Tempo di lettura: 3 minuti

repower 1440Come noto il nostro partito non ha condiviso la decisione del consiglio comunale di Bellinzona di acquisire una quota azionaria (4%) della società Repartner (controllata dalla Repower AG. società quotata in borsa). Per questo abbiamo a suo tempo sostenuto il referendum e per questa ragione invitiamo i cittadini e le cittadine di Bellinzona a votare No il prossimo 30 novembre.

Già al momento della nostra prima presa di posizione, avevamo spiegato come le ragioni del nostro “no” fossero radicalmente diverse da quelle di buona parte dei referendisti, in particolare da quelle dell’asse PPD-Lega che sembra essere l’anima di questa opposizione. Opposizione che sembra condotta più in una logica di opposizione di interessi di partito che da punti di vista diversi circa il futuro dello sviluppo delle AMB e che, per questo, appaiono poco credibili.
D’altronde a tutto questo bel mondo del futuro dell’AMB non è mai importato molto: PPD e Lega erano ben favorevoli, nel 2001, a cedere le AMB ai privati (la SES) e a trasformarla in una SA (che avrebbe pure permesso, in futuro, l’entrata dei privati). Furono sconfitti (paradossalmente assieme ad una parte di coloro che oggi stanno dall’altra parte della barricata: il PLR e una parte cospicua del PS capitanata dall’attuale sindaco Mario Branda) in ben due referendum che permisero di salvare (ma sul serio) le AMB come azienda pubblica.

 

Cambiare logica
La decisione del consiglio comunale e quindi l’acquisizione di questa quota di controllo vorrebbe rispondere ad un problema: aumentare la produzione propria (l’acquisizione della quota azionaria permetterebbe al comune di acquisire produzione di energia elettrica) e riportare il rapporto tra energia prodotta ed energia distribuita ad una percentuale vicina a quella di alcuni anni fa. Rimanendo, comunque, una quota minima rispetto al totale dell’energia distribuita per la quale si dovrà continuare a far capo ad altri grandi produttori (AET, etc).
Accettare di muoversi in questa direzione significa accettare la logica concorrenziale e di mercato. Una prospettiva che vuole che le aziende comunali (di distribuzione o di produzione) sviluppino una logica di mercato e di concorrenza una contro l’altra; senza, tra l’altro, tenere in considerazione il fatto che il Ticino possiede non solo una grande azienda di produzione; ma sarebbe in grado, in un futuro non molto lontano, di garantire un aumento della produzione pubblica di energia elettrica, non certo secondaria, nella prospettiva del riscatto di alcune concessioni.
In questo senso la soluzione più favorevole all’economia del cantone, in una prospettiva di interesse pubblico, sarebbe quella di una grande azienda cantonale di produzione e distribuzione, attraverso una trasformazione dell’AET in azienda di produzione e distribuzione finale e l’assunzione da parte della stessa AET delle aziende locali di distribuzione e produzione.
Certo, si potrebbe dire, finché i partiti maggiori non cambiano l’orientamento che hanno imposto all’AET da sempre (produzione e distribuzione solo per grandi consumatori) questa strategia non potrà avanzare. Ma è anche vero che gli stessi partiti che siedono in Consiglio comunale a Bellinzona (e sono i rappresentanti dei partiti della seconda città del Ticino) non hanno mai fatto nulla per mutare l’orientamento di AET (nelle ultime settimane qualcosa sembra muoversi: prima i Verdi poi il PS hanno dichiarato la loro intenzione di muoversi in questa direzione).
La battaglia per una radicale trasformazione del sistema energetico pubblico cantonale è appena cominciata. E se la si vuole condurre a buon fine bisogna evitare di sprofondare sempre più nel particolarismo comunale o regionale, accettando la logica che lo sorregge. Ed è quanto fa, purtroppo, la decisione del consiglio comunale di Bellinzona.
In questo senso Bellinzona non fa altro che ripercorre la strada sbagliata percorsa mesi fa in occasione della vendita della SES da parte di Alpiq. Invece di cogliere l’occasione per avviare una riflessione nel senso indicato qui sopra, si è preferito percorrere la via del particolarismo comunale, invitando i comuni serviti dalla SES a diventare azionisti della società, rilevando le quote di loro spettanza. Una logica, lo ripetiamo, che prepara non lo sviluppo, ma il declino di una politica energetica pubblica cantonale.

Pin It on Pinterest