Lo scorso 15 luglio, Roberta Cattaneo, coordinatrice FFS Regione Sud, aveva illustrato alcuni punti di quelli che, a suo dire, erano i contorni del piano industriale per il futuro stabilimento che le FFS vogliono costruire a Castione, dopo la chiusura delle attuali Officine. 

Si trattava di indicazioni assolutamente generiche, che riprendevano in buona parte i contenuti – anch’essi generici – della dichiarazione d’intenti firmata nel dicembre 2017; tutti i media ne sottolineavano la genericità, rimandando tuttavia, come aveva fatto la stessa Cattaneo, alla grande e dettagliata presentazione del piano industriale che Andreas Meyer, CEO di FFS, avrebbe fatto in occasione della sua tradizionale visita al festival di Locarno, nel mese di agosto. 

Uno dei portali informativi così riassumeva questa attesa: «Chiaramente per le maestranze, che hanno già in programma un incontro con il CEO Andreas Meyer in agosto, si tratterà ora di capire quante saranno le ore di lavoro nel dettaglio e come sarà gestito il periodo di transizione di qui al 2025».

La conferenza stampa di Meyer (con il codazzo dei vari Branda, Vitta e Zali) c’è stata; così come vi è stata la firma dell’accordo dettagliato su come spartirsi le spoglie dell’Officina tra FFS, Cantone e Città. Ma in entrambe le occasioni, Meyer non ha di fatto aggiunto nulla, ma proprio nulla, a quel poco che si sapeva da tempo (e a cui nemmeno la presentazione della Cattaneo di metà luglio aveva aggiunto qualcosa di nuovo).

Il risultato è che a quasi due anni dalla firma della dichiarazione di intenti che ha dato il via a tutta l’operazione di distruzione dell’Officina, di un piano industriale degno di tal nome non vi è nemmeno l’ombra.

Meyer ci ha raccontato qualche nuovo dettaglio (quanto terreno occuperà la nuova costruzione, quanto sarà lunga, eccetera): ma questo non ha nulla a che vedere con un piano industriale.

Ci ha ripetuto cose che sappiamo da ormai quasi due anni: ad esempio, che in questo futuro stabilimento industriale si farà la manutenzione della flotta TiLo, degli ETR 610 e dei nuovi Giruno: tutte cose che già erano state annunciate due anni fa e poi ripetute pappagallescamente ad ogni occasione.

Ci ha confermato che i posti di lavoro saranno tra i 200 e i 230, anche questo dato già annunciato due anni fa. Non è stato nemmeno in grado di dirci se saranno 200 o 230: una differenza del 15% tutt’altro che secondaria. È un po’ come se il ministro Vitta ci comunicasse, a fine anno, che per l’anno prossimo si prevede che i dipendenti del Cantone saranno 10.500 o 12.000: non è proprio la stessa cosa!

In poche parole, non ci ha detto nulla, ma proprio nulla di nuovo. 

Mostrando ancora una volta quanto fossero false le parole di tutti gli avversari dell’iniziativa sulla quale abbiamo votato lo scorso maggio quando affermavano, di fronte alle nostre contestazioni sulla vaghezza del progetto, che dopo la votazione sarebbero arrivate tutte le precisazioni.

E invece dobbiamo accontentarci delle vuote promesse di Meyer che, ancora una volta, mostra tutto il suo disprezzo nei confronti del Ticino; e, ironia, della sorte, proprio nei confronti di coloro che gli hanno retto la coda fino a poco tempo fa. Non nascondiamo infatti di aver provato un sottile piacere nel vedere Meyer e le FFS trattare a pesci in faccia tutti i sostenitori dell’aeroporto di Lugano (di fatto tutta la classe politica cantonale), annunciando di lavorare ad un progetto per un collegamento diretto dal Ticino all’aeroporto di Kloten, definitiva pietra tombale dell’assurda difesa della continuità dell’aeroporto luganese. 

Meyer ha capito, da tempo, quanto codarda sia la classe politica ticinese e, dopo aver finalmente domato i lavoratori dell’Officina, gli unici che generosamente gli hanno tenuto testa per oltre un decennio, si permette e si permetterà di fare quello che vuole.

Pino Sergi, Cdt 22.08.2019

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