Qual è il compito dell’amministratore di una società anonima? Amministrare questa società, pensare al suo sviluppo, guardare al suo futuro, anticipare e prevedere quel che succede attorno a sé. Insomma vigilare che questa società possa affrontare quelle che vengono chiamate le “sfide del futuro”.

Se questo è il compito dei membri di un consiglio di amministrazione, allora non vi sono dubbi: coloro che hanno fatto parte, in questi anni, del consiglio di amministrazione di Lugano Airport Sa (Lasa), la società che gestisce l’aeroporto di Lugano, in rappresentanza dei partiti maggiori, hanno fallito.

Hanno fallito perché sono stati incapaci di vedere e prevedere quello che stava succedendo; hanno fallito perché hanno sperperato denaro pubblico, chiedendo a più riprese soldi che non sono mai riusciti a far decollare l’azienda; hanno fallito perché così facendo hanno messo su un binario morto non solo la società ma il futuro professionale di chi in questa e con questa azienda lavora.

Un bilancio fallimentare, che vede implicato il bel mondo della politica che in questi anni ha fatto parte del CdA di LASA. Tutti personaggi che ora cercano di giustificarsi addossando ad altri, a fattori “esterni”, la situazione.

Un po’ come quegli studenti che, di fronte al loro fallimento, ne attribuiscono la responsabilità alla severità dei professori nell’assegnazione delle note o al fatto di essere stati “sfortunati” nelle prove che hanno dovuto affrontare. Mai sorge in loro il dubbio che non abbiano studiato, che non si siano applicati, che non abbiano visto arrivare le difficoltà e riflettuto a come affrontarle.

A guidare il gruppo di questi falliti e incapaci è la componente leghista, con Borradori al comando della città e Zali a rappresentare il Consiglio di Stato: cioè i rappresentanti dei due maggiori azionisti. E prima di loro vi aveva spadroneggiato Giuliano Bignasca. Senza dimenticare gli altri partiti politici, dal PLRT al PPD al PS: tutti hanno dato il loro contributo a far funzionare la baracca in un certo modo, senza rendersi conto della valanga che stava per investirli.

Per queste, ed altre ragioni, questa classe politica non merita alcuna fiducia ed alcun sostegno. E l’unica cosa sensata che oggi si può fare è mettere mano ad un piano di riconversione che permetta ai lavoratori e alle lavoratrici di trovare un nuovo posto di lavoro, senza conseguenze sul piano economico e sociale.

Ma dovranno essere altri a gestire questo piano: non certo una classe politica che ha dimostrato la propria inettitudine.

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