Egregio Direttore Bertoli,

le abbiamo scritto una settimana fa in merito allo sciopero delle donne del prossimo 14 giugno per chiederle “di adoperarsi per dare alle direzioni di tutti gli istituti scolastici a tutti i livelli indicazioni concrete al fine di permettere alle docenti e alle studentesse di partecipare alle attività previste durante tutte la giornata, nel concreto si tratterebbe di:

  • Evitare di inserire esami, consigli di classe, collegi docenti nell’intera giornata del 14 giugno.
  • Mettere a disposizione spazi nelle varie sedi per le eventuali attività previste quel giorno.
  • Sostenere tutte le iniziative già intraprese nelle diverse scuole per partecipare questa giornata di protesta.

Eravamo speranzose e convinte di ricevere da parte sua una risposta favorevole.

La sua presenza all’azione dell’8 marzo a Lugano in favore dello sciopero delle donne ci aveva fatto immaginare che condividesse le ragioni e la necessità di un nuovo sciopero delle donne. E, invece, non solo siamo ancora in attesa di una risposta, ma siamo venute a conoscenza di una lettera di un alto responsabile del suo dipartimento che di fatto pone un serio freno alla possibilità concreta di sciopero per le donne che insegnano nelle scuole comunali del Cantone.

Ci riferiamo a una lettera, datata 12 marzo 2019, che Rezio Sisini, Caposezione delle Scuole Comunali ha indirizzato ai Municipi, ai Direttori di Scuole elementari, agli Ispettori e ai Capigruppo e in cui si afferma che lo sciopero del 14 giugno non è tale ma si tratterebbe solo di “una manifestazione di protesta” e che dunque le docenti che desiderano partecipare “alla manifestazione (…) e/o alle attività di avvicinamento” previste nel corso della giornata devono chiedere il permesso alle loro direzioni e che “la decisione finale spetta all’autorità di nomina, la quale dovrà altresì specificare al richiedente che usufruirebbe di un congedo non pagato. Si sottolinea, infine, che le eventuali spese derivanti da una supplenza saranno interamente a carico del Municipio”.

Nel concreto questo pone le maestre di scuola elementare e dell’infanzia in una situazione difficile e delicata. Nel mondo dell’insegnamento primario vige infatti una situazione di segregazione orizzontale di genere, per cui molto spesso un corpo insegnante composto principalmente da donne sottostà a delle direzioni scolastiche prevalentemente composte da uomini. Possiamo inoltre immaginare che numerosi Municipi, a cui – a quanto sappiamo – alcune mamme e/o docenti si sono già rivolte per chiedere di permettere almeno una mezza giornata di sciopero nelle scuole elementari il 14 giugno, non siano particolarmente propensi a rispondere in modo affermativo se questo comporta l’obbligo di pagare le supplenze.

Tale severità verso delle donne che vogliono semplicemente esercitare il loro diritto costituzionale di sciopero ci sembra veramente fuori luogo e ingiustificata, anche perché – in diverse altre occasioni – Municipi e Direzioni non si fanno problemi a chiudere le scuole per intere giornate per permettere lo svolgimento di attività che con l’educazione hanno ben poco a che fare.

Sappiamo, ad esempio, che proprio il prossimo 14 giugno la scuola elementare di Capriasca sarà chiusa (con tutto quel che significa per le famiglie – e dunque spesso le mamme – che dovranno organizzarsi per la cura dei figli e delle figlie) per permettere lo svolgimento di una manifestazione… sportiva, il Scenic Trail.

Diverse scuole del Cantone si sono già attivate o si stanno attivando in direzione dello sciopero, grazie all’impegno di numerose docenti, collaboratrici, studentesse o madri che hanno a cuore la parità e i diritti delle donne e che sono fermamente convinte, come ha scritto il plenum della scuola media di Losone nella sua risoluzione in favore dello sciopero delle donne, che “la scuola debba anche saper agire in prima persona se vuole essere convincente nel promuovere i valori che cerca di trasmettere”.

Dunque le chiediamo ancora una volta, egregio Direttore Bertoli, di accogliere le richieste che vengono dal mondo della scuola e, come recita il suo slogan, di “fare la differenza” dando un segnale chiaro in favore dello sciopero delle donne, come hanno già fatto alcuni suoi colleghi e sue colleghe in altri cantoni svizzeri.

Il collettivo femminista Io l’8 ogni giorno – Verso lo sciopero femminista

 

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