È una costante l’uso della menzogna più spudorata nelle guerre imperialiste. Erdogan, che ha a lungo accettato o direttamente organizzato il passaggio di veri terroristi dell’Isis attraverso le sue frontiere, oggi definisce “Fonte di pace” l’invasione del nord della Siria per scacciarne i curdi, bollati in blocco come terroristi. Lo può fare impunemente perché un gran numero di governi, non solo quelli direttamente interessati, usano definire così chi li critica o li combatte. Lo ha fatto nella stessa Siria Assad, lo ha fatto al Sisi in Egitto, la Cina nei confronti degli Uiguri del Xinjiang, lo hanno fatto tutti quelli che sono stati allarmati dalle primavere arabe del 2011, assicurandosi così l’impunità per ogni forma di repressione. Ma sulla più spudorata menzogna si basavano, per giustificarsi, le “missioni internazionali” contro l’Iraq, l’Afghanistan, la Somalia, e tutta la politica europea e statunitense nello sfortunato Vicino Oriente.

Il governo italiano, la cui politica estera è momentaneamente affidata a due perfetti analfabeti in materia, intanto parla col portaborse di Trump Stoltemberg di un “ruolo centrale della NATO” nel garantire la pace, come se la Turchia non facesse parte di questa organizzazione, per giunta come “azionista di maggioranza”: ha il più forte esercito dopo quello degli Stati Uniti. Un esercito largamente equipaggiato con armi micidiali prodotte in parte anche in Italia.

Intanto “la Stampa”, attenta propagandista di questa politica avventurista, esalta il fatto che in Islanda ci sono già piloti italiani, i primi a usare gli F35 “per difendere i cieli dell’Islanda”. Un esempio di “eccellenza italiana”, dichiara il “nostro” ambasciatore nel piccolo Stato che non ha sue forze armate, ma “ospita le forze della NATO, ma a loro cura e spese”. In prima pagina il titolo è ancora più enfatico, da bollettino di vigilia di guerra: “Gli F35 italiani pattugliano in Islanda i confini aerei della NATO”. Ma chi li minaccia?

La vera minaccia emerge nello stesso articolo da dichiarazioni di anonimi “uomini dell’aeronautica” che forniscono a Francesco Grignetti una versione allarmante: “Il pilota […] può anche cambiare missione in volo perché ha tutto a disposizione, dai missili al cannone, agli apparati di intelligence e di guerra elettronica”. La fonte è anonima, perché si copre col “segreto militare”, ma c’è abbastanza da avere paura dell’onnipotenza di questi piloti e soprattutto della loro formazione culturale ed etica. Chi li ha scelti lo ha fatto in base alla colossale menzogna che per una missione umanitaria e pacifica, e soprattutto difensiva bisogna avere dei cacciabombardieri (arma offensiva per definizione) e a portata di pulsante la scelta del pilota tra missili e cannoni.

Chi ha deciso, in governi di ogni colore, l’acquisto degli F35 faceva senza dubbio parte della categoria degli ipocriti, e nella fase più recente di quella degli ignoranti, che scopiazzano qualche frase di discorsi degasperiani, o si trincerano dietro una citazione di Berlinguer sull’ombrello della NATO.

Conte e l’ineffabile Di Maio per giunta si vantano dei milioni che forse potrebbero essere “risparmiati” con la riduzione dei parlamentari, mentre la spesa militare diretta italiana si misura in miliardi. Quattordici solo per gli F35 già prenotati, a cui si aggiungono le spese continue per aggiornare il software (per il quale la Lockheed Martin esige mezzo miliardo di dollari indispensabili per far funzionare quelli già consegnati). Ma non sono solo i due parvenu ad avallare l’accondiscendenza alle richieste statunitensi di aumento dell’impegno dell’Italia nelle spese militari. È in prima linea a raccontare balle sul “ritorno anche in termini economici” dell’acquisto degli F35 anche il ministro PD della Difesa Lorenzo Guerini, che immagina sia possibile un rafforzamento dell’indotto “della piccola e media impresa che ruota intorno alla produzione e manutenzione degli F35”. Quando si impegnano, i PD non sono secondi a nessuno nel mentire.

Ma torniamo alla Siria. I nostri governanti non sanno come reagire alla dubbia notizia del ritiro di 50 o 100 soldati statunitensi dal nord della Siria, senza capire che il loro spostamento di qualche decina di chilometri non è solo una misura prudenziale per evitare reazioni interne nel caso che divenissero “vittime collaterali”, ma ha anche lo scopo dell’allontanamento di possibili testimoni di una probabile pulizia etnica. Qualcosa di simile al ruolo degli ufficiali di collegamento tedeschi presenti in Turchia durante la strage di armeni nella Grande Guerra, che furono allontanati dalle zone dei massacri.

Il ruolo delle istituzioni europee d’altra parte in questa vicenda è pressoché nullo, quando non è apertamente complice: non hanno il coraggio nemmeno di reagire verbalmente alla evidente incoerenza di un Trump sempre più imprevedibile, un analfabeta che si autocertifica proclamando la sua “incommensurabile saggezza”. Per mettere a tacere chi nel suo paese e nel suo stesso partito critica l’abbandono di un alleato prezioso, Trump è arrivato a dichiarare che gli Stati Uniti non sono “mai stati alleati dei curdi” … dato che questi non c’erano nello sbarco in Normandia (cioè nell’unico episodio della lunga e tragica Seconda Guerra Mondiale che Trump conosce vagamente e cita).

In questa difficile fase, in cui sarebbe possibile ancora arrestare Erdogan (anche se gli appoggi più o meno espliciti di Putin e di molti altri soggetti gli lasciano via libera), che l’Italia sia rappresentata da un governo pericolosamente inadeguato oltre che in piena continuità con quelli che l’hanno preceduto può trascinarci in conflitti ben più pericolosi; come minimo può provocare nuove correnti di disperati in fuga da guerre e deportazioni, che si aggiungerebbero a quelle provocate dalle guerre precedenti e soprattutto dal dissesto ambientale in molte parti del mondo: ma come poteva essere diversamente se questo governo si basa su un Parlamento screditato più che mai? La grottesca sceneggiata del voto sulla riduzione del numero dei parlamentari, con giravolte di ogni genere, accompagnate da impudiche dichiarazioni tipo “questa legge mi fa schifo ma la voto”, aumenterà probabilmente l’indifferenza e la passività.

Mentre il mondo brucia.

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