Nuova interpellanza da parte del gruppo mps-pop-indipendenti, 3.10.2019

Negli scorsi giorni, a seguito di un goffo e maldestro tentativo della SUVA di togliere alcune misure di prevenzione verso il personale delle Officine FFS di Bellinzona, la problematica dell’amianto è tornata prepotentemente al centro del dibattito pubblico. Gli organi di stampa nei loro diversi articoli hanno ricordato che negli scorsi decenni l’amianto era un elemento con cui i salariati erano confrontati quotidianamente, ignari delle drammatiche conseguenze, Le testimonianze riportate dalla stampa sono eloquenti:

“… i collaboratori arrivavano a casa con l’amianto ancora fra i capelli…”

“L’approccio era molto superficiale. Finito il lavoro gli operai che avevano lavorato a contatto con la sostanza si toglievano la tuta recandosi nei normali spogliatoi”

“L’amianto era presente ovunque, nell’aria. Non solamente nelle carrozze, bensì pure nella sala dei motori e in Pittureria”.

“Le polveri, essendo leggerissime, in realtà vagavano nell’ambiente per settimane e con le correnti d’aria raggiungevano anche altre aree vicine dove non si effettuavano lavorazioni alla presenza di amianto”.

“Non ci si vedeva l’uno l’altro”

A tutto questo si può aggiungere che a partire dagli anni novanta il lavoro di risanamento delle carrozze fu esternalizzato. La ditta che prese l’appalto face capo soprattutto a personale assunto con contratti a durata determinata.Bisogna inoltre ricordare che da tempo all’interno dell’Officina FFS di Bellinzona sono attive delle strutture che occupano persone con andicap, occupate in particolar modo nei lavori di lavaggio degli abiti di lavoro. Queste brevi considerazioni, combinate alle conclusioni di diversi studi fatti a livello internazionale, permettono d’affermare che il problema dell’esposizione all’amianto alle Officine FFS di Bellinzona non poteva e non può, ancora di più oggi, essere circoscritto a poche decine di lavoratori.

Deve forzatamente essere esteso a tutte e tutti coloro che per ragioni professionali, famigliari o di vicinanza hanno avuto a che fare con l’Officina FFS di Bellinzona e l’amianto lì lavorato senza misure di sicurezza. A questo proposito bisogna ricordare che a poche centinaia di metri dalla parte sud dell’Officina FFS di Bellinzona da sempre è presente una delle scuole elementari della città di Bellinzona.

Nella stessa situazione si sono trovati coloro che hanno avuto a che fare, per ragioni lavorative, famigliari o di vicinanza, con le altre infrastrutture della manutenzione ferroviaria FFS di Chiasso e Biasca, delle FART di Locarno o della Lugano-Ponte Tresa; delle Officine idroelettriche sparse su tutto il Ticino, presso altre strutture industriali pesanti (vedi ad esempio la Monteforno) del settore edile ed artigianale e chi più ne ha, più ne metta.

Che la situazione sia grave è confermata dal fatto che anche il Ministero pubblico si sia sentito in obbligo, senza ricevere nessuna formale richiesta da parte di nessuno, d’avviare delle verifiche. Indipendentemente dal risultato che daranno tali verifiche, e da parte nostra non abbiamo grande fiducia nell’indipendenza della magistratura, un tale atto è di per se significativo.

Dal canto suo la SUVA, alla cui presidenza del CdA, vi è l’ex consigliere di stato Gabriele Gendotti, nella sua presa di posizione del 2 ottobre 2019 tenta di scaricare parte della responsabilità verso le FFS affermando che è il datore di lavoro responsabile della notifica del personale potenzialmente a rischio.

Come ormai consuetudine, a tacere è l’autorità cantonale. Autorità cantonale a cui la Legge sanitaria affida precisi e chiari obblighi di tutela della salute pubblica. Bisogna inoltre aggiungere che in Ticino, dal 1994, è in vigore una legge sul registro dei tumori.

Tra gli scopi di questo registro vi è anche la conduzione di studi specifici e la registrazione continua e completa dei nuovi casi di malattie tumorali diagnosticate alle persone residenti in Ticino, le analisi della frequenza e della distribuzione geografica-temporale delle malattie tumorali viste in un’ottica di ricerca eziologica mirata all’elaborazione e alla valutazione di misure di prevenzione, di diagnosi precoci e di monitoraggio.

Alla luce di queste considerazioni chiediamo al Consiglio di Stato:

1.     cosa intende intraprendere a tutela e prevenzione della salute pubblica per il caso legato all’Officine FFS di Bellinzona e, più in generale, per tutti i casi in cui in Ticino dei salariati e settori della popolazione sono stati o sono sottoposti al rischio d’inalazione d’amianto?

2.     cosa intende intraprendere affinché le FFS finalmente annuncino alla Suva tutto il personale che nel corso degli ultimi decenni ha lavorato alle o presso le Officine di Bellinzona?

3.     cosa intende intraprendere per informare gli altri ambienti a rischio: famigliari, vicini, allievi delle scuole elementari, ecc?

4.     non ritiene utile chiedere alla SUVA, per il tramite dell’ex consigliere di Stato e oggi presidente della SUVA Gabriele Gendotti, di giustificare le ragioni per cui si sono anteposte ragioni finanziarie e di risparmio ai controlli del personale FFS a rischio?

5.     Qual è la situazione complessiva, dal punto di vista del monitoraggio e del risanamento, degli edifici pubblici in Ticino, anche alla luce dei casi che, periodicamente, emergono di presenza di amianto (o di sostanze assimilabili) in edifici pubblici (ultimo, quello di due anni or sono al Liceo di Bellinzona e, qualche tempo prima, alla SCC pure a Bellinzona)?

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