di Matteo Pronzini*

Non è la prima volta che il Cantone si trova nell’attuale situazione, cioè una situazione caratterizzata dalla chiusura positiva dei conti di esercizio, ma da una situazione sociale profondamente preoccupante. Come ebbe a dire qualcuno già in passato, protagonista di una simile situazione, i conti del Cantone vanno bene, quelli dei suoi abitanti un po’ meno.

Basterebbero una serie di indicatori di tipo sociale per ricordarlo. Da quelli sulla disoccupazione (il tasso ILO, l’unico che ci dice qualcosa di serio sulla disoccupazione, veleggia oltre il 7%); se a questi disoccupati aggiungiamo tutti coloro che vorrebbero lavorare di più – i sottoccupati – per non parlare di stagisti di vario genere, ebbene arriviamo non lontani dalle 30’000 unità: un cifra che ci dice quanto grave e serio sia rimasto (anzi sia cresciuto) il problema del lavoro per chi vive in questo Cantone. Tutto questo mentre il governo e i partiti che ne fanno parte si compiacevano di questa trionfale cavalcata verso il cosiddetto “risanamento” delle finanze cantonali.

Potremmo aggiungere altri dati: da quelli, ormai conosciuti e noti oltre che diventati cronici, dell’assistenza, al numero dei morosi dei premi di cassa malati, ai dati sulla povertà o sul rischio di povertà; dallo sviluppo del dumping salariale ai licenziamenti sostitutivi che pesano in modo pesante sulle condizioni di lavoro e di salario soprattutto delle giovani generazioni: tutte cose note a questo Parlamento ma che a questo stesso Parlamento interessano molto meno che il risanamento delle finanze del Cantone.

Noi non abbiamo mai sostenuto, per ragioni che abbiamo spiegato a più riprese, questo obiettivo del risanamento delle finanze del Cantone, come invece hanno sostenuto tutti i partiti (anche quelli che oggi fanno finta di essersi pentiti): basti ricordare la mitica road map approvata da questo parlamento non molto tempo fa (eravamo nel 2013) con la bellezza di quattro correlatori appartenenti ai partiti di governo. Abbiamo spiegato che nel contesto sociale ed occupazionale che abbiamo qui sopra richiamato (e la cui dinamica è in atto da diversi anni ormai) una politica di sostanziale riduzione della spesa pubblica (o di una sua stagnazione nell’ambito di necessità sempre più importanti da un punto di vista sociale e culturale – il che corrisponde alla stessa cosa) rappresenta una politica pro-ciclica, cioè una politica che non cerca di mettersi in controtendenza ad un ciclo economico che, in questi ultimi anni, non ha certo fatto faville.

Abbiamo anche detto, e lo ripetiamo, che quell’orientamento, già delineato dalla ministra delle finanze Sadis e accelerato nell’era Vitta, è in piena conformità con le politiche della tanto vituperata (ma imitata anche da chi la critica per partito preso) Unione europea: applichiamo, su scala cantonale, una sorta fiscal compact come fa l’UE ormai da anni: con i risultati che, purtroppo, conosciamo.

Non eravamo d’accordo con questa politica perché, avevamo detto, essa serviva a preparare il terreno per nuovi sgravi fiscali. E, puntualmente, il 2018 è stato l’anno della riforma fiscale; e continuando questa cosiddetta logica di “risanamento”, continuano le proposte (abbiamo già un nuovo messaggio che dovremo discutere tra poco tempo) per nuovi sgravi fiscali.

Una politica, quella legata a questa sgravi fiscali, che si è arricchita di una nuova dimensione (in realtà non tanto nuova, ma diciamo sempre più utilizzata diventando quasi la norma): ed è quella di giustificare qualche timido potenziamento in campo sociale o formativo solo alla luce di importanti e massicci sgravi fiscali. Così è stato, sempre nell’anno che stiamo discutendo, per la cosiddetta riforma fisco-sociale, così sarà per la nuova proposta di sgravi fiscali alla quale si aggiungono modeste modifiche in campo formativo (che ci sono già state presentate) e un cosiddetto pacchetto sociale che ancora non conosciamo. Veramente cose molto modeste. Nella nostra interpellanza sulle famiglie diurne e nelle considerazioni fatte dalla mia collega Arigoni evidenziamo come, di fronte alla sicurezza e alla tangibilità degli sgravi fiscali, le cosiddette contropartite in campo sociale (o formativo) appaiano quasi sempre aleatorie, per non dire nulle o difficilmente quantificabili.

Il capo del DFE racconta come grazie alla nuova situazione finanziaria potranno essere finanziati nuovi progetti e nuovi compiti. Ma, ad esempio, il primo dei progetti che ci viene presentato è una sorta di cantonalizzazione dell’aeroporto di Lugano, con il passaggio della parte del Cantone dal 12.5 al 40% e il sostegno ad una politica di investimento il cui esito rischia di essere fallimentare. Ecco i progetti che la nuova disponibilità finanziaria (che non si capisce cosa significhi: quasi prima vivessimo una situazione di credit crunch) vuole sostenere, unitamente, abbiamo detto agli sgravi fiscali.

Per tutte queste ragioni, proprio perché la politica condotta in questi anni e, ancora una volta, consegnata nel Consuntivo 2018 rappresenta l’essenza della versione neoliberale del capitalismo contemporaneo, noi voteremo contro questi conti consuntivi.

*intervento a nome del gruppo MPS-POP-Indipendenti

Share This