Da sempre contestiamo l’idea diffusa che gli sgravi fiscali siano la via maestra per avviare quella politica virtuosa che porterebbe occupazione e benessere al Cantone: in termini di occupazione, di salari, persino di gettito fiscale.

Vorremmo presentare due esempi, di due aziende importanti e mostrare come queste aziende, beneficate in termini fiscali, in realtà prendano molto più di quanto non concedano e che l’obiettivo dovrebbe essere diverso: non dare ma ottenere da loro almeno una piccola parte dei benefici che conseguono proprio sfruttando il Ticino come sito produttivo.

Si tratta sicuramente di aziende “virtuose”, quelle che ci pare di capire piacciano agli amici socialisti: aziende  che producono, sono “svizzere”, pagano imposte, etc. etc.

La prima è la Mikron che ha annunciato, negli scorsi giorni, l’intenzione, per un numero importante di dipendenti, di ricorrere alla disoccupazione parziale.

Un’azienda che viene da anni di ottimi risultati. Basti ricordare che nel 2018 l’utile netto per collaboratore è passato dai 784 Fr. a 8’584 FR.: una progressione eccezionale. Per gli azionisti (tra i quali spicca, con il 46% la holding del gruppo Amman, quella dell’ex consigliere federale) tra dividendi e riacquisto di azioni hanno ricevuto qualcosa come 5 miliardi di franchi, quattro volte più di quanto avevano ricevuto nel 2017. La festa continua: nel rapporto di metà 2019 il consiglio di amministrazione segnalava uno sviluppo eccezionale degli affari, con una cifra d’affari in aumento del 14% rispetto al primo semestre del 2018, e un EBIT (l’utile operativo lordo prima delle deduzioni per interessi e imposte) in aumento del 40% e un utile netto in progressione del 25%.

Di fronte a tanta grazia degli ultimi due anni e mezzo (per non andare agli anni precedenti, tutti chiusi con utili e dividenti agli azionisti), c’à da chiedersi legittimamente se questo ricorso alla disoccupazione parziale non sia sostanzialmente fatto per mantenere un tasso di redditività elevato anche nel 2019, accollandone il carico ai lavoratori (che subiranno comunque una riduzione dei salari) e alla cassa disoccupati (in parte pagata dai lavoratori).

Un secondo esempio, la Swatch, fiore all’occhiello dell’imprenditoria svizzera, innovatrice a livello tecnologico, come ama ripetere il direttore dell’AITI ogni volta che parla di sito produttivo in Ticino di questa azienda.

Ebbene, qual è il vantaggio di posizionarsi in Ticino per questa azienda? Oltre a trovare terreno disponibile per le sue fabbriche, essa può pagare salari mediamente inferiore di 500 franchi al mese per ogni dipendente rispetto a quanto pagherebbe in altri cantoni (compresi anche quelli di frontiera come, ad esempio, il Giura). Questo significa circa 6’000 per dipendente all’anno. Swatch conta oltre un migliaio di dipendenti in Ticino. Facendo i conti della serva significa che, ad essere in Ticino, ci guadagna solo in salari diretti, 6 milioni di franchi all’anno. Se vi aggiungiamo gli altri oneri salariali risparmiati (oltre a sgravi fiscali e sussidi vari) diciamo che la presenza in Ticino per Swatch significa un utile maggiorato (rispetto ad un altro sito) di circa una decina di milioni all’anno.

Le ricadute per il Cantone sono note: manodopera quasi totalmente frontaliera (quindi un contributo nullo dal punto di vista della lotta alla disoccupazione), aumento del traffico in modo esponenziale con disagi ambientali dei quali il Mendrisiotto soffre, e così via.

Non contenti di tutti questo ecco che voi state discutendo, dopo la riforma fiscale dello scorso anno, dopo la RFFA, di beneficare ulteriormente aziende come questa che già gode, grazie al Ticino, di benefici milionari.

Potremmo moltiplicare gli esempi, anche quelli riguardanti il settore finanziario, la cui dinamica è sostanzialmente la stessa. E potremmo dimostrare, come abbiamo fatto per queste due aziende, che il problema è esattamente l’opposto dei termini con i quali viene presentato. Ed è per questo che una proposta come quella di un moltiplicatore  specifico a livello comunale per le persone giuridiche, oltre ad essere una mostruosità dal punto di vista fiscale (con conseguenze imprevedibili a medio termine), deve essere definito per quello che è: una vergogna. Non vi sono altre parole per qualificare questo modo di agire!

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