LUGANO – Banchieri, imprenditori, manager. Politici e amministratori. E poi giornalisti, avvocati, lobbisti neonazisti. Un network sovranista al servizio della Lega di Matteo Salvini. Con base qui, nella “schermata” Lugano, il cuore politico-finanziario del Canton Ticino dove gli “agenti” di collegamento tra la Lega e gli uomini di Putin organizzano seminari, incontri, cene. Una rete che dalla Svizzera italiana porta dritto all’Hotel Metropol di Mosca: il luogo della tentata trattativa, che – secondo la Procura di Milano – , avrebbe dovuto convogliare 65 milioni di dollari nelle casse della Lega (l’ormai famosa cresta del 4%). Per capire questo intreccio ticinese, bisogna scavare nei rapporti tra persone che si conoscono da tempo. Alcune sono all’apice della carriera, altre si sono riciclate. Che cosa lega l’ex ministro e vicepremier Matteo Salvini, il presidente della Rai Marcello Foa (piazzato dal Capitano sulla poltrona più alta di viale Mazzini), il numero uno di Banca Intesa Russia Antonio Fallico (a capo dell’associazione “Conoscere Eurasia”), l’avvocato Andrea Mascetti (uomo chiave del sistema di potere della Lega, pure lui nel cda di Banca Intesa Russia), lo “sherpa” Gianluca Savoini (il play maker del Metropol; presidente di “Lombardia-Russia”), il filosofo post-nazista Aleksandr Dugin e il “signore nero” del populismo Steve Bannon? Che c’entrano questi nomi con Norman Gobbi (ministro delle Istituzioni del Canton Ticino), il miliardario Tito Tettamanti (mentore di Foa), e il meno referenziato Roger Etter, pregiudicato neonazista fotografato insieme a Salvini e al vicesindaco leghista di Luino Alessandro Casali?

Partiamo dal basso. Da Etter e dalla fotografia pubblicata una settimana fa da Repubblica. La villa di Rovio dove la sera del 24 febbraio 2003 l’ex politico svizzero spara in testa all’imprenditore Ernesto Zanini, è in vendita. Nessuno la compra. Etter – dopo 11 anni di carcere – si è trasferito in un appartamento dove custodisce libri e cimeli sulla gioventù hitleriana, sua passione con la Russia di Putin. In onore della quale, a maggio, fonda “Fratria”. La sede è a Lugano, negli uffici della Ticonsul SA. “Fratria” organizza eventi: quello clou è stato il 10 giugno, ospite d’onore Aleksandr Dugin. Il “Rasputin” di Putin, il teorico dell’egemonia dell’Eurasia venerato dalle formazioni di estrema destra. Fa capolino anche lui nell’affaire Metropol: il 17 ottobre, il giorno della visita del vicepremier Salvini a Mosca per l’assemblea di Confindustria Russia, e vigilia del “tavolo” tra Savoini e i russi, è ritratto fuori dall’albergo moscovita con Savoini e a Francesco Vannucci (il “terzo uomo” del Metropol, l’altro è Gianluca Meranda). I magistrati sospettano che Dugin abbia facilitato il gruppo italiano nei rapporti con Mosca («Aleksander ha detto che la cosa importante è che siamo solo noi», dice Savoini a Meranda, ndr). Sta di fatto che Etter, pregiudicato per tentato omicidio, porta Dugin a Lugano. Chi finanzia l’iniziativa all’hotel Pestalozzi? Su quali risorse può contare l’attivismo di Etter che abbraccia Salvini nella foto? Tra i filo-russi ticinesi, Etter è un peso piuma. I nomi che contano sono altri. In alto c’è Antonio Fallico, da 30 anni plenipotenziario di Banca Intesa Russia. Anche lui abita a Lugano. Come Foa, come Tettamanti, come Etter. Siciliano di Bronte, compagno di scuola di Dell’Utri che lo introdusse a Berlusconi (affare Gazprom con Putin), Fallico ha rapporti di lunga data con il Cremlino. È sempre stato lui il punto di riferimento della comunità economica italiana a Mosca. L’altro è Ernesto Ferlenghi, presidente di Confindustria Russia e vicepresidente esecutivo di Eni per Russia&Central Asia Market Development, il suo nome entra nel caso Metropol.

In uno degli audio dell’inchiesta milanese – quello in cui Savoini dice che «bisogna agire rapidamente per l’avvicinarsi delle elezioni europee» -, il presidente di “Lombardia-Russia” fa riferimento ai «contatti in Banca Intesa necessari per il passaggio del denaro». Forse sarebbero dovuti passare per il consigliere del cda Andrea Mascetti (lui ha smentito). Mascetti, avvocato varesino (incarichi in Cariplo e Italgas), è un militante della Lega dai tempi di Bossi. Con Fallico e Foa è presenza fissa ai forum svizzero-russi animati dal network di Salvini. Ventidue novembre 2017: seminario al palazzo dei Congressi di Lugano (promosso da Conoscere Eurasia con Banca Intesa). Tra i relatori, Fallico, Mascetti e il ministro Gobbi. La regola è che dove c’è Russia c’è Fallico. È lui l’ideatore dell’XI Forum economico euroasiatico il 24 ottobre 2018 a Verona: lo inaugura Salvini. E il moderatore? Il giornalista-manager Marcello Foa. Che con Fallico ha rapporti stretti. «La Russia non fallirà», gli dice nel 2016 il boss di Banca Intesa Russia in un’intervista non proprio incalzante. Tra gli sponsor di Foa c’è Tito Tettamanti, fondatore del gruppo Fidinam, specializzato nella consulenza fiscale internazionale con la creazione di strutture offshore. L’8 marzo 2018 la villa di Tettamanti a Castagnola accoglie un ospite di passaggio: Steve Bannon (diretto a Zurigo). Chi glielo porta? Foa, tra i pochi ammessi alla cena. «In Europa c’è l’avanguardia del populismo», spiegò l’ex stratega di Donald Trump. La tappa bannoniana a Lugano non fu casuale. Nemmeno, un anno dopo, quella di Dugin. In Ticino si vedeva spesso anche Savoini. Di lui Salvini si fidava. Ma sapeva anche che il “Nazi”, rivelatosi un po’ pasticcione, da solo non bastava per tenere rapporti con il cerchio economico di Putin. Al Capitano, Foa, l’aveva spiegato: il pezzo da novanta italo-russo era Fallico. L’uomo di punta dell’Eurasia e dell’asse Lugano-Mosca.

Dugin e Savoini fuori dal Metropol il 17 ottobre 2018

Foto di copertina: Alessandro Casali, Roger Etter e Salvini.

Fonte: https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2019/10/12/da-lugano-al-metropol-la-rete-sovranista-di-salvini10.html

Share This