Tempo di lettura: 3 minuti

aaaaaaaaaaDumping adesivo sottoÈ con grande gioia che il governo e la deputazione alle Camere federali hanno accolto la decisione del parlamento federale di adottare la legge quadro che permette di prorogare i contratti normali di lavoro (CNL). La gioia ticinese è dovuta al fatto che il Ticino è il cantone dove questo strumento del CNL è stato usato maggiormente e ne sono stati decretati addirittura 14.

Questa messe di CNL viene spesso utilizzata, soprattutto in questi giorni di accesa campagna attorno all’iniziativa “Basta con il dumping salariale in Ticino” per “dimostrare” come la lotta al dumping è forte e inflessibile e non servirebbero le misure proposte dall’iniziativa.

In realtà, come spesso abbiamo detto, questi CNL, proprio per il livello salariale che propongono, sono strumenti che non combattono il dumping, ma lo favoriscono, lo “accompagnano”.

Quasi tutti i salari minimi fissati in questi CCL sono infatti attorno ai 3’000 franchi mensili: in altre parole non arrivano nemmeno a 40’000 franchi l’anno lordi. Ognuno potrà calcolare, fatte le relative deduzioni, quanto poco resti. E questo per un lavoro a tempo pieno (attorno alle 42 ore settimanali).

Appare a tutti chiaro che con salari di questo livello si conduce una vita grama, soprattutto se con esso devono vivere anche altre persone che appartengono allo stesso nucleo famigliare. Ma anche per una sola persona, tolto affitto, assicurazioni, imposte, trasporti e tutte quello che è lo stretto necessario per poter vivere e lavorare in Ticino arriviamo veramente ai limiti di una esistenza dignitosa.

Ora, val la pena ricordare che questi salari sono salari minimi legali, cioè applicabili per tutti coloro che svolgono le attività di riferimento. Non si tratta di salari minimi per frontalieri o per stranieri: ma si tratta di salari che possono essere offerti, nell’assoluto rispetto delle disposizioni di legge, a chiunque si presenti per un posto in quella professione o in quel settore regolato da questo CNL.

Tutti possono capire come fissare dei salari minimi legali a questo livello non sia un modo per combattere il dumping, ma, al contrario, rappresenti un sostegno al dumping stesso, sia cioè qualcosa che spinge i salari effettivi verso il basso. Questo perché i salari effettivi pagati in passato erano mediamente più alti.

Un piccolo esempio. Il CNL per il personale dei piccoli negozi del settore della vendita (meno di 10 dipendenti) fissa salari minimi lordi attorno ai 3’000 franchi mensili. Nella maggior parte del settore della vendita per la stessa attività vigono salari minimi (retti da CCL aziendali o da regolamenti) attorno ai 4’000 franchi mensili, cioè il 30% in più (parliamo di COOP, Migros, Aldi, Manor, i negozi del FoxTown). Appare evidente che fissare un salario minimo legale così basso avrà, nel medio termine, una conseguenza sui livelli salariali dell’intero settore, spingendo verso il basso i salari effettivi reali oggi di fatto più alti.

Ecco perché abbiamo qualificato questa politica come dumping di Stato, sostenendo che in questo modo, sul medio termine, si favorisce il dumping e non lo si combatte.

Gioire, come si è fatto in questi giorni, della facilità accordata per continuare in questa politica significa confermare di non volere assolutamente combattere il dumping salariale e sociale che viviamo oggi in Ticino. Non solo attraverso la riproposizione di bassi salari, ma anche opponendosi, e sono gli stessi a farlo, alle proposte dell’iniziativa “Basta con il dumping salariale in Ticino”.

È ora di dire basta a questa politica che sta impoverendo, lentamente ma inesorabilmente, i salariati ai quali erano stati promessi futuri radiosi e protezione delle loro condizioni salariali e sociali. E ai quali oggi si continuano ad offrire solo le chiacchiere di un controprogetto il cui unico obiettivo è sconfiggere l’iniziativa.

È ora di una svolta seria e profonda, per questo bisogna votare sì all’iniziativa “Basta con il dumping salariale in Ticino” e no al controprogetto.

Pin It on Pinterest