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eocQuando, a fine maggio, il governo (unanime, cioè “destri” e “sinistri” concordi) ha presentato il progetto di nuova pianificazione ospedaliera, sono stati due gli aspetti sottolineati con grande enfasi.

Il primo era la creazione di istituti di cura, vero e proprio punto di forza, innovativo, quasi “rivoluzionario”, della nuova concezione pianificatoria.

Solo i maligni, ci è stato detto, potevano pensare che queste strutture del “futuro” sono nate solo perché il nuovo sistema di finanziamento degli ospedali (fondato in particolare sui famigerati DRG – cioè il versamento di forfait per caso) produrrà sempre più dimissioni “precoci” che dovranno trovare posto in istituti di cura post-ospedalieri.
Ora, maligni o non maligni, sta di fatto che tali istituti di cura nessuno sa cosa siano (o cosa dovrebbero essere), nemmeno l’Ente Ospedaliero Cantone (EOC) che dovrebbe vararne la creazione. Non a caso, in un recente dibattito, il direttore dell’EOC affermava, di fronte ad una domanda precisa, che un gruppo speciale sta lavorando per la loro definizione. Non male per una pianificazione scaturita da un gruppo di pianificazione che nell’ultimo anno si è riunito più di venti volte…
E per finire, ci si mette anche la commissione speciale per la pianificazione ospedaliera che chiede al governo se non sia il caso di far ritornare gli istituti di cura all’interno del sistema ospedaliero…Come dire: lasciamo perdere questa “novità” degli istituti di cura.
Evidentemente noi non abbiamo alcuna fiducia in questa commissione (composta da uomini e donne ligi ai propri partiti, quelli che hanno proposto, attraverso i loro uomini in governo – da Beltraminelli a Bertoli – l’attuale progetto di pianificazione) ; ci pare infatti che si stia tentando di salvare il salvabile, attraverso richieste e manovre il cui obiettivo finale non appare chiaro (ad esempio: che senso ha mettere sullo stesso piano un ospedale come quello di Acquarossa o Faido e, dall’altro, la clinica S. Rocco, pertanto tutti futuri istituti di cura)?
Per concludere si può affermare che il governo dovrebbe prendere atto che, su questo primo capitale elemento della pianificazione ospedaliera (la creazione degli istituti di cura), la sua proposta raccoglie scarsissimi consensi.
Il secondo aspetto innovativo del progetto, così era stato presentato, è l’intensificazione della collaborazione pubblico-privato (come se non ce ne fosse già abbastanza!) attraverso la costituzione di una società mista che costruirebbe e gestirebbe, sul terreno della Genolier St.Anna di Sorengo (e ti pareva!), un centro donna- madre-bambino. In un primo tempo per il Luganese, ma poi, visto che (direttore dell’EOC dixit) non si può continuare ad avere reparti di ostetricia con meno di 200 parti all’anno, ci sarà spazio anche per il Mendrisiotto, poi il Bellinzonese e, perché no?, anche il Locarnese…
Ebbene, dopo che l’MPS, fin dall’inizio, aveva annunciato che avrebbe combattuto le modifiche della legge sull’EOC (necessarie per costituire le società miste ed “implementare” tutta una serie di altre decisioni relative alla pianificazione) lanciando il referendum, ecco che altre forze si sono schierate nella stessa direzione. Pensiamo qui al PS, ma, anche, alla sezione del PLR di Bellinzona (il partito del presidente della commissione Caprara…) che ha minacciato di aderire ad un referendum “trasversale”, convinta così di poter fermare lo scempio al quale è da tempo sottoposto l’ORBV (cioè l’Ospedale regionale di Bellinzona e Valli di cui fanno parte, vale la pena ogni tanto ricordarlo, i due ospedali “di zona” di Acquarossa e Faido).
A questo punto ci pare di poter dire che i due fiori all’occhiello del progetto di pianificazione ospedaliera sono bell’e che appassiti. Il progetto di pianificazione presentatoci da Beltraminelli e dai suoi compagni consiglieri di Stato si sta rivelando un vero e proprio flop.
Perciò, come non ci stanchiamo di ripetere da mesi, ritiratelo questo indigesto progetto di pianificazione e si ricominci, da capo e con altro metodo e su altre basi, tutto l’esercizio. È un atto di realismo politico e di rispetto per i segnali che giungono dai cittadini e dalle cittadine di questo cantone.

* articolo apparso su La Regione del 2 ottobre 2014

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