Meyer ci lascia: il CEO delle FFS lascerà il prossimo anno la guida dell’azienda per sedere, ha detto lui stesso, in nuovi consigli di amministrazione ed altro ancora.

La comunicazione di questa decisione al consiglio di amministrazione, ci viene ancora detto, risale a qualche mese fa, anche se solo oggi è stata resa pubblica.

E, certo, momento più adeguato non poteva essere trovato. Poiché le FFS sotto la guida di Meyer hanno subito uno dei maggiori declini che un’azienda pubblica (in particolare in questo paese) abbia mai manifestato in uno spazio di tempo tutto sommato limitato (13 anni).

A rendere visibile questo declino la convocazione, qualche settimana fa, dello stesso Meyer da parte di ben due commissioni parlamentari che, verosimilmente, facendosi interpreti della montagna di lamentele che giungono sui servizi delle FFS, gli hanno chiesto conto di ritardi, incidenti, soppressione di treni, disguidi e disservizi ormai quotidiani che hanno intaccato profondamente uno dei miti attorno ai quali si è costruita l’identità elvetica del dopoguerra.

Certo non è stato Meyer ad avviare quel processo di privatizzazione, cominciato con la trasformazione in SA e con lo sviluppo di una politica dei servizi offerti e del personale orientati verso una logica di mercato. Una logica nella quale il benchmark, cioè il confronto con il tasso di redditività di capitali investiti nello stesso settore, ha costantemente avuto la meglio sulla logica del servizio pubblico.

Ma, sicuramente, è stato proprio Meyer l’interprete più coerente e spietato di questo adattamento alla pure logica del mercato.

E come sempre quando ad affermarsi nel capitalismo moderno sono le logiche di mercato a lasciarci le penne sono i settori, i soggetti, le regioni più deboli. Così, il Ticino ha sofferto e soffre più di altre regioni in termini di posti di lavoro persi (basti pensare all’Officina), di disservizi (non si contano più i ritardi, le soppressioni di treni, la cronica insufficienza di materiale rotabile messo a disposizione degli utenti, in particolare nelle ore di punta). E quando Meyer si è presentato in Ticino, spesso facendo la voce grossa, la classe politica cantonale non ha saputo fare altro che abbassare la testa e dire “ja”.

La recente decisione di aprire FFS Cargo a una importante partecipazione azionaria di potenti azionisti privati mostra quale sarà la via che il trasporto pubblico (di persone e di merci) intende seguire in Svizzera. Meyer protagonista, ma con la benedizione di tutta la classe politica (a cominciare dai partiti presenti in Consiglio Federale).

Non ci mancherà, anche perché ha posto le basi affinché il suo successore sia in grado di fare anche peggio di lui.

 

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