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expoTra 50 giorni, il 1° maggio, non celebreremo solo la giornata delle lavoratrici e dei lavoratori, peraltro sempre più nel mirino di tutti i poteri forti nazionali e internazionali, ma avremo l’occasione di contestare l’inaugurazione a Milano dell’EXPO 2015. Finora l’EXPO ha avuto risonanza sulla stampa soprattutto per i numerosi e gravi casi di corruzione che hanno accompagnato la costruzione delle sue infrastrutture.

Ma, mano a mano che il 1° maggio si avvicina, diventerà sempre più forte l’attenzione a quello che l’infame titolo dell’evento: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.

Che ci sia bisogno di cibo ce lo gridano con disperazione gli 805 milioni di persone che non hanno non hanno abbastanza da mangiare (dati della FAO), 709 milioni delle quali vivono nei paesi in via di sviluppo, dove il 13,5% della popolazione è denutrita. 525 milioni vivono (o meglio sopravvivono, ma per quanto?) in Asia. E’ la scarsa alimentazione a provocare il 45% dei decessi di bambini sotto i cinque anni. Si tratta di 3,1 milioni di bambini che muoiono di fame ogni anno. Mentre nei paesi occidentali si muore di obesità, nei paesi in via di sviluppo il 17% dei bambini è sottopeso, il 30% soffre di deficit di sviluppo, a causa della sottoalimentazione. in questi paesi, e in particolare in Africa, 66 milioni di bambini in età scolare frequentano le lezioni a stomaco vuoto. Secondo i calcoli del Programma alimentare mondiale basterebbero 3,2 miliardi di dollari per sfamare questi 66 milioni di bambini vittime della fame.

Ma il problema della fame non è solo un problema statistico, né solo un problema di sottoalimentazione.

Al contrario, è la conseguenza più tragica di un sistema di distribuzione delle ricchezze e delle risorse che l’EXPO di Milano invece di condannare arriverà ad incensare.

EXPO 2015 sarà una fiera delle vanità e della menzogna già a partire dal titolo, e sarà totalmente affidato, per il suo svolgimento, alle multinazionali della cattiva e ingiusta alimentazione, che spadroneggeranno (a spese dei contribuenti italiani) nei lussuosi padiglioni milanesi.

La Carta Milano, il protocollo che dovrebbe governare il volto “umanitario” dell’EXPO, è stato scritto e viene gestito interamente dalla Fondazione “Barilla”, la struttura culturale della grande multinazionale alimentare. E’ incrediobile, ma vero. Il Protocollo su un tema così delicato non è stato affidato alle numerosissime e benemerite Organizzazioni non governative che si occupano con serietà e abnegazione ad alleviare la fame, ma a una industria privata che lucra sulla fame.

Non a caso il Protocollo tace totalmente su tutte le principali responsabilità (OGM, brevetti, filiera alimentare, sovranità alimentare, invasione e distruzione dei mercati nazionali degli alimenti…).

Le ONG, al contrario, tutte, anche le più moderate, sono state messe ai margini, tanto da spingerle a creare un fronte, “l’EXPO dei popoli”, che, seppure con un approccio “emendatario”, cercherà di far sentire voci diverse nei mesi dell’evento milanese.

Nei saloni dell’EXPO, invece, accadrà il paradosso, perché saranno proprio le multinazionali alimentari a discutere dei problemi di cui loro stesse sono la causa principale.

Come mai nel mondo si produce cibo sufficiente per oltre 12 miliardi di bocche, ma quasi un miliardo è affamato e altri 800 milioni sono ammalati di sottoalimentazione?

In realtà l’EXPO 2015 sarà la più grande fiera dell’alimentazione della storia. Le multinazionali della ristorazione, a partire dalla McDonald’s, hanno già programmato l’apertura di megaristoranti che lucreranno sull’appetito dei 10 milioni di visitatori previsti.

E non basta. L’EXPO, anche grazie ad un accordo stipulato tra EXPO SpA e i sindacati confederali nel luglio 2013, potrà godere dell’apporto di centinaia di giovani (16-35 anni) stagisti e volontari, che, senza retribuzione, avranno la funzione di gestire gli stands, il ruolo di hostess o di stewards… Con l’assenso del sindacato, in barba a leggi e contratti (e all’articolo 36 della Costituzione), speculando sulla drammatica disoccupazione giovanile e illudendoli su un inutile e aleatorio arricchimento del curriculum, le multinazionali dell’EXPO si ingrasseranno ulteriormente grazie al lavoro schiavistico “volontario”.

Vale infine la pena di ricordare la vicenda che coinvolge parte dei delegati sindacali dei lavoratori del Teatro alla Scala che ritengono ingiustificabile l’imposizione di lavorare il prossimo Primo Maggio per celebrare con la Turandot l’inaugurazione dell’EXPO. Le parole minacciose di Renzi nei confronti dello sciopero simboleggiano bene la considerazione di chi ci governa riguardo ai diritti e alla dignità di chi lavora.

Anche la solidarietà a quei lavoratori è un impegno per chi vorrà mobilitarsi contro la vergogna dell’EXPO.

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