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m 7mocIl progetto di pianificazione ospedaliera presentato dal governo nello scorso mese di maggio (e vale la pena ricordalo: dal governo, unanime: forse è ora di smetterla di dire che è solo il progetto di Beltraminelli) ha finora raccolto scarsissimo consensi. A decretare questa sua crescente impopolarità sono state le opposizioni incontrate su più aspetti del progetto; opposizioni che hanno coinvolto sia la popolazione (basti pensare alle diverse prese di posizione, petizioni, ecc) sia una parte della stessa classe politica.

E la sfiducia che aveva guadagnato i ranghi del ceto politico, sempre pronto a sostenere le posizioni ufficiali, non può essere spiegata se non con la crescente ed ormai diffusa impopolarità di cui gode il progetto di pianificazione.
Un’impopolarità che è andata aumentando a partire dall’ottobre 2013 quando, attraverso una presa di posizione pubblica, l’MPS denunciò gli orientamenti alla base del progetto di pianificazione. Citiamo dalla presa di posizione del 23 ottobre 2013: ” Gli orientamenti emersi indicano con chiarezza la volontà del Cantone di operare uno spostamento di offerta di prestazioni sanitarie dal settore pubblico a quello privato, attraverso la soppressione di reparti negli ospedali pubblici, la riqualificazione di altri, la dislocazione di alcune specialità verso il settore privato. Tra quelli più importanti finora emersi (si tratta di indiscrezioni confermate tuttavia da diverse fonti) vanno segnalate:
– la trasformazione degli ospedali di zona di Faido e Acquarossa in semplici istituti di riabilitazione
– la soppressione dei reparti di ginecologia e ostetricia negli ospedali regionali di Locarno e Lugano – l’assegnazione di una serie di specialità al settore privato con conseguente indebolimento del settore pubblico.
Oltre a queste proposte, molte altre indicano un segnale chiaro della volontà del dipartimento di Beltraminelli e del governo di orientarsi verso una forma di marginalizzazione del ruolo dell’EOC a vantaggio delle cliniche private”.
La proposta definitiva di pianificazione, contenuta nel messaggio del 26 maggio 2014, confermava questi orientamenti: la proposta di soppressione del mandato di ostetricia agli ospedali pubblici si trasformava in un coattivo mandato congiunto per i due ospedali pubblici con le cliniche St.Anna e il Santa Chiara, una forma un po’ più “dolce” di migrazione di specialità e competenze pubbliche verso il privato.
La fitta ed inusuale corrispondenza (con tanto di fuga di notizie) tra la commissione per la pianificazione ospedaliera e il governo testimonia non solo di queste difficoltà; ma anche del tentativo di trovare una soluzione per “salvare” il progetto ed evitare a Beltraminelli (ed al governo tutto che lo ha sostenuto) una “figuraccia” dal punto di vista politico, non certo di buon auspicio ormai in piena campagna elettorale per il prossimo aprile.

 

La svolta

Che le cose non potessero continuare in questo modo era evidente: ne andava di mezzo, come detto, la credibilità stessa del progetto governativo (e, ripetiamo, non solo di Beltraminelli) a pochi mesi dalle elezioni cantonali. E, come sempre, il potere ha la grande capacità (complici i partiti più potenti e quelli junior partner) di trovare sempre delle soluzioni che permettano di continuare nel proprio dominio.
E così è emersa, dall’incontro della scorsa settimana tra commissione speciale e Beltraminelli, la proposta di un sottocommissione (composta da un membro per ogni partito rappresentato nella commissione) che dovrebbe “chiarire” le incomprensioni palesatesi nel corso di questi mesi nei lavori della commissione.
Non vi sono dubbi che l’obiettivo di questa commissione (e di chi l’ha proposta) è di “trovare una soluzione” che, dando l’impressione di fare delle concessioni su alcuni punti, riesca a salvare l’essenziale non solo delle proposte contenute nel progetto di pianificazione, ma l’impostazione stessa di questa pianificazione.
Non saremmo sorpresi se da questa commissione giungessero “compromessi” che, su alcuni punti, permettessero al governo di salvare l’impostazione di fondo del progetto e di superare indenni questi mesi pre-elettorali. Dopo le elezioni…

 

Un esempio: gli ospedali di valle

È sicuramente uno dei punti più delicati sui quali la pressione popolare è riuscita a raccogliere un certo consenso sull’ipotesi di “salvare” questi ospedali. Una posizione che, possiamo affermare, oggi nessuno, almeno a parole, contesta. Anche qui: chi sono quei deputati-kamikaze pronti ad inimicarsi intere valli a pochi mesi dalle elezioni. Dopo le elezioni…
E, siamo sicuri, una forma di “compromesso” verrà presentata. Si troverà qualche formula organizzativa che darà l’impressione di aderire alle preoccupazioni delle valli, formulando le cose in modo generico e rimettendo la concretizzazione del tutto ad una seconda fase. E, siamo sicuri, interverranno i “rappresentanti” delle valli a spiegare che si tratta di un grande passo avanti, di una grande “vittoria”, etc. , etc.
Tutti costoro, naturalmente, faranno di tutto per far dimenticare quelle che sono le rivendicazioni degli abitanti, consegnate in ben due petizioni (quella lanciata dall’MPS e quella promossa, in un secondo tempo, dai sindaci delle valli). Ebbene queste petizioni, che si è chiesto di firmare a migliaia di cittadini e cittadine, avanzano rivendicazioni precise: il mantenimento del pronto soccorso così come è ora, il mantenimento di un reparto di medicina con un certo numero di letti e le relative strutture, il mantenimento del reparto di geriatria (per Acquarossa). Come faceva notare una lavoratrice dell’ospedale di Acquarossa in una recente riunione, queste rivendicazioni sono la condizioni minima affinché si possa continuare a considerare questi ospedali come tali. Qualsiasi mutamento al ribatto sarebbe da considerare una sconfitta e l’inizio della fine per queste strutture.

 

Una sola soluzione: ritirare il progetto!

Il messaggio governativo è stato contestato su alcuni dei suoi aspetti centrali: la chiusura degli ospedali di valle, la creazione degli istituti di cura (nessuno sa in realtà che cosa esattamente siano), la collaborazione pubblico-privato, il passaggio di alcune specialità dal pubblico al privato, la degradazione di fatto dell’ospedale di Bellinzona.
Ragioni più che sufficienti per chiedere che il messaggio venisse ritirato e che l’esercizio, su altre basi e con una partecipazione popolare, ricominciasse da zero. Solo l’MPS ha sostenuto e sostiene questa ipotesi. Tutti gli altri, “destra” e “sinistra”, hanno deciso di intraprendere la via della “concertazione”, di collaborare nella ricerca di soluzioni che, in realtà, servono solo a far ingoiare il rospo più grosso: una pianificazione orientata verso lo sviluppo di un ospedale cantonale, verso un ruolo ulteriormente accresciuto del privato, verso una predominanza definitiva delle logiche di mercato nel campo della salute.

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