Nelle Linee direttive 2016-2019 era previsto di “Sviluppare uno strumento operativo interno all’Amministrazione cantonale che permetta di monitorare la situazione economica e sociale della popolazione a livello cantonale, regionale e comunale, e di seguirne l’evoluzione negli anni, con la pubblicazione di un rapporto annuale” (scheda 46). La legislatura è conclusa e dello strumento di monitoraggio non si sa nulla.

Un ritardo che appare inspiegabile, tanto più che vi sono altri cantoni che l’hanno già introdotto da molti anni a cui ispirarsi.

Nel frattempo trovano campo libero e fioriscono le “leggende” sui motivi dell’aumento dei beneficiari dell’assistenza e sugli aiuti sociali senza nessun collegamento alle cifre reali e senza che mai l’amministrazione cantonale sia intervenuta a rettificare.

Chiediamo pertanto al lodevole Consiglio di Stato:

1. A che punto è l’attuazione dello strumento di monitoraggio sociodemografico ed economico della Popolazione?

2. Come mai questo ritardo?

3. Quanti altri cantoni hanno già introdotto questo strumento e da quanti anni?

4. Nei cantoni in cui è stato introdotto è stato poi possibile monitorare l’impatto delle politiche sociali?

5. Nei cantoni in cui è stato introdotto il rapporto è interno o pubblico? Come mai in Ticino si è previsto un monitoraggio a uso interno?

6. Quali difficoltà particolari ha riscontrato il Ticino rispetto agli altri cantoni che hanno già introdotto questo strumento?

7. A quali cantoni pensa di “ispirarsi” i Ticino per elaborare lo strumento di monitoraggio? E per quali ragioni?

8. Il Rapporto sociale previsto “ad uso interno” sarà elaborato tra vari Uffici del cantone? Come sono stati ripartiti pesi e ruoli tra la direzione del DFE e quella del DSS? È stata prevista una “governance” di progetto? Ad esempio in caso di diverbio, è già stato deciso quale dei due dipartimenti avrà più peso?

Approfittiamo della presente interrogazione anche per chiedere chiarimenti in merito ad alcune affermazioni circolate sui media

9. Rappresentanti delle associazioni economiche e di alcuni partiti hanno affermato che “solo un migliaio di beneficiari dell’assistenza sono ricollocabili”. A noi risulta che nel 2017 c’erano 1’862 occupati in assistenza e 3’831 disoccupati stando alle cifre dell’UST, 1’001 occupati e 2’551 disoccupati stando all’USSI (sistemi di calcolo diversi). Comunque entrambe le statistiche valutano il loro numero ben oltre la soglia del “solo un migliaio”. Come mai nessun ufficio dell’amministrazione cantonale non è intervenuto per rettificare? O almeno per spiegare chi sono i beneficiari dell’assistenza e come lo Stato cerca di aiutarli?

10. Si è pure letto che “l’assistenza aumenta a causa degli uomini divorziati e dei divorzi”. A noi risulta che in realtà il numero di donne divorziate è nettamente superiore a quello degli uomini e in generale il numero di divorziati è aumentato maggiormente dal 2011, data dell’introduzione della revisione delle Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione.
L’andamento dei beneficiari divorziati segue quello generale del numero dei beneficiari che aumenta pure dopo il 2011. Le nostre affermazioni sono esatte? Se sì, perché l’amministrazione cantonale non è intervenuta per rettificare?

11. Quanti sono i giovani disoccupati fra i 18 e i 25 anni senza formazione professionale sul totale dei disoccupati in assistenza in base alle cifre fornite dall’Ust?

12. Di quanto sono aumentati i beneficiari dell’assistenza fra i 46 e 55 anni e fra i 56 e i 64 anni rispetto all’aumento delle popolazione nelle stesse fasce di età?

13. Il tasso di persone in assistenza in Ticino risulta basso poiché esistono aiuti che evitano il passaggio in assistenza. A noi risulta però che il tasso è aumentato di 0,8 punti percentuali dal 2005 a 2017 passando d 1,9 a 2,7%, mentre in Svizzera è rimasto stabile. È esatto? A cosa attribuisce questo aumento il Consiglio di Stato?

14. Il tasso di persone in assistenza in Ticino è più basso rispetto alla media svizzera, ma a noi risulta che per le classi di età 46-55 anni e 56-64 anni il tasso sia ormai uguale a quello svizzero? È esatto? A cosa attribuisce questo sviluppo il Consiglio di Stato?

*Interrogazione del gruppo MPS – Matteo Pronzini, Simona Arigoni, Angelica Lepori

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