Mikron, lavoro ridotto, licenziamenti e…sgravi fiscali

Interpellanza al Consiglio di Stato:

Mentre il Cantone
(complice il governo al completo e la maggioranza del Gran Consiglio) continua
la sua politica di sgravi fiscali (pensiamo alla recente riforma fiscale,
oggetto del referendum tuttora in corso e per il quale invitiamo a raccogliere
le firme) le aziende ringraziano a colpi di licenziamenti.

È il caso della Mikron
che, proprio oggi, ha annunciato la soppressione di circa 25 posti di lavoro ad
Agno (pari a circa il 7% della manodopera occupata). Questo dopo aver
annunciato (e forse ottenuto) il ricorso alla disoccupazione parziale.

Una simile decisione,
oltre che uno schiaffo al governo e ai partiti maggiori così comprensivi e
positivi verso le aziende e il loro “contributo” allo sviluppo dell’economia
cantonale, mostra di quale pasta siano fatte queste aziende. Che non sono
nemmeno sfiorate dal ridicolo quando, come fa Mikron nel suo comunicato di
annuncio dei licenziamenti, promette che attuerà la riduzione del personale in
modo “socialmente responsabile”. Come se licenziare il 7% del proprio personale
non comporti alcuna irresponsabilità sociale.

D’altronde questo
atteggiamento e questi licenziamenti erano annunciati. Poche settimane fa,
proprio intervenendo sulla riforma fiscale, avevamo attirato l’attenzione su
questo aspetto (aziende che fanno profitti, licenziano e incassano sgravi
fiscali) portano alcuni esempi di aziende: avevamo fatto allusione al gruppo
Swatch e proprio alla Mikron. Osservazioni e appelli rimasti inascoltati dal
governo.

Nello stigmatizzare il
fatto che essa avesse annunciato il ricorso al lavoro ridotto, scaricando cioè
i costi dell’operazione sui lavoratori e sull’ente pubblico, avevamo ricordato
come “Mikron sia un’azienda che viene da
anni di ottimi risultati Nel 2018 l’utile netto per collaboratore è passato dai
784 FR. a 8’584 FR.: una progressione eccezionale. Per gli azionisti (tra i
quali spicca, con il 46% la holding del gruppo Amman, quella dell’ex
consigliere federale) tra dividendi e riacquisto di azioni hanno ricevuto
qualcosa come 5 miliardi di franchi, quattro volte più di quanto avevano
ricevuto nel 2017. La festa continua: nel rapporto di metà 2019 il consiglio di
amministrazione segnalava uno sviluppo eccezionale degli affari, con una cifra
d’affari in aumento del 14% rispetto al primo semestre del 2018, e un EBIT
(l’utile operativo lordo prima delle deduzioni per interessi e imposte) in
aumento del 40% e un utile netto in progressione del 25%.

Di fronte a tanta grazia degli ultimi due anni e mezzo (per non andare agli anni precedenti, tutti chiusi con utili e dividenti agli azionisti), c’è da chiedersi legittimamente se questo ricorso alla disoccupazione parziale non sia sostanzialmente fatto per mantenere un tasso di redditività elevato anche nel 2019, accollandone il carico ai lavoratori (che subiranno comunque una riduzione dei salari) e alla cassa disoccupati (in parte pagata dai lavoratori)”.

A titolo abbondanziale (e a
conferma della spregiudicatezza aziendale nello “sfruttare” i salariati, la
forza lavoro), aggiungiamo questo estratto dal comunicato sull’esercizio 2018: “Fatturato e portafoglio ordini. Con un fatturato annuo di 314,7 milioni di CHF, il Gruppo Mikron ha
superato del 26,6% il dato di 248,5 milioni di CHF dell’anno precedente. Mentre
Mikron Machining Solutions è riuscita a incrementare il fatturato del 29,2%, il
segmento Automation è cresciuto del 24,6%. Alcuni stabilimenti di produzione ad
inizio 2018 non erano ancora interamente sfruttati. Nel corso dell’anno la
situazione è andata progressivamente migliorando e la maggior parte delle
affiliate a fine 2018 evidenziava un buon sfruttamento delle capacità. Il
settore utensili e service è ancora sovraccarico, il che si traduce in lunghi
tempi di consegna. Mikron ritiene che la domanda in questo settore resterà
costante e pertanto ha potenziato le relative capacità. Il portafoglio
ordinativi del Gruppo Mikron a fine 2018, pari a 195,7 milioni di CHF, ha
superato del 24,5% il dato di fine 2017

Alla luce di queste considerazioni
chiediamo al governo:

1.La
Mikron ha effettivamente beneficiato di indennità per lavoro ridotto negli
ultimi due anni?

2.
Se sì, quali sono state le motivazioni che hanno convinto l’Ufficio del Lavoro
ad autorizzare il ricorso al lavoro ridotto? E
in che misure quelle motivazioni vengono oggi smentite dalla decisione
annunciata dall’azienda?

3.
A quanto ammontano le indennità per lavoro ridotto versate alla Mikron?

4.
Intende il governo, attraverso i suoi organismi, intervenire in un vicenda
nella quale appare evidente che la Mikron antepone chiaramente i propri
obiettivi di redditività alla sua tanto declamata “funzione sociale” quale
imprenditore?

5.
Non pensa il governo che sarebbe utile, in nome della trasparenza sempre
declamata e della possibilità di verificare gli obiettivi annunciati dalla
riforma fiscale, rendere noto quale è il contributo fiscale della Mikron e
quali saranno i vantaggi presumibili per questa azienda dalla riforma fiscale
qualora essa dovesse entrare in vigore?

Per il gruppo MPS-POP-Indipendenti

Matteo Pronzini, Angelica Lepori,
Simona Arigoni