Il rimpatrio forzato del giovane Mark e della sua famiglia è l’ennesima dimostrazione dell’assurdità della politica federale in materia di asilo e ripropone nuovamente il problema dei modi e delle procedure adottate dal dipartimento diretto da Nordman Gobbi. 
In primo luogo non si può che rallegrarsi dell’immediata e spontanea mobilitazione delle giovani e dei giovani della CSIA. Un’ulteriore dimostrazione che le giovani generazioni sanno indignarsi e reagire a delle ingiustizie.
Dalle informazioni trapelate dagli organi di stampa, ancora una volta le forze dell’ordine hanno agito senza la necessaria proporzionalità (ammesso che in un caso del genere esiste la proporzionalità) incarcerando e successivamente incatenando Mark e la sua famiglia.
Necessita inoltre una chiara risposta la ragione per cui si è proceduto al rimpatrio forzato anche se pendente un ricorso alla Commissione europea per i diritti dell’infanzia.
Chiediamo dunque al Consiglio di Stato: per quale motivo:

1.    Mark e la sua famiglia sono stati incarcerati presso il carcere della stampa?

2.    Mark durante il trasporto è stato ammanettato?

3.    il padre di Mark è stato immobilizzato alla sedia a rotelle con una camicia di forza?

4.    si è proceduto al rimpatrio pur essendo ancora pendente un ricorso?

5.    la polizia cantonale nella notte tra il 23 ed il 24 ottobre davanti al carcere della stampa ha  tenuto in stato di fermo per alcune ore dei compagni di scuola di Mark?

Per il Gruppo MPS-POP-Indipendenti


Simona Arigoni, Angelica Lepori, Matteo Pronzini

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