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bertoliEntro l’anno scolastico 2015-2016 il Governo ticinese intende fare approvare al Parlamento la nuova Legge sugli aiuti allo studio (LASt). Essa andrebbe a costituire la nuova base legale per stabilire l’ammontare delle borse di studio di anno in anno. I due principi che rendono questa legge particolarmente insidiosa sono quello della trasformazione di una quota di borse di studio in prestiti di studio e lo scorporo degli aiuti allo studio dalla legge della scuola.

 

Questa proposta nasce in un contesto già segnato dalla modifica del criterio di determinazione degli aventi diritto alle borse di studio, avvenuta nell’anno scolastico 2011-2012 nell’ambito dell’adesione del Ticino all’accordo intercantonale sull’armonizzazione dei criteri per la concessione di borse di studio. Tale armonizzazione ha comportato un passaggio dal calcolo basato sul reddito imponibile a quello sul reddito disponibile. Oltre a ciò si è proceduto a un aumento degli importi massimi erogabili ai singoli borsisti da 13’000 a 16’000 franchi. Un aumento che ha però avuto come contropartita, dovuta alla diversa base di calcolo, di erogare sì di più, ma a meno persone, proprio in una fase in cui il numero di studenti è in aumento. La modifica ha comunque comportato per il Cantone un esborso superiore di più di 600’000 franchi su 775 casi analizzati. Questo cambiamento ha toccato, stando ai dati forniti dal Cantone nel suo messaggio del 30 giugno 2014, i bebeficiari di borse che erano iscritti a istituti di livello universitario.
Appare dunque evidente perché il Governo porti a sostegno di questo progetto, oltre agli argomenti della semplificazione del sistema attraverso la parificazione delle borse di studio agli altri sostegni al reddito (come sussidi alla cassa malati e assistenza) e la responsabilizzazione degli studenti, il risparmio.

 

Il risparmio: dalle borse di studio ai prestiti

Il nuovo progetto di legge si pone un obiettivo immediato: aumentare la quota dei prestiti di studio (rimborsabili) rispetto alle borse di studio a fondo perso. L’Art. 14 prevede infatti che per gli studenti di Master le borse di studio possano essere convertite fino a un terzo dell’importo in prestiti.
Questi, come ogni altro prestito, saranno da restituire dopo gli studi a un tasso d’interessi deciso dal mercato. In particolare, esso sarà stabilito sulla base delle ipoteche concesse da Banca Stato. Per avere un’idea dell’impatto di tale cambiamento, basti pensare che il passaggio al Master dopo il Bachelor è sempre più importante. Il motivo più evidente è che, vista la sempre più dura selezione che avviene nel mondo del lavoro, i giovani che hanno optato per una carriera di studi superiori, non possono fermarsi a un livello che è sempre più spesso visto anche dai datori di lavoro come un passaggio intermedio nella formazione. Questi ultimi, dovendo scegliere chi assumere per una mansione anche non particolarmente specialistica o complessa, preferiranno comunque assumere un universitario con una laurea di cinque anni piuttosto che uno con una laurea di tre. Se possono avere il meglio allo stesso prezzo, perché accontentarsi?
Il Governo prevede, secondo il Preventivo 2015, di risparmiare con questa misura 400 mila franchi nel 2015 e un milione all’anno dal 2016. In un contesto in cui le tasse universitarie non fanno che crescere, secondo la logica di privatizzazione e di mercato, l’aumento dei prestiti di studio a discapito delle borse a fondo perso è una misura che fa risparmiare lo “Stato” aggravando la situazione di studenti e famiglie che sono già in situazioni di difficoltà economica.
Tali risparmi fanno il paio con un generale processo di innalzamento delle rette universitarie in tutta la Svizzera, processo in cui il Ticino è primo della classe, avendo delle rette già molto alte rispetto alla media svizzera. Si pensi ai 4’000 franchi di retta annuale che pagano gli studenti domiciliati e agli 8’000 di quelli stranieri per frequentare l’Università della Svizzera Italiana (USI)!. Essi sono inoltre figli di una logica che vede negli aiuti allo studio, come in tutte le altre spese legate all’istruzione, un costo sociale. Alla base ci sta l’idea che lo studente sia un costo per la società e non un suo investimento per il futuro. Allora, seguendo la stessa logica che ha smantellato tutta una serie di servizi prima previsti dal nostro sistema scolastico (come le ore di recupero per molte materie) e peggiorato le condizioni d’insegnamento e di apprendimento a tutti i livelli (carico lavorativo dei docenti, refezione, ecc.), ecco arrivare il risparmio sulle borse di studio.

 

La responsabilizzazione: studenti al beneficio dell’assistenza vs. giovani imprenditori di sé stessi?

L’idea che ci sia una legge per l’aiuto agli studi e che questa sia considerata al pari delle altre leggi che disciplinano l’integrazione di reddito (assistenza, prestazioni complementari, sussidi di cassa malati…) equivale a parificare gli aiuti agli studenti, che sono quasi tutti futuri salariati, ad altri soggetti sociali che hanno bisogno dell’aiuto dello Stato per integrare il loro reddito. Il rischio è quello di abituarci, ancora prima di esserci affacciati al mondo del lavoro, a una logica assistenziale. Essa è il contraltare del liberalismo sfrenato in economia, che per mitigare i suoi effetti più nefasti è costretto a mettere in opera sistemi di “aiuto alla sussistenza” per quanti sono rimasti esclusi dalle dure logiche del mercato. Le prestazioni assistenziali, tendono a una colpevolizzazione di chi ne fa uso, esponendolo alle critiche di chi pensa che esse dovrebbero essere ulteriormente tagliate per liberarsi dalla “zavorra” in eccesso. Se il buon giorno si vede dal mattino…
Ecco dunque l’alternativa per “responsabilizzare” gli studenti più avanzati, quelli che, conseguito il diploma di Bachelor, hanno deciso di seguire un corso di Master: i prestiti di studio. Essi sottendono l’idea che l’istruzione, pubblico costo, debba essere un investimento privato. Non solo figurativamente, ma anche economicamente. Chi decide d’investire, dunque, lo deve fare come in ogni altro ambito, assumendosene i rischi. Il problema è che questi rischi, che evidentemente i grossi gruppi capitalistici non corrono perché sono “troppo grandi per essere lasciati fallire” (To big to fail), sono una causa potenziale di un’alta percentuale di situazioni di difficoltà e di emarginazione sociale. In un contesto caratterizzato da una crisi economica strutturale che restringe sempre di più le possibilità di trovare un lavoro stabile e pagato decentemente, lo Stato ci propone di affacciarci al mondo del lavoro con… un debito sulle spalle!
Una responsabilizzazione che assomiglia a quella che ci hanno propinato nel 2010 (nel quadro della revisione-smantellamento dell’Assicurazione disoccupazione ) riducendoci il diritto alle indennità di disoccupazione e aumentando il tempo di attesa per riceverle, mettendo tutti coloro i quali terminano un percorso di formazione in condizione di allungare la propria dipendenza dai genitori o di accettare qualunque condizione lavorativa pur di guadagnare un reddito. È interessante che quando i partiti borghesi e i loro “compagni” di governo parlano di responsabilizzazione, si riferiscano sempre a misure economiche e mai, ad esempio, all’allargamento dei diritti, come quello di voto, o alla mobilità, per riferirci alla recente bocciatura della proposta di mezzi pubblici gratuiti ai giovani. Proposta che, ricordiamo, fa parte delle nostre rivendicazioni da sempre e che è stata cavalcata populisticamente dalla destra solo in un secondo tempo. Una responsabilizzazione, dunque, che ci chiede sempre e solo di scegliere tra lavori di pessima qualità e… la protezione economica di mamma e papà! Ovviamente, sempre che questi ultimi possano permetterselo…

 

Contro l’ennesima legge esclusiva e di classe contro i giovani

Una legge che pone le basi per una riduzione delle borse di studio allo scopo di risparmiare e che per di più lo fa trasformandole in prestiti di studio rivela un intento esclusivo e di classe. A farne le spese saranno proprio gli studenti che hanno bisogno di aiuto per concludere gli studi. A questi si prospetterà l’alternativa tra la rinuncia agli studi o l’indebitamento prima dell’entrata nel mondo del lavoro. Sono proprio questi i giovani che hanno meno probabilità di trovare lavori stabili e ben retribuiti e che, oltre alla precarietà, si troveranno a dover accettare e subire qualsiasi condizione di lavoro pur di ripagare il debito.
I prestiti di studio sono figli di una logica mercantilista del sapere, del liberismo più sfrenato, e non è un caso che siano una delle eredità più odiate che il regime fascista di Pinochet ha lasciato agli studenti cileni. La ribellione contro questo sistema, mai messo in discussione dai governi che si sono susseguiti dopo la dittatura, è stata proprio la scintilla che ha ravvivato la fiamma del movimento studentesco cileno nel 2011.
Inoltre, come ormai sappiamo, questi attacchi parziali ai diritti sono destinati ad estendersi fino alla loro negazione totale, alla loro abolizione, insomma. Non è infatti escluso che l’inserimento di tale principio legato ai Master, sarà poi usato per estendere questa misura anche ai Bachelor. Per questi signori, indipendentemente dal partito di governo a cui appartengono, ci sono sempre margini di miglioramento… A scapito nostro! Per questi motivi dobbiamo batterci contro questo ennesimo attacco alla nostra condizione materiale, per un diritto allo studio che sia inclusivo, effettivo e incondizionato.

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