Il Movimento per il socialismo (MPS) ha preso atto della comunicazione della direzione del FUD Bellinzona (e dei sindacati che ne fanno parte) secondo il quale sarebbe stato raggiunto un accordo di massima con il Municipio in merito alle cosiddette misure di accompagnamento relative al passaggio di cassa pensione avvenuto nel 2017. Il contenuto dettagliato dell’accordo non è noto, se non per l’onere finanziario dello stesso (6 milioni) che il Municipio sarebbe disposto a investire per alleviare le conseguenze negative del passaggio dalla vecchia alla nuova cassa pensione avvenuto nel 2017.

L’MPS prende innanzitutto atto che il fatto stesso che vi siano delle trattative per realizzare ulteriori misure di accompagnamento (quando tutta la questione era considerata risolta, sia dal FUD che dal Municipio, nel 2017 al momento della decisione del passaggio di cassa) è la conferma di quanto denunciato a più riprese dall’MPS, sia in Consiglio Comunale (attraverso gli interventi delle rappresentanti del gruppo MPS-POP-Indipendenti), sia attraverso numerosi interventi presso il personale (assemblee, materiale informativo, etc.).

È inoltre la conferma che il passaggio di cassa, favorito dal Municipio attraverso informazioni non veritiere, ha comportato in realtà perdite importanti dal punto di vista pensionistico per il personale della città affiliato alla nuova cassa.

Quella decisione, sulla cui legalità sarà importante ritornare (visto che l’accordo dei dipendenti è stato favorito da informazioni non veritiere), contraddiceva le assicurazioni date al personale tese a far credere che il passaggio alla nuova cassa non avrebbe comportato alcuna perdita pensionistica per i dipendenti.

Sorprende poi che il FUD abbia continuato una trattativa con il Municipio senza avere alcun mandato per la stessa. Ricordiamo infatti che nelle scorse settimane la maggioranza del personale ha firmato una petizione nella quale formula precise rivendicazioni che, di fatto rappresentano, l’unico mandato attorno al quale è possibile riaprire un negoziato. Ricordiamo che questa petizione chiede:

a) che tutti gli averi di vecchiaia dei dipendenti assoggettati alla CPE vengano aumentati – da parte dalla Città – del 13%

b) che la differenza del tasso di copertura tra la cassa CPE della Città di Bellinzona e la cassa comune venga assunta dalla Città così da permettere di entrare immediatamente nella CPE Fondazione cassa comune.

c) che la Città consegni ad ogni dipendente – che ha diritto alle misure di accompagnamento decise nel 2017 – la documentazione dettagliata delle prestazioni pensionistiche alle quali avrebbe avuto diritto dal Fondo Pensionamento Anticipato di Bellinzona e Giubiasco (così da poter verificare l’ammontare e la correttezza delle misure d’accompagnamento).

È questo l’unico legittimo mandato attorno al quale, come detto, è possibile aprire un negoziato.

Pur non conoscendo il dettaglio delle proposte avanzate, appare difficile, sulla base dell’ammontare messo a disposizione (6 milioni), ritenere che questa ipotesi di accordo possa rispondere in modo adeguato alle richieste del personale. Pertanto il nostro giudizio su questa ipotesi di accordo non può essere che negativo.

Con questo accordo i sindacati di regime (e che mostrano ormai di non essere rappresentativi della volontà del personale) tentano di svendere, per la seconda volta, i diritti pensionistici dei dipendenti della città.

Nelle prossime settimane l’MPS riprenderà il dialogo con il personale, stimolerà la discussione e l’azione del personale per discutere come continuare la difesa delle giuste rivendicazioni. Saranno i lavoratori e le lavoratrici, evidentemente, a doversi pronunciare sull’accordo al momento in cui (verosimilmente a fine agosto come preannunciato) verrà illustrato e sottoposto ai lavoratori e alle lavoratrici.

 

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