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Roba da non crederci: negli stessi momenti in cui l‘Amazzonia bruciava e tutti guardavano con paura e terrore alle politiche distruttive per l‘ambiente di Bolsonaro, il consigliere federale Parmelin annunciava con orgoglio la conclusione di un accordo di libero scambio tra gli Stati sudamericani ed europei, Svizzera compresa. Nonostante tutte le dichiarazioni ipocrite, questo accordo di libero scambio contribuirà senza dubbio ad alimentare ulteriormente la deforestazione e il cambiamento climatico.

A ben guardare, tuttavia, questo atteggiamento è quello ormai dominante da decenni. Sebbene gli Stati si fossero già impegnati a combattere i cambiamenti climatici all‘inizio degli anni ‚90, essi hanno continuato a promuovere allegramente i combustibili fossili, l‘agricoltura dannosa per l‘ambiente e l‘espansione del trasporto privato e aereo.

Come è stato possibile?

La causa fondamentale dell‘attuale catastrofe climatica risiede nell‘incompatibilità tra una società sostenibile e la forma capitalistica di attività economica basata sul profitto e sulla crescita. La storia della crisi climatica è una storia di sfruttamento della natura da parte di un sistema economico orientato esclusivamente al profitto. Viviamo in una società in cui la maggioranza della popolazione non può decidere come e cosa si produce. In un mondo in cui la concorrenza e la massimizzazione dei profitti hanno l‘assoluta priorità, senza spazio per una pianificazione ecologica a lungo termine. Quindi, se gli avvertimenti degli scienziati sono stati ignorati per decenni, c‘è una buona ragione: nella nostra società, lo sfruttamento degli esseri umani e della natura continua a produrre ingenti e succulenti profitti.

Non siamo tutti sulla stessa barca!

Tutti sono colpiti dalla crisi climatica in un modo o nell‘altro. Ma non tutti nella stessa misura. Mentre alcuni stanno già fuggendo da siccità, temporali e inondazioni, altri possono nascondersi nelle loro ville climatizzate e sentirsi al sicuro grazie alle compagnie di sicurezza private. È quindi ovvio che costoro non siano interessati a misure efficaci contro il cambiamento climatico. Allo stesso tempo, molti di loro guadagnano molto denaro da attività che compromettono ambiente e clima.

Non deve quindi sorprendere che il presidente dell‘UDC, Albert Rösti, sia anche presidente di Swissoil, l‘organizzazione mantello dei commercianti di carburanti. Come per tutti i partiti di estrema destra in tutto il mondo, anche l’UDC parte in guerra contro gli attivisti ambientali, facendosi paladina del negazionismo di fronte al cambiamento climatico. Tutto questo fa parte della stessa ideologia disumana, razzista, misogina e omofoba con cui il diritto dominante giustifica quotidianamente la discriminazione, l‘oppressione e lo sfruttamento.

Ma nemmeno il cosiddetto „centro“ politico può contri¬buire alla lotta contro il cambiamento climatico. Prendiamo, ad esempio, lo zurighese Ruedi Noser (PLRT), membro del Consiglio degli Stati e della Commissione ambiente: sebbene si presenti come ambientalista liberale e sostenga l‘iniziativa sui ghiacciai, ciò non gli impedisce di far parte del consiglio di amministrazione di Crédit Suisse, che ama rimpolpare in modo cospicuo i propri profitti attraverso il sostegno alla produzione petrolifera. E mentre la terra sta letteralmente bruciando sotto lo sguardo inattivo di grandi aziende e governi, il PLRT sta ancora cercando di farci credere che le grandi imprese ad un certo punto scenderanno in campo e volontariamente prenderanno importanti iniziative per combattere la distruzione dell‘ambiente.

È il sistema che va cambiato, e subito!

La destra ha ragione su un punto: quando ci accusa di perseguire una politica di sinistra nella nostra lotta contro la distruzione ambientale. Perché di fatto una lotta efficace contro la catastrofe climatica non può essere separata da una lotta contro lo sfruttamento, il razzismo e la misoginia e per l‘uguaglianza, la solidarietà e la democrazia. In altre parole, la lotta contro la catastrofe climatica non può non essere anticapitalista.

E dobbiamo infatti essere consapevoli che non vi sono facili scorciatoie nella lotta contro la distruzione ambientale. Non vi sono, come vorrebbero farci credere – spesso da “destra“ e da “sinistra“ meravigliose tecnologie che, in tempi brevi, ci permetteranno di liberarci dall‘incubo del disastro climatico. Non c‘è modo di aggirare una necessaria e urgente radicale trasformazione del modo in cui consumiamo, produciamo, viaggiamo o ci nutriamo.

Un‘economia veramente sostenibile è possibile solo se tutti noi, insieme e democraticamente, saremo in grado di decidere come e cosa produrre. La sostenibilità è una questione decisiva di ordine sociale e non può certo essere lasciata al „mercato“.

Una trasformazione così radicale, tuttavia, è possibile solo se spezziamo il potere delle banche, delle multinazionali agricole, delle compagnie petrolifere e di altre grandi imprese. Una scheda elettorale ben riempita, un‘unica iniziativa popolare o una manifestazione una tantum non saranno sufficienti a fermare il disastro climatico. Ciò di cui c‘è bisogno è un ampio movimento di massa, organizzato democraticamente, che organizzi un’ampia mobilitazione a favore di una radicale trasformazione nelle strade e nelle piazze, nelle scuole e nelle università, sui luoghi di lavoro.

La manifestazione odierna dovrebbe essere il punto di partenza di un ampio movimento che riunisce lotte diverse. Solo in questo modo possiamo lottare per un futuro degno di essere vissuto.

Battiamoci…

Per una rapida e definitiva eliminazione delle energie fossili!

Per una radicale riduzione dell‘orario di lavoro, a parità di salario!

Per un controllo democratico sulla produzione da parte dei salariati e delle salariate!

Per un massiccio sviluppo del trasporto pubblico e una radicale limitazione del traffico privato e aereo!

Per un‘agricoltura conseguentemente ecologica e un controllo democratico e pubblico sulle aziende agricole!

* Testo del volantino che sarà distribuito dal Movimento per il socialismo in occasione della manifestazione nazionale per il clima di sabato 28 settembre.

 

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