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news 196401Tutto il balletto diplomatico, le accuse e le assoluzioni che abbiamo sentito riguardo l’abbattimento in Ucraina orientale dell’aereo della Air Malaysia tra le altre cose illustrano le relazioni esistenti tra le tre superpotenze (Stati Uniti, Russia e Cina) e quelle tra questo i protagonisti di secondo o terzo ordine della politica mondiale che, per comodità e brevità a scapito della precisione, chiameremo sub-potenze o sub-sub, in ordine discendente.

 

Effettivamente, l’aereo è malese e il conflitto in Ucraina e della Russia con l’Ucraina nasce dalla defenestrazione del presidente costituzionale filo-russo Yanukovich da parte dell’Unione europea (UE) per permettere ad un gruppo di oligarchi, sostenuto dai fascisti, di firmare un trattato di integrazione nell’UE, negativo soprattutto per l’Ucraina orientale. Nella discussione su come sia stato abbattuto il Boeing, però, gli Stati Uniti ignorano completamente la Malesia, Bruxelles e Kiev, negoziando direttamente con la Russia, in un rapporto diretto Barack Obama-Vladimir Putin nel quale Washington non tiene conto di nessuno per quanto questo aumenti la sue perdita di egemonia mentre Mosca, allo stesso tempo, tratta gli indipendentisti ucraini come semplici pezzi di una scacchiera che nessuno consulta.

In effetti, gli Stati Uniti hanno assorbito l’annessione della Crimea senza troppi problemi, così come ha fatto la Russia riguardo la defenestrazione di Yanukovych, il suo strumento in Ucraina, che ha anche lasciato al loro destino i separatisti filo-russi in Ucraina orientale limitandosi a dare loro un po’ di armi, munizioni e assistenza militare nascosta. Nel caso dell’aereo dell’Air Malaysia, gli Stati Uniti – che hanno sopra quella zona un satellite che può controllare tutti i movimenti -, prima hanno affermato che era stato abbattuto, successivamente fornivano una versione che discolpava Mosca affermando che i colpevoli erano solamente “guerriglieri ucraini male addestrati”, mentre la Russia, che aveva ricevuto le scatole nere dagli indipendentisti ucraini, li ha consegnati alle autorità dell’UE (nemmeno alla Malaysia, il paese a cui apparteneva l’aereo abbattuto).

Sulla scena mondiale si riproduce quello che si può osservare in Ucraina. Nello stesso momento in cui gli Stati Uniti sondano le reazioni russe sul suo confine occidentale (Ucraina) e alzano la posta in Medio Oriente sostenendo il genocidio a Gaza provocato dal governo fascista sionista di Tel Aviv in cerca di una “soluzione finale” alla questione palestinese, Mosca e Pechino si sono installati nel famoso cortile di casa degli Stati Uniti attraverso i tour di Vladimir Putin e Xi Jinping e le alleanze strategiche ribadite in quelle visite a Brasilia, Buenos Aires, Caracas, l’Avana e negli accordi con UNASUR e CELAC (Comunità degli stati latinoamericani e dei caraibi).

Il Brasile finanzia a Cuba la trasformazione del porto di Mariel in un porto di acque profonde che potrebbe care vita ad un “cluster” (concentrazione di servizi portuali e tecnici per numerosi navi di grandi dimensioni e pescaggio); da lì potrebbe essere ridistribuito il commercio atlantico verso la Cina che non può superare il traffico e le ridotte dimensioni del Canale di Panama né aspettare la copstruzione del più competitivo canale transoceanico in Nicaragua, con finanziamento cinese. La Russia, nel frattempo, costruirà un altro porto in acque profonde che potrebbe essere utilizzato da navi da guerra a Santiago de Cuba, nella strategica parte orientale dell’isola. Tenendo conto degli accordi militari con il Venezuela in campo navale, la notizia diventa ancora più interessante. Allo stesso tempo, il sostegno cinese alla malconcia economia argentina rappresenta un supporto ai paesi che – per quanto pratichino una politica commerciale neoliberista e sostengano il profitto degli imprenditori – cercano di essere meno dipendenti dalle multinazionali. Gli investimenti cinesi in campo nucleare, nella produzione petrolifera e nell’energia idroelettrica e la vendita di materiale ferroviario sicuramente sono stati un buon affare per la Cina, ma hanno anche creato le condizioni per alleviare più rapidamente alcune delle gravi carenze dell’economia argentina.

Negli anni ’20 le banche e alcune aziende statunitensi cominciarono a occupare in Sud America gli spazi lasciati vuoti da Francia e soprattutto Gran Bretagna, le potenze dominanti nella regione prima della seconda guerra mondiale. Ora appaiono aziende cinesi e persino la banca del Commercio Estero cinese espande la sua attività. Gli investimenti cinesi comprendono l’estrazione mineraria, l’agricoltura, l’energia idroelettrica e la costruzione di una centrale nucleare, il trasporto delle merci e passeggeri, settori dell’industria leggera e automobilistica. La Cina si assicura una fonte importante e competitiva di alimenti in Argentina e Brasile e, a sua volta, espande il mercato per i suoi prodotti.

Così come non manca mai un sudamericano che accusa il Brasile di “sub-imperialismo”, iniziano a sentirsi voci di nazionalisti preoccupati dall'”imperialismo cinese”, per non parlare degli oligarchi sempre a loro agio con il predominio del dollaro e che dicono ora di temere l’avanzata dello yuan. Ma il capitalismo cinese non ha ancora raggiunto quella fase: semplicemente estende le sue basi in un sistema capitalista mondiale che condivide e rafforza ma che non dirige, e pensa soprattutto al futuro.
Il presidente Xi, per esempio, ha detto a Buenos Aires che la Cina è ormai un paese di medio-sviluppo, ma che nel 2050 (nel raggio di un quarto di secolo), sarà un paese prospero. Se si considera che l’economia cinese sta crescendo a una media annua del 7,5 per cento, mentre quelle giapponese ed europea stagnano e quella statunitense cresca ad un tasso inferiore a quello di crescita della popolazione il calcolo di Xi potrebbe avere qualche base … a condizione che la politica non cambi i dati economici. Cioè che gli Stati Uniti si rassegnino ad un declino come quello capitato alla Gran Bretagna.

 

*Un articolo da La Jornada Quincenal guarda con occhi latinoamericani le relazioni tra le potenze globali nel subcontinente

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