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Il Parlamento ha discusso e approvato il messaggio sulla Riorganizzazione del settore esecutivo e fallimentare.

Malgrado l’approvazione, dal rapporto della commissione che ha analizzato le proposte del governo, emerge palesemente la scarsa convinzione circa la reale efficacia delle misure correttive proposte dal Dipartimento Istituzioni, soprattutto in materia di lotta ai fallimenti “fraudolenti”, “pilotati”, che recano grande danno ai lavoratori e alle lavoratrici, oltre a sottrarre somme enormi alle assicurazioni sociali (quindi altro salario indiretto).

In più passi è formalmente riconosciuta la grave situazione sociale-economica-finanziaria provocata da questa prassi degenerativa.

La lotta contro questa piaga necessita di un cambiamento di atteggiamento (politico) da parte dell’amministrazione cantonale (e federale) nel rafforzare l’azione preventiva, come anche nell’aumentare la fase repressiva (le inchieste penali da parte del Ministero pubblico) e, infine, nel costruire un rapporto diretto con le organizzazioni che operano sul terreno, confrontate direttamente a questo fenomeno (a cominciare dalle organizzazioni sindacali).

Nonostante l’impostazione generale critica, o piuttosto disillusa, la Commissione gestione e finanze ha proposto di accettare le misure di pura facciata – inutili rispetto all’obiettivo di combattere efficacemente il fenomeno dei fallimenti – riproposte dal direttore del Dipartimento istituzioni. La ragione è semplice: a prevalere è l’obiettivo di rispettare il “Pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali”!

Molto chiaramente, la lotta efficace contro i fallimenti, in particolare quelli “fraudolenti e pilotati”, decade davanti all’imperativo dei tagli finanziari. Infatti, un cambiamento di orientamento politico in questo ambito avrebbe richiesto non solo l’annullamento delle ridicole misure di risparmio già adottate – 1,460 milioni per il solo Settore esecuzioni e fallimenti! – ma, soprattutto, il reinvestimento delle eccedenze generate da questo Settore nell’assunzione di diverse decine di unità di personale qualificato da impiegare nell’azione preventiva e repressiva di questi fenomeni nefasti.

Ricordiamo a questo proposito che il Settore esecuzioni e fallimenti genera una spesa totale di 13,7 milioni di franchi (in massima parte da imputare alle spese per il personale che ammonta a 110 unità). Le entrate, principalmente costituite da quanto recuperato dai fallimenti, ammontano a 24 milioni di franchi! Il saldo positivo di 10,3 milioni di franchi permetterebbe, senza generare ulteriori costi allo Stato, di tranquillamente creare una cinquantina di posti di lavoro supplementari, assumendo personale altamente qualificato (contabili, fiscalisti, economisti, giuristi, ecc.). Senza contare che con un tale investimento, si aumenterebbero anche le nuove entrate perché aumenterebbero i crediti recuperati grazie all’azione di questa forza-lavoro supplementare. E senza contare la riduzione delle perdite per lo Stato grazie a un rafforzamento dell’effetto deterrente creato da un tale cambiamento di attitudine nel combattere i crimini fallimentari.

Invece, questo saldo positivo di 10,3 milioni deve andare a “finanziare” la gestione corrente dello Stato, a tappare i buchi generati dagli sgravi fiscali a raffica. Il sacrificio della lotta contro i crimini fallimentari sull’altare della politica del “meno Stato” non farà altro che aumentare le perdite finanziarie pubbliche e creare ancora maggiore precarietà, favorirà il dumping salariale, lo sfruttamento criminoso della forza-lavoro. In breve, contribuirà ad accentuare la deriva sociale che caratterizza questo cantone.

La “misura faro” invocata dal rapporto – tralasciando le misure di riorganizzazione degli uffici, misure ridicole che richiamano le più becere politiche clientelari di stampo elettore – è l’aumento di “3 unità nella funzione di Gestore fallimentare”, ripescate dall’Ufficio di esecuzione…

Nei fatti non si tratta di un reale aumento del personale, ma di un semplice trasferimento interno di risorse.

Nulla è detto sul profilo professionale, in termini di competenze, di queste 3 unità spostate all’Ufficio dei fallimenti. Operazione che, oltretutto, deve preparare il prossimo pensionamento di alcuni funzionari dello stesso Ufficio dei fallimenti! Però, la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti otterrà in regalo un/una nuovo/a segretario/a di Direzione…

Questa è la sola misura concreta proposta per lottare contro i fallimenti criminosi. Una misura assolutamente insufficiente e di facciata. Sostanzialmente non ci sarà un aumento della forza-lavoro – tenuto conto dei futuri pensionamenti – o questa sarà lievissima. Senza parlare delle competenze speciali che il servizio necessita.

Questo topolino partorito dalla montagna è chiaramente motivato dalla Commissione: “Un aumento che anche a mente della Commissione, si dovrà cercare di concretizzare facendo capo a unità interne alla Divisione e segnatamente all’Ufficio di esecuzione. Ciò per mantenere una coerenza d’insieme a livello strutturale e organizzativo, con le unità del settore che verranno utilizzate a seconda delle necessità contingenti. Ritenuto tuttavia i tempi per rendere effettivo l’aumento dell’organico dell’Ufficio fallimenti non corrispondano a quelli auspicati operativamente, secondo il Dipartimento non si può che escludere oggi un potenziamento temporaneo da parte del Governo. La Commissione richiama in questo caso la Divisione a voler ad ogni buon conto rispettare le misure di risanamento che anche il Dipartimento delle Istituzioni si era prefissato”.

In definitiva la modifica approvata dal Parlamento, dal punto di vista concreto della lotta ai fallimenti criminosi, non offre assolutamente nulla. Si tratta di un piccolo atto di cosmesi che non determinerà nessun cambiamento rispetto al pericoloso processo in atto da diverso tempo in Ticino, peggiorato negli ultimi tempi. La coscienza di questo stato di cose è data dalla conclusione elaborato nel rapporto della stessa Commissione, laddove scrive che “si ritiene indispensabile richiedere al Governo di presentare, dopo due anni dall’approvazione della presente riorganizzazione da parte del Gran Consiglio, un rapporto di verifica e valutazione del settore alla luce delle criticità emerse”.

Questa conclusione racchiude perfettamente la contraddizione che attraversa tutto il rapporto della Commissione. I suoi membri hanno perfettamente capito la gravità della situazione, la necessità di un cambiamento politico-amministrativo-giudiziario nell’aggredire il fenomeno, ma hanno preferito rispettare i principi dell’austerità finanziaria dello Stato.

 

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