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La stragrande maggioranza dei salariati riceve un salario mensile pagato 13 volte. Se, ad esempio, qualcuno sostiene di guadagnare 4’000 franchi al mese, questo significa che il suo salario annuale sarà di 52’000 franchi. È questa la condizione salariale alla quale fanno riferimento decine e decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici di questo Cantone: impiegati del Cantone e dei Comuni, postini, ferrovieri, impiegati di commercio, venditori e venditrici, mutatori, falegnami, etc.

Per valutare e raffrontare la nuova proposta di salario minimo legale che i partiti di governo propongono al Gran Consiglio per adozione è quindi necessario tradurre il salario approvato in salario annuale e poi in salario mensile su 13 mensilità, come avviene per la stragrande maggioranza dei salariati.

Il calcolo è presto fatto. Un salario orario di Fr. 19.50 per 41,5 ore lavorative (orario medio) per 52 settimane dà un salario annuale di 42’000 franchi, pari a 13 mensilità di 3’237 Fr. È questo il salario di riferimento attorno al quale si deve discutere. Un salario che, nel 2024, arriverebbe a Fr.20.50, che corrisponde 3’400 franchi mensili.

Si tratta di un salario del 41% al di sotto del salario mediano che, in Ticino, nell’ultimo rilevamento del 2016 era di 5’563.

Non poteva che andare a finire così: lo avevamo detto fin dal lancio dell’iniziativa dei Verdi per un salario minimo legale in Ticino. La formulazione dell’iniziativa, che ubbidiva ai limiti legali vigenti rinunciando a fissare un salario minimo, non poteva che avere un esito infausto e arrivare a proporre un salario minimo legale che non permetterà a nessuno di vivere.

Le conseguenza, sul medio termine, potrebbero essere drammatiche. È evidente che un salario minimo legale così basso (che si applica a lavoratori e a lavoratrici qualificati e non qualificati) non solo non combatterà il dumping salariale, ma concorrerà promuoverlo ulteriormente. In altri termini questo livello così basso attrarrà verso di sé, verso il basso, tutto il sistema salariale cantonale. Un sistema che negli ultimi anni è stato spinto già abbondantemente verso il basso.

Si ripete, su scala più ampia, quello che già è avvenuto attraverso l’introduzione dei contratti normali di lavoro in questi anni che hanno di fatto imposto quello che abbiamo qualificato come un vero e proprio dumping di Stato: la proliferazione di salari minimi legali (anche in professioni qualificate) attorno ai 3’000 Fr. mensili. Senza che tutto questo abbia in qualche modo impedito il propagarsi del dumping salariale.

Le conseguenze vi saranno anche a livello dei contratti collettivi di lavoro (CCL): per quale ragione, in settori dove l’offerta di manodopera è elevata e i salari fissati nei CCL sono più alti di quello minimo legale, i datori di lavoro dovrebbero continuare a firmare dei CCL?

Ricordiamo che in Ticino era già stata presentata un’iniziativa popolare da parte dell’MPS una decina di anni fa, iniziativa che il Parlamento cantonale aveva rifiutato ritenendola non ricevibile (si trattava di un salario minimo di 4’000 Fr. per 13 mensilità).

Fin dalla presentazione dell’iniziativa da parte dei Verdi, come detto, avevamo sostenuto che si trattava di un errore presentare un’iniziativa che il diritto vigente e la giurisprudenza avrebbe spinto ad essere non un vero salario minimo legale, ma una sorta di salario sociale, inadeguato a combattere il fenomeno del dumping salariale.

È quanto sta succedendo: i Verdi ci hanno servito una vera e propria polpetta avvelenata, consegnando uno strumento a chi vuole di fatto legalizzare la miseria. Con questa proposta passa l’idea che lavorare a tempo pieno e duramente per poco più di 3’000 franchi al mese è del tutto legale: e quindi accettabile. Una ragionamento che ha ripercussioni anche nei confronti dei disoccupati, costretti ad accettare qualsiasi lavoro pagato al minimo legale: anche quando il loro lavoro precedente, il loro salario precedente, la loro formazione erano nettamente più elevati. Anche questa dinamica rischia di dare un pesante contributo ad un ulteriore sviluppo del dumping salariale.

Stupisce infine che tutti coloro (come il PS) che in passato avevano giurato e spergiurato che mai avrebbero accettato un salario minimo legale al di sotto dei 20 Fr. accettino ora una soluzione che appare tra le varianti peggiori ipotizzate negli ultimi mesi.

E a poco vale il ragionamento che vorrebbe che, grazie a questo minimo salariale legale sarà possibile sanare situazioni con salari bassi ben al di sotto di questo limite. In realtà l’introduzione di un salario minimo legale così basso non sanerà queste situazioni, ma tenderà a peggiorarle. Questo poiché tali situazioni, spesso denunciate, nascono in particolare dall’assoluta mancanza di controllo sul mercato del lavoro. Un controllo che invece andrebbe rafforzato con urgenza come chiede l’iniziativa popolare attualmente in corso lanciata dall’MPS “Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale!”. La realizzazione delle proposte contenute in questa iniziativa (notifica di tutti i salari e i contratti di lavoro, degli scioglimenti dei contratti, potenziamento dell’ispettorato del lavoro, etc.) rappresenterebbero veramente un passo avanti ben più importante nella lotta al dumping rispetto alla proposta di salario minimo legale presentata al Parlamento.

Il gruppo MPS-POP-Indipendenti in Gran Consiglio non approverà quindi questa proposta.

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