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Martedì 25 giugno un sessantina di persone hanno protestato davanti al centro per richiedenti asilo di Camorino a sostegno della protesta, attraverso lo sciopero della fame, che 24 ore prima la maggioranza degli ospiti della struttura avevano organizzato contro le pratiche passate e presenti condotte nel centro, gestito da Cantone e Croce Rossa. Una situazione da sempre inaccettabile, acuitasi con le decisioni prese dalla Croce Rossa in seguito alla canicola degli ultimi giorni; decisioni che hanno, se possibile, peggiorato ancora di più la condizione dei migranti detenuti nel centro.
La loro azione e le attività di solidarietà, nonché l’annuncio del presidio, hanno convinto Cantone e Croce Rossa a spostare gli scioperanti in altre strutture. Ma gli altri sono rimasti in questa struttura e continuano a vivere una condizione inaccettabile.
Pubblichiamo qui alcuni documenti. Il primo è la lettera indirizzata dalle forze e persone che hanno partecipato al presidio di martedì 25 giugno; il secondo è l’interrogazione, depositata lo stesso giorno, dai parlamentari MPS-POP-Indipendenti. (Red)

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Bunker Protezione civile Camorino. Lettera al Consigliere di Stato De Rosa

Onorevole Direttore Raffaele De Rosa

a seguito della protesta e dello sciopero della fame iniziati lunedì 24 c.m., da parte delle persone “rinchiuse” nel bunker di Camorino, ieri sera appresentanti della società civile ticinese, l’MPS-POP- Indipendenti, il Collettivo “Io l’8 ogni giorno”, il Collettivo R-Esistiamo, il Centro sociale
CSOA Molino, si sono radunati per portare la loro solidarietà e il loro sostegno.
Come a lei noto, sempre durante la giornata di ieri, le persone che avevano iniziato la protesta, sono state spostate in altri centri gestiti dalla CRSS, nonostante sino ad ora fosse stato riferito dal Cantone e dalla stessa CRSS, che non vi fossero posti alternativi al bunker dove alloggiare le persone che lì si trovano.
Arrivati sul posto abbiamo trovato un notevole spiegamento di forze di polizia, che impedivano l’accesso al bunker, dove ci si voleva recare per portare la nostra solidarietà e verificare le condizioni di quanti ancora fossero rimasti all’interno.
Alla fine è stato permesso a due persone di accedere fino all’entrata del bunker per poter comunicare con le persone ancora all’interno.
Si è potuto quindi apprendere che:
– all’interno rimangono ancora 7/8 persone di cui due con seri problemi di salute – le persone alloggiate sono costrette ad uscire alle 7 del mattino e tornare per le 21, senza che all’esterno vengano offerte alternative di alloggio e/o attività – all’uscita viene loro dato un panino e una bottiglietta d’acqua, che deve durare tutta la giornata.
– Le persone con le quali abbiamo parlato, lamentano un forte stress psicologico dovuto all’incertezza del loro status giuridico, ma anche e soprattutto perché non possono decidere cosa fare durante l’arco della giornata. Non possono, infatti, lavorare, non hanno soldi per poter anche solo comprare un’altra bottiglia d’acqua e/o altro cibo. Sicuramente ovvio, ma per questo non scontato è la non accessibilità ai servizi igienici, per tutta la durata della giornata.
Queste sono condizioni che nessun essere umano deve essere costretto a vivere. Sono condizioni che rasentano la tortura fisica e psicologica.
Pertanto, visto quanto sopra si chiede:
– l’immediata chiusura del bunker
– l’immediato trasferimento delle persone ancora all’interno presso gli altri centri CRSS
– l’immediata presa a carico sanitaria delle due persone che versano in un grave stato depressivo
– un incontro immediato per discutere la definitiva chiusura del bunker e la possibilità di alloggio presso cittadini privati, disposti ad un’accoglienza vera.

Fiduciosi in una sua pronta risposta, cordiali saluti.

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Interrogazione al Consiglio di Stato

Chiudiamo il bunker di Camorino! E subito!

Da ieri sera un gruppo di richiedenti asilo alloggiati presso il centro (bunker) della Croce Rossa di Camorino è in sciopero della fame per protestare contro le disumane condizioni nelle quali sono costretti a vivere. In particolare in questi giorni di grande caldo i richiedenti asilo sono costretti a uscire dal bunker e stare fuori tutto il giorno senza avere un luogo dove andare.
Si susseguono in questi giorni appelli e raccomandazioni alla popolazione per sopportare questi giorni di canicola e allo stesso tempo, ipocritamente, si permette che degli esseri umani siano costretti a vivere in condizioni come quelle presenti al bunker di Camorino.
Del resto la questione delle precarie e indegne condizioni di vita presso i cosiddetti centri di accoglienza e in particolare del Bunker di Camorino sono note da tempo e da noi già denunciate sia a livello comunale (la struttura sorge sul territorio della città di Bellinzona) sia a livello cantonale.
Le responsabilità del Cantone (che gestisce con la Croce Rossa questa struttura) sono evidenti e note da tempo: nessun essere umano può accettare che delle persone vengano di fatto segregate in strutture come il bunker di Camorino. È indegno e contrario a qualsiasi principio umanitario.
Chiediamo quindi al Consiglio di Stato:
1. Le autorità cantonali hanno predisposto dei sopralluoghi al centro di Camorino per rendersi conto del peggioramento delle già pessime e inaccettabili condizioni di vita all’interno della struttura in occasione di questi giorni di canicola e, più in generale, del periodo estivo?
2. Se sì, come viene giudicata situazione?
3. 3. Se no, come mai? Non si intende procedere con urgenza?
4. Da più parti si chiede chiudere il centro di Camorino. Malgrado le dichiarazioni generica disponibilità a trovare altre soluzioni, la situazione non è per nulla cambiata e diventa sempre più precaria. Non pensa il governo che sia necessario accelerare in direzione di una chiusura?
5. Ci si sta attivando per trovare soluzioni di accoglienza dignitose e che rispettino i diritti umani delle persone in attesa del riconoscimento del diritto di asilo? Se sì in che modo e con quali tempi?

Per il gruppo MPS-POP-Indipendenti
Angelica Lepori Sergi, Simona Arigoni, Matteo Pronzini

Bellinzona, 26 giugno 2019

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