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greciamanifNo, in ogni lingua d’europa. Il prossimo 5 luglio il popolo greco e’ chiamato ad una scelta storica dal suo parlamento, decidere con un referendum se accettare o respingere l’ultimatum dell’unione europea.

L’estenuante, lunghissimo negoziato tra il governo greco e la ribattezzata Troika nell’obbiettivo di rivedere le umilianti condizioni imposte loro dal memorandum del 2011 testimonia, drammaticamente, l’irriformabilita’ di quest’Unione Europea.

L’ultimatum dei creditori finanziari ha il sapore di un nuovo atto violento contro un popolo già vessato oltre misura: nuovi tagli alle pensioni ed ai salari dei dipendenti pubblici, aumento dell’iva anche sui generi alimentari e l’abolizione degli alleggerimenti fiscali sulle isole. Provvedimenti senza i quali non arriverà più un euro di liquidità in Grecia e sarà default, fallimento. Fmi,Bce e Ue, pur nella consapevolezza dell’impossibilita per il governo greco di onorare le prossime scadenze, preferiscono la rottura e il rischio di perdere tutto piuttosto che la rinegoziazione. Con quel cinismo tecnocratico che pensavamo estinto con la sconfitta del regime Hitleriano, preferiscono un default dalle conseguenze non prevedibili piuttosto che un’incrinatura nella rigida fortezza dogmatica dell’ultraliberismo che governa l’europa. Perché questa è la sola ragione che spinge capi di governo e banchieri a abbandonare la Grecia. Ed è una fortuna assoluta che il governo Tsipras non si sia piegato. Un’ancora di salvezza per l’insieme dei popoli di un’Unione Europea che a grandi falcate si avvicina al baratro di nuovi regimi autoritari, di conflitti senza bussole e coordinate, un’unione europea il cui tratto distintivo e unificante e’ l’odio. Ora sta a noi costruire il massimo di mobilitazione per sostenere il No del popolo greco ai dettami della Troika e perché sia solo l’inizio di quella rottura necessaria della UE.

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