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matteobeltraNello scorso mese di maggio il Consiglio di Stato ha presentato la nuova pianificazione, ora davanti al Gran Consiglio.

Questi gli orientamenti principali:

 

Soppressione degli ospedali di Valle

Gli ospedali di Faido e Acquarossa cesseranno di esistere in quanto ospedali. Saranno eliminati i reparti di medicina e il pronto soccorso così come oggi è strutturato. Ad Acquarossa verrà cancellato anche il reparto di geriatria. Al loro posto verranno creati degli istituti di cura per pazienti dimessi dagli ospedali e necessari di una fase di riabilitazione.

 

Verso l’ospedale unico cantonale: declassamento degli altri ospedali

Il progetto di pianificazione ospedaliera vuole “ridisegnare” il sistema ospedaliero. L’attuale struttura (con quattro ospedali regionali: Locarno, Bellinzona, Lugano e Mendrisio e due di zona – Acquarossa e Faido) verrà sostituita da due ospedali di rilevanza cantonale (Bellinzona e Lugano) e due ospedali (Mendrisio e Locarno) di “prossimità” (con la scomparsa di Acquarossa e Faido). In realtà, se si legge con attenzione e si guardano le cose in prospettiva, appare evidente che si va verso la concentrazione in una sola struttura cantonale con tre ospedali di fatto declassati.
Molte decisioni prese in passato e previste nell’attuale progetto di pianificazione (pensiamo alla chirurgia viscerale e all’ortopedia, nonché alle conseguenze della chiusura degli ospedali di Faido e Acquarossa) tendono a indebolire in modo importante e irreversibile il ruolo e funzionamento dell’ospedale di Bellinzona.
La recente vicenda dell’ortopedia all’ospedale di Bellinzona conferma in modo indiretto quanta distanza vi sia tra quello che si dice e quello che si fa. Sulla carta l’ospedale di Bellinzona di Bellinzona dovrà essere uno dei due poli ti interesse cantonale; nei fatti si è rinunciato a fare del reparto di ortopedia (già sviluppato e funzionante) un centro di riferimento di tutto l’EOC, procedendo invece a smantellarlo (con le dimissioni del primario, del vice-primario e dei tre capo-clinica!). Di fatto il declassamento dell’ospedale di Bellinzona è già cominciato!

 

Un’ulteriore apertura al settore privato

Viene riconfermata l’apertura verso il settore privato, orientamento che dovrebbe portate, a medio termine, alla soppressione di alcuni reparti di base negli ospedali pubblici. Ad esempio la prevista futura collaborazione nel settore dell’ostetricia tra il gruppo Genolier e l’Ente Ospedaliero Cantone (EOC) ha come obiettivo di raccogliere in una sola struttura mista (pubblico/privato). In futuro avremo la concentrazione di tutte le attività di ostetricia in una sola struttura non più pubblica: si comincia con il Luganese, ma non si sa dove si finisce. È abbastanza evidente che a medio termine un reparto di ostetricia come quello di Mendrisio (non ritenuto “redditizio” dall’EOC ) rischia di essere soppresso ed inglobato nella struttura mista.
Le stesse considerazioni, relative ad una ulteriore apertura al settore privato (già storicamente sovrarappresentato nella sanità cantonale), potrebbero essere fatte per altre strutture e specialità. Pensiamo, ad esempio, all’oncologia nella quale il settore privato, con nuovi mandati, può marcare un’ulteriore progressione.

Una pianificazione da combattere: il referendum contro le modifiche della Legge ospedaliera

Per realizzare gli obiettivi annunciati nel progetto di pianificazione (e concretizzati nei “mandati” assegnati per ogni specialità medica) è necessario modificare la Legge sull’Ente Ospedaliero Cantone (LEOC). Infatti, accanto alla lista dei mandati (che rappresenta la sintesi del processo pianificatorio) il governo propone una serie di modifiche della LEOC, necessario per “realizzare ed implementare la pianificazione”. Se la lista delle specialità non può essere sottoposta a referendum, le modifiche della LEOC possono essere sottoposte a referendum. Un orientamento che noi abbiamo annunciato fin dalla pubblicazione del messaggio e sul quale oggi stanno convergendo altre forze critiche nei confronti di alcuni aspetti della pianificazione. Per questo la campagna di contestazione del progetto di pianificazione ospedaliera ha un appuntamento con questo referendum: inevitabile se il Gran Consiglio accetterà (come pare probabile) le proposte del governo.

 

L’origine di tutto

Le ristrutturazioni in atto nel settore della sanità sono strettamente legate al quadro del nuovo sistema di finanziamento ospedaliero, all’opera dal 1° gennaio 2012 su tutto il territorio svizzero e fondato su due aspetti: il finanziamento a forfait per tipo di trattamento (sulle base del Swiss DRG Diagnosis Related Groups) e la ripartizione dei costi tra i cantoni e gli assicuratori malattia: 45% pagato dagli assicuratori e 55% dai cantoni valido anche per le cliniche private. Queste modifiche hanno scatenato una concorrenza permanente delle prestazioni tra gli ospedali. Da qui il processo di riorganizzazione in nome dell’aumento della produttività. Una prestazione medica diventa come qualsiasi altra prestazione di mercato: l’importante e che costi meno di quanto previsto dal finanziamento sulla base dei DRG. Da qui la corsa a produrre il numero massimo di atti medici di un certo tipo (ad esempio: un tipo di intervento chirurgico) per “spalmare” i costi generali su ogni intervento e diminuire il costo di ognuno. Una vera e propria logica di mercato che nulla ha a che vedere con la qualità e l’unicità di ogni trattamento medico.

 

Un’alternativa: l’iniziativa “Giù le mani dagli ospedali”

Proprio perché vedevamo arrivare questa strategia, più di un anno fa abbiamo lanciato l’iniziativa “Giù le mani dagli ospedali”. Essa vuole, quale primo obiettivo, garantire che alcuni reparti e prestazioni di base importanti anche in futuro vengano garantiti nelle principali strutture ospedaliere pubbliche del Cantone. Ma vi è un altro problema che si affaccia con sempre maggiore urgenza. La necessità di poter disporre di cure ambulatoriali di qualità, al di fuori del ricovero ospedaliero e dell’offerta dei medici privati, ai quali i pazienti possono rivolgersi in ogni momento e durante tutto il giorno con orari prolungati. Per questo l’iniziativa chiede anche che negli ospedali regionali e negli ospedali di zona venga organizzato, nell’ambito del servizio di Emergenza e Pronto soccorso” o in forma separata, un servizio ambulatoriale di medicina generale al quale ogni persona ha il diritto di rivolgersi in qualsiasi momento.

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