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agiannifrizzoI lavoratori delle Officine hanno chiesto in modo forte e chiaro, nel corso della loro ultima assemblea, che gli accordi sottoscritti dalle FFS devono essere rispettati. Concretamente di quali accordi si tratta e in che misura le FFS non li rispettano?

 

Sono accordi finalizzati a garantire alle Officine di Bellinzona (OBe) una prospettiva occupazionale e di esistenza pluriennale, pattuiti dapprima in “Tavola rotonda” e successivamente riconfermati nei documenti ufficiali per la costituzione del progetto del Centro di Competenze (CdC). Facendo specifico riferimento alla Convenzione per il CdC, le FFS si sono, per esempio, ufficialmente impegnate a sottoscrivere, con il Consiglio di Stato del canton Ticino e con tutti gli altri soci fondatori, il seguente accordo: “Le FFS assicureranno alle Officine FFS di Bellinzona volumi analoghi a quelli attuali per i prossimi anni e si impegnano all’attuazione di una strategia chiara per la stabilizzazione e per un suo sviluppo sostenibile anche a medio – lungo termine. Le FFS provvederanno ai necessari adeguamenti dell’organizzazione delle Officine FFS di Bellinzona con lo scopo di assicurare a quest’ultime un’attività di successo sul mercato anche a lungo termine” (…).
Alle OBe, i fatti odierni (supportati dai dati) indicano una cosa molta diversa rispetto quanto dichiarato nel citato accordo. Di fatto, per l’anno in corso, si sta già delineando una riduzione molto preoccupante dei volumi di lavoro, un deficit di oltre il 20% rispetto quanto pattuito. Uno stato di cose che va inevitabilmente ad incidere sull’occupazione e le proiezioni per gli anni a venire non ci rassicurano, anzi, si sta vieppiù concretizzando di fronte a noi lo spettro dello scenario del declino programmato. Le FFS inoltre, non hanno nessunissima intenzione d’affidare alle OBe attività innovative (elettrotreni, locomotive di nuova generazione, componentistica elettronica, ecc.), ci mantengono purtroppo rigidamente bloccati su attività tecnologicamente vetuste, con una data di scadenza oramai imminente. Se addizioniamo poi i mancati investimenti e il sistema organizzativo impostoci centralmente dalle FFS, risulta pressoché impossibile, per le OBe, pensare di poter competere sul mercato privato. Un’equazione, dunque, dal risultato abbastanza scontato!

 

Nelle ultime settimane, tuttavia, ci pare di aver notato una sorta di accelerazione nel conflitto che da qualche tempo oppone le FFS e i lavoratori delle Officine in merito agli accordi sottoscritti in passato. Significa che non credete più alle promesse delle FFS o che non siete più disposti ad accettare ulteriori rinvii nella realizzazione di questi accordi?

Non si tratta semplicemente di una questione di credibilità o meno, ma quello che le FFS stanno, in questi ultimi due-tre anni propinando alle OBe, è un qualcosa che non lascia più alcun dubbio su quali possono essere le conseguenze per quest’ultima. Non è più quindi una questione di nutrire o meno dei dubbi sul fatto che le FFS rispettino gli accordi sottoscritti: non li hanno rispettati e, in base a quanto indicatoci, non hanno nessunissima intenzione di rispettarli ne ora ne mai. Punto! Uno stato di cose provocatorio e palesemente minatorio per la sopravvivenza delle OBe, che non può assolutamente lasciarci indifferenti, sia noi che tutti coloro (Consiglio di Stato e Municipio cittadino compresi), che dal 2008 in poi, hanno dichiarato (tutt’altra cosa che promettere) di prendersi a carico le sorti delle Officine e dei suoi circa 500 dipendenti.

 

Nelle vostre prese di posizione fate spesso riferimento al ruolo che ha o dovrebbe avere l’autorità politica, a cominciare dal governo ticinese. In che senso chiedete un intervento più deciso?

Come premessa e in considerazione di quanto, da anni, sta accadendo per le Officine di Bellinzona e per altre realtà lavorative di valenza sociale e pubblica (RSI compresa), bisognerebbe poter costituire urgentemente una sorta di “tribunale civile popolare” entro il quale dibattere e porre sotto inchiesta tutti coloro, oltre che a Manager e capi-azienda anche e soprattutto, le organizzazioni e gli enti politico-istituzionali, che contribuiscono, direttamente o indirettamente (con la loro passività, distrazione e negligenza), ad affossare i “beni comuni” (servizi pubblici, ecc.). Sta divenendo sempre più incomprensibile, e oltremodo inaccettabile che, a livello politico-istituzionale, non si riesca a far rispettare dei precisi e vincolanti accordi sottoscritti dalle FFS, non cent’anni fa, ma bensì “l’altro ieri”! Un presa di responsabilità politica che oltre a contribuire alla salvaguardia dell’occupazione esistente servirebbe inoltre a tutelare la tanto decantata “pace sociale”, messa nuovamente a dura prova dall’atteggiamento estremamente provocatorio delle FFS.
Rieccoci dunque di nuovo a dover pianificare, nostro malgrado, evitabilissimi piani “belligeranti” per poter riaffermare ciò che è stato inequivocabilmente suggellato dagli atti istituzionali (Convenzione per il Centro di competenze, ecc.). Accordi che le forze politiche dovrebbero coerentemente far rispettare, senza se e senza ma, dalle FFS!

 

Nelle prossime settimane sono previsti diversi attività. Avete lanciato una petizione popolare a sostegno delle vostre richieste. Poi, il 19 marzo, vi sarà la festa delle Officine che quest’anno cade quindi in un momento, diciamo così, “caldo”. E poi?

Dopo il 15 aprile, scadenza posta alle FFS per l’applicazione e il rispetto degli accordi sottoscritti, il personale delle Officine si ritroverà in Assemblea per discutere e decidere le misure da intraprendere. Oltre a ciò è pure stata convocata, per il prossimo 20 aprile, un’assemblea dell’associazione “Giù le mani”. Tutto questo in sintonia con un coerente senso di responsabilità collettiva per non permettere alle FFS di raggiungere quell’obiettivo di smantellamento, impedito, nel 2008, grazie alla coraggiosa ed esemplare mobilitazione delle maestranze sostenuta da una corale e avvincente solidarietà popolare. In base a ciò che decideranno le FFS e, parallelamente, le istituzioni politiche (CdS…), adatteremo la nostra strategia di risposta…

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