Pacchetto sociale: siamo sicuri?
15
milioni di “misure sociali” contro oltre 150 milioni di sgravi per le aziende e
i benestanti: è il nuovo patto di palazzo che il Consiglio di Stato sottoporrà
ai cittadini, con il sostegno della maggioranza dei partiti.
Quella
che viene pomposamente chiamata “Riforma sociale” in realtà è solo un parziale
dietrofront a cui le autorità sono costrette visti gli effetti deleteri dei
provvedimenti adottati nel recente passato.
Grazie
ai tagli operati nel settore sociale negli ultimi cinque anni il cantone ha
ridotto il suo impegno finanziario “a favore delle fasce più deboli e del ceto
medio” di 53 milioni l’anno: 30 milioni in meno di sussidi di cassa malattia e
oltre 23 milioni in meno di assegni integrativi e di prima infanzia[1].
Il
“miracolo” del “risanamento” delle finanze si spiega se proprio bisogna
attribuire un “merito” al governo, proprio con questi pesanti tagli in materia
di sussidi sociali. A cui si è aggiunta una lievitazione delle entrate fiscali
(e del patrimonio pubblico – BancaStato, Banca Nazionale, etc.) sulle quali il
governo non può vantare alcun merito.
Dal
2014 circa 30’000 persone hanno perso il diritto ai sussidi di cassa malattia:
eppure non era difficile prevedere che i premi sarebbero costantemente
aumentati facendo lievitare anche il numero di persone ormai non più in grado
di pagarli.
Infatti
gli assicurati morosi in cinque anni sono passati da 233 a oltre 22’000 e le
persone private di cure sono quasi quintuplicate.[2]
Il Consiglio di Stato oggi ha pure la faccia tosta di sostenere che con le sue
proposte ha dimostrato di “credere
fermamente nella necessità di sostenere le fasce della popolazione
economicamente più deboli”.
Inoltre
con il “Pacchetto di misure per il
riequilibrio delle finanze cantonali” del 2016 un migliaio di famiglie sono
state private degli assegni integrativi e di prima infanzia, che permettevano
loro di arrivare a fine mese. In quell’anno il numero di persone in assistenza
ha subito un aumento record del 12,7%. Dando prova di notevole cinismo, sono
stati levati gli aiuti anche alle famiglie di disoccupati, sottoccupati e
indipendenti sostenendo che questo li avrebbe spinti a lavorare di più. Oggi ci
si “accorge” che scaricandoli in assistenza si è ottenuto l’effetto contrario.
L’introduzione del “computo del reddito ipotetico” ha portato a una situazione
delirante nella quale alle persone più bisognose è stato tolto un necessario
sostegno calcolando un reddito inesistente, mentre parte del reddito effettivo
degli azionisti non viene tassato facendo finta che non esista.
Un
riforma implicherebbe un cambiamento di sistema basato su un’analisi dei reali
bisogni della popolazione. Quelle presentate oggi sono misurette “taia e medega” che servono solo per far
accettare 150 milioni di sgravi a pioggia ad aziende e a chi non ne ha bisogno
e che andranno a sommarsi ai 52,5 milioni già concessi con la riforma fiscale e
sociale cantonale. Di ricatto in ricatto, si tolgono risorse allo stato con la
solita politica del “piove sul bagnato” e per la maggioranza della popolazione
rimangono solo le briciole.
Se la
politica è occuparsi del bene comune, questo governo ha dimostrato ancora una
volta di non essere in grado di svolgere il suo compito; o, meglio, di essere
interessato principalmente al bene di una piccola minoranza di privilegiati.
[1] 7655 R2, Rapporto di minoranza della
Commissione gestione e finanze sul messaggio 11 aprile 2019 concernente il
Consuntivo 2018, 3 settembre 2019
[2] Idem