Negli stessi giorni in cui a Lugano si celebrava il processo Consonni, un triste esempio di abusi salariali nei confronti dei lavoratori, ecco che viene annunciata una vera e propria operazione di dumping salariale e sociale effettuata dalla compagnia di assicurazione Helvetia nei confronti di una cinquantina di propri consulenti attivi in Ticino (assicurazione alla cui testa, nel nostro cantone, figura Michele Morisoli, l’”uomo cerca” del PLRT…)

La scelta proposta ai dipendenti è tra l’adesione ad una modifica verso il basso delle condizioni salariali (con l’introduzione di assurde ed illegali clausole retroattive) o la perdita del posto di lavoro: mai una illustrazione di cosa sia il dumping salariale è stata più chiara.

Alla base di tutto questo vi è certo la concorrenza sempre più esasperata nel settore assicurativo: una concorrenza che tuttavia ha come motore principale la volontà di chi dirige le aziende di mantenere o aumentare il tasso di redditività del capitale investito, attraverso un aumento dei profitti che, evidentemente, va a scapito delle remunerazioni dei salariati.

A conferma di questo basterà ricordare che Helvetia è una delle compagnie assicurative più remunerative: nel solo 2018 ha generato un utile di quasi mezzo miliardo (431 milioni). La sua quotazione in borsa negli ultimi anni, proprio in seguito ai profitti conseguiti incessantemente, ha subito un incremento cospicuo a tal punto da necessitare uno “splitting” del valore delle azioni (5 nuove azioni per una vecchia). Significativo, malgrado questo elemento appena ricordato, l’aumento del dividendo per il 2018, passato da 1 franco per azione a 24 franchi.

Questi attacchi contro le condizioni di salario e di lavoro avvengono  per due ragioni.

Da un lato perché il settore terziario soffre di una mancanza cronica di una presenza sindacale in grado di assicurare un minimo di protezione e di mobilitazione dei salariati.

Dall’altro la latitanza degli organismi pubblici (ispettorato del lavoro) di controllo e monitoraggio del mercato del lavoro. Gli strumenti e le forze a disposizione per un controllo serio del mercato del lavoro sono nettamente insufficienti.

Ed è in questo contesto che il mercato del lavoro in Ticino da tempo oramai è diventato un mercato selvaggio, nel quale vige la legge del più forte a scapito dei diritti di chi lavora, aprendo le porte a soprusi evidenti (come testimonia la vicenda Helvetia), mettendo con le spalle al muro lavoratori che non hanno strumenti di difesa.

Il caso in questione (così come altre vicende che ormai quasi quotidianamente ci segnalano il degrado  delle condizioni di lavoro dei salariati e della salariate in questo cantone) necessita , oltre alla necessità di un rilancio dell’azione di difesa sui luoghi di lavoro, anche proposte per rafforzare il controllo del mercato del lavoro e delle condizioni di salario e di lavoro.

Proprio perché cosciente di questa situazione, che negli ultimi anni non ha cessato di denunciare e di combattere, l’MPS lancerà la prossima settimana un’iniziativa popolare denominata “Rispetto per i diritti di chi lavora. Combattiamo il dumping salariale e sociale”. Un’iniziativa che vuole rafforzare in modo decisivo il controllo del mercato del lavoro e delle condizioni salariali offerte ai lavoratori e alle lavoratrici: un passo fondamentale nella lotta contro il dumping salariale e sociale.

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