellinzona, ricordiamo, ad esempio, come ci sia voluta la denuncia pubblica dell’MPS (interrogazione Pronzini) per attribuire all’ospedale di Bellinzona il mandato per chirurgia della mano. Ad illustrare il campionario di menzogne, imprecisioni interessate, omissioni di cui è farcito questo messaggio, riportiamo qui le motivazioni addotte dal messaggio per giustificare questo cambiamento di rotta: “Tale attribuzione è fondata sulla riconosciuta competenza nazionale
quale Hand Trauma Center, dalla casistica trattata e da una recente perizia che ha
sottolineato la qualità quale sede di referenza del sito di Bellinzona” (pag.47). Ora la “recente perizia” è del gennaio 2013, la casistica trattata data di anni e la competenza nazionale sono, per l’appunto, riconosciute da molto tempo e non si sono certo affermate nello spazio dei mesi che hanno separato il progetto di pianificazione dall’attuale messaggio.
Ma, a preoccupare maggiormente e al di là della penalizzazione dell’ospedale regionale di Bellinzona, vi è il fatto che il nuovo messaggio, stravolgendo di fatto l’attuale legge sull’Ente Ospedaliero Cantonale, modifica la struttura fondamentale attuale del sistema ospedaliero cantonale, istituendo veri e propri ospedali di serie A e di serie B.
Significativo a questo proposito lo schema a pag. 17 del messaggio significativamente intitolato “Nuova caratterizzazione degli istituti ospedalieri” nel quale troviamo nuove “caratterizzazioni” che superano le attuali definizioni previste dalla legge (tuttora in vigore) di ospedali regionali e ospedali di zona. Infatti il nuovo assetto ospedaliero prevede due “Istituti di riferimento per il Sotto ed il Sopraceneri” (ospedale di Lugano e ospedale di Bellinzona) e quattro “istituti di prossimità” (ospedale di Mendrisio e ospedale di Locarno per il settore pubblico, oltre a due cliniche private).
È evidente che questa nuova configurazione modifica profondamente l’attuale assetto ospedaliero, e di fatto i due ospedali regionali di Locarno e Mendrisio sono declassificati.
E che le cose vadano proprio in questa direzione lo confermano, indirettamente, due dichiarazioni non a caso rese pubbliche proprio in concomitanza con la pubblicazione del messaggio.
La prima è un passaggio significativo del rapporto di gestione 2013 dell’EOC (pubblicato proprio ieri) nel quale si afferma, in materia di prospettive per la pediatria e la ostetricia, che il nuovo dipartimento di pediatria, varato proprio nel 2013, avrà tra i suoi compiti quello di “definire le necessità ei criteri clinici e logistici per dare l’avvio alla progettazione dell’ospedale pediatrico cantonale”. È previsto un ospedale pediatrico cantonale? Chi lo ha deciso? Quando? Sarà lo sviluppo logico della “collaborazione” prevista tra Genolier ed EOC a Lugano? E, in prospettiva, significa la chiusura dei reparti di pediatria e ostetricia di Mendrisio e Locarno?
Tutti interrogativi più che legittimi che potrebbero essere rivolti anche alle dichiarazioni, riportate in un’intervista odierna al Corriere del Ticino, del presidente del Consiglio di amministrazione dell’EOC il quale annuncia uno studio di fattibilità per la creazione dell’ospedale unico cantonale.

Cortina fumogena sull’iniziativa “Giù le mani dagli ospedali”

Per cercare di nascondere il proprio orientamento di fondo, il governo è costretto ad alzare una cortina fumogena nei confronti dell’iniziativa dell’MPS “Giù le mani dagli ospedali”, in particolare sostenendo che le richieste dell’iniziativa sarebbe soddisfatte dal progetto di pianificazione presentato. Sia detto di passata, se le cose stessero veramente così, il governo non dovrebbe far altro che invitare il Parlamento ad accogliere l’inizitiva…
In realtà il messaggio, in particolare con la ridefinizione del sistema ospedaliero cantonale, sviluppa una visione radicalmente diversa da quella proposta dall’iniziativa. La quale non solo propone che gli ospedali regionali mantengano la propria forza, ma che si caratterizzino anche in futuro per la permanenza di una medicina di prossimità fondata sulla presenza di una serie di reparti e prestazioni di base che i quattro ospedali dovranno fornire.
Inoltre l’iniziativa MPS, con la proposta di creare poliambulatori, sia negli ospedali regionali che in quelli di zona, risponde all’offensiva in atto ormai da tempo da parte della medicina privata su questo terreno (dopo la felice esperienza di Chiasso, lo stesso gruppo annuncia un nuovo centro a Lugano, in collaborazione – per la risonanza magnetica – con l’EOC (sic!)).
Inoltre, di fronte allo smantellamento delle strutture sanitarie nelle Tre Valli, confermato dal messaggio, l’iniziativa MPS resta l’ultima possibilità di contrastare tale tendenza.
Per tutte queste ragioni l’iniziativa “Giù le mani dagli ospedali” si configura come un vero e proprio controprogetto ad una pianificazione ospedaliera che vuole di fatto razionare strutture e prestazioni ospedaliere, ristrutturando e concentrando le strutture ospedaliere, aprendo ulteriormente al settore privato: il tutto nella prospettiva di contenere i costi ospedalieri sulle spalle della qualità e della quantità (aspetti intimamente legati) delle prestazioni offerte ai pazienti.

Il messaggio propone modificazioni della Legge sull’Ente Ospedaliero Cantonale (LEOC) che vogliono concretizzare questo riorganizzazione delle strutture ospedaliere del cantone, al di là della stessa procedura di pianificazione. Nella misura in cui l’MPS non condivide tali proposte di modifica, per le ragioni sopra indicate, appare logica l’opposizione attraverso il lancio di un referendum contro queste modifiche della LEOC qualora il Parlamento dovesse approvarle. Lancio del referendum e difesa dell’iniziativa popolare “Giù le mani dagli ospedali” appaiono dunque un tutt’uno di una politica coerente, alternativa a quella difesa dai partiti di governo.

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