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Grecia-tsipras-535x300Domenica 5 luglio si terrà in Grecia il referendum attraverso il quale il popolo potrà esprimersi con il Sì o il No al nuovo Memorandum che la Troika (Fmi, Banca centrale europea e Unione Europea, ora chiamata più pudicamente “Istituzioni”) vuole imporre al governo greco. Sarà una giornata cruciale e storica per la classe lavoratrice e le classi popolari greche, ma anche per l’insieme delle popolazioni europee in lotta contro le politiche di austerità che le hanno ridotte alla miseria.

Questo è il risultato delle politiche di austerità in Grecia: PIL in diminuzione del 27%, 1/3 della popolazione, 2/3 dei pensionati che vivono sotto la soglia di povertà; la disoccupazione che tocca il 28%, il 60% (!) tra i giovani; i servizi sanitari pubblici sono allo sfascio; i salari sono diminuiti del 25%. Al contrario, la parte più ricca della popolazione ha visto crescere le proprie fortune.

I dirigenti dell’Unione europea così come tutti i governi, zelanti servitori delle classi dominanti, non tollerano la democrazia. Non vogliono lasciare alcun margine di manovra a Syriza. Vogliono che ceda completamente ai loro diktat impedendole così di attuare il programma con cui si è presentata davanti agli elettori.Renzi, Merkel, Hollande, Lagarde e Junker esprimono tutto il loro razzismo di classe, il loro disprezzo per le lavoratrici e i lavoratori, per le classi popolari, ma anche per la democrazia. Vogliono dimostrare che non può esserci politica alternativa, qualsiasi siano le scelte elettorali. I diritti democratici si fermano laddove viene messo in discussione il sistema capitalista quando si fa incursione nel diritto di proprietà privata e si intaccano le rendite e i profitti.

La Svizzera, pur non facendo parte dell’UE, partecipa profondamente, attraverso le sue banche a questa politica di strangolamento del popolo greco. Basti ricordare che secondo le cifre ufficiali gli averi greci nelle banche svizzere ammontavano, a fine 2014, a 7,1 miliardi di franchi, in aumento del 16,9% rispetto alla fine del 2013.La commissione d’Audit sul debito, incaricata dal Parlamento greco, ha dimostrato il 18 giugno il suo carattere illegittimo e odioso. Sono, infatti, le banche private ad avere una pesante responsabilità nell’indebitamento . Grazie alle enormi liquidità messe a loro disposizione dalla Bce, le banche dell’Europa occidentale hanno prestato massicciamente alla Grecia sostenute dai loro rispettivi governi, che hanno così ridotto le finanze pubbliche, ed hanno realizzato profitti strabilianti grazie ai tassi di interesse molto elevati. Inoltre, solo il 10% dei prestiti è andato a sostegno delle spese correnti, mentre il resto è servita alle grandi banche che così si sono disimpegnate dai loro crediti.

Tsipras aveva cercato per sei mesi di giungere in maniera contraddittoria ad un accordo con l’Ue, la Bce e il Fmi, senza che questo fosse foriero di nuove sofferenze per il popolo greco e rispettando così l’impegno assunto davanti agli elettori. L’atteggiamento della Troika dimostra che un accordo è impossibile. L’unico accordo sarebbe stata la capitolazione, l’accettazione di una nuova riforma delle pensioni e l’innalzamento dell’Iva. La decisione di tenere un referendum e l’appello di Syriza a votare No è un segnale positivo .

Sosteniamo quindi le ragioni della sinistra di Syriza che, nella sua dichiarazione del 27 giugno pone l’accento sui seguenti punti:

• la decisione di fare appello alla volontà popolare e di rifiutare di firmare un nuovo memorandum cambia il quadro politico greco;

• ciò traduce il fatto che le mobilitazioni sociali che hanno trovato un’espressione politica nel voto del 25 gennaio 2015 hanno radici più profonde di quanto avevano anticipato i sostenitori di una politica neoliberista di austerità su scala nazionale e internazionale;

• un rifiuto delle proposte delle istituzioni il 5 luglio farà uscire Syriza dalla palude dei negoziati con i creditori e dal vicolo cieco in cui ha portato l’accordo del 20 febbraio; le speranze popolari sono rivitalizzate;

• lo diciamo da mesi, come voce «critica» all’interno di Syriza: è difficile trasformare Syriza in un partito pro austerità;

• appena annunciato il referendum, i creditori faranno di tutto per strangolare economicamente il governo di sinistra e le forze popolari in Grecia;

• nei prossimi giorni ci sarà una grande battaglia, le lavoratrici, i lavoratori e le forze popolari hanno tutte le ragioni di ingaggiare una lotta per una chiara maggioranza e per una vittoria che affermi: no ai memorandum; no all’austerità; no al debito; no ai ricatti dei creditori;

• una vittoria rilancerà la dinamica popolare e di sinistra, dimostrerà che il rapporto di forze in Grecia è cambiato; indicherà la necessità di applicare in modo unilaterale le promesse fatte a Salonicco (nel settembre 2014): arresto del pagamento del debito; misure per migliorare la vita de/lle/i salariat/e/i e degli strati popolari; porre fine alle privatizzazioni e tassare quanti evadono le imposte; , ecc. Questo si deve fare utilizzando tutti gli strumenti necessari di ordine sociale, politico,monetario, diplomatico;

• nei prossimi giorni due mondi si affronteranno: da un lato quello dei vincenti dei memorandum assieme ai loro padroni e partner internazionali; dall’altro, il mondo del lavoro, degli strati popolari e impoveriti; la vittoria degli uni sarà la sconfitta degli altri;

• da qui l’urgenza di costituire un fronte unito del NO (no alle proposte delle istituzioni);

• aldilà degli errori commessi, nessuno deve sottovalutare le difficoltà della situazione. Non è il tempo dei dibattiti accademici. Una vittoria piena può cambiare in modo significativo la situazione in Grecia e oltre.

• È in questo spirito che le forze di sinistra si impegnano nella battaglia referendaria. Le riunioni che si tengono domenica 28 giugno hanno lo scopo di avviare e pianificare la mobilitazione di questo Fronte per il 5 luglio. Perché, a partire dal suo risultato si porrà una nuova domanda: che fare ora di fronte a nemici determinati?

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