Burnout, mobbing aziendale e licenziamenti silenziosi: cosa è stato fatto in Ticino per evitare l’aumento dei casi?

Interrogazione al Consiglio di Stato, gennaio 2020

I casi di burnout e di
malattie psichiche legate al lavoro in Svizzera sono aumentati in maniera
esponenziale, secondo un recente articolo della NZZ am Sonntag. “Appena in
una ditta aumenta la fluttuazione o vengono soppressi impieghi registriamo un
balzo delle malattie psichiche”, ha spiegato al settimanale Andreas Heimer
di PK Rück. Visto il susseguirsi di “ristrutturazioni” e la moda di ridurre
personale per comprimere i costi, l’incremento delle ripercussioni negative sui
lavoratori non stupisce più di tanto.

Secondo gli esperti le
imprese avrebbero per troppo tempo sottovalutato il problema, ma a guardare
bene le cifre sembra addirittura che alcune aziende lo abbiano favorito per
sbarazzarsi di lavoratori, in particolare quelli considerati anziani e quindi “costosi”.
In Ticino abbiamo casi eclatanti legati al settore bancario. Il Call Center di
Credit Suisse di Chiasso è finito sotto i riflettori per gli spregiudicati
metodi di gestione del personale: i media hanno parlato di obbiettivi
impossibili da raggiungere imposti ai dipendenti, di ansia da prestazione
intrattenuta dai quadri, di mobbing aziendale e umiliazioni. Si è pure detto
che molte “partenze volontarie” in realtà erano licenziamenti imposti. Il
portale Ticinonline, il 30 agosto 2018, segnalava che un ex dipendente –
dimessosi per problemi di salute – ha sporto denuncia all’Ufficio
dell’ispettorato del lavoro (che ha confermato di aver ricevuto la
documentazione). Da allora però non si più saputo nulla.

Un altro caso simile
ha coinvolto la Corner Bank di Lugano. Nel 2017 l’istituto ha registrato un record
di utili di 56,3 milioni, ma ha licenziato una ventina di persone, fra cui
molti lavoratori cosiddetti “anziani”. Per sostituirli, la banca avrebbe
assunto almeno in parte giovani alle prime armi o frontalieri. Anche in quel
caso si era parlato di una riorganizzazione interna che ha causato stress, licenziamenti,
dimissioni e casi di burnout. Un dipendente – dato per disperso dopo un
colloquio con il suo superiore e ritrovato il giorno dopo in stato confusionale
– ha denunciato la banca per licenziamento abusivo. Neppure di questo caso si è
saputo più nulla.

Più in generale
sappiamo che il settore finanziario ha operato negli ultimi anni “licenziamenti
invisibili”, cioè messi in atto senza una procedura di licenziamento collettivo
e quindi in assenza di misure di accompagnamento verso una nuova occupazione,
per “sbarazzarsi” di collaboratori spesso ultracinquantenni. I dipendenti
vengono licenziati improvvisamente, senza preavviso, poco alla volta per
risparmiare sul piano sociale. “Così non si accompagna il lavoratore, lo si
condanna a morte”, ha dichiarato l’avvocata Natalia Ferrara alla RSI[1].
Questi dipendenti vengono poi spesso sostituiti con altri lavoratori meno
“costosi”. Secondo l’ASIB nelle banche ticinesi ci sono salari da 3’000 franchi
al mese e vi sarebbe un numero sospetto di contratti di stage.

Questi metodi indegni
non sono limitati al settore bancario, semplicemente per quest’ultimo
disponiamo di maggiori informazioni grazie ai media. D’altra parte il Consiglio
di Stato si ostina a promuovere la teoria della “Responsabilità sociale delle
imprese”, che prevede di dare larga eco se un’azienda fa qualcosa di positivo,
ma di tacere tutto quanto avviene di negativo. Impossibile quindi per i comuni
cittadini forgiarsi un’idea precisa di quanto sta avvenendo nel mondo del lavoro
ticinese.

Chiediamo pertanto al
Lodevole Consiglio di Stato:

  1. Quale
    strategia ha messo in atto il cantone per scoprire ed evitare i licenziamenti
    invisibili?
  2. Chi
    controlla che il numero di licenziamenti operati sull’arco di più mesi
    rientrino nell’obbligo di annuncio alle autorità competenti e/o di adottare un
    piano sociale?
  3. Il cantone
    non ritiene necessario organizzare una campagna informativa a tappeto per
    spingere i dipendenti a denunciare i casi di licenziamenti invisibili, mobbing
    e bossing alle autorità preposte? È evidente che le campagne di
    sensibilizzazione delle aziende in questi casi non servono a nulla visto che
    c’è la volontà di non rispettare le disposizioni
  4. Quante denunce
    per mobbing aziendale, bossing o licenziamenti invisibili sono giunte alle
    autorità competenti?
  5. Come
    agiscono le autorità in questi casi?
  6. Se un
    dipendente licenziato segnala casi di mobbing, bossing o licenziamenti
    invisibili le autorità cantonali gli garantiscono l’anonimato?
  7. Quante
    aziende si sono rivolte al Laboratorio di psicopatologia del lavoro negli
    ultimi anni per evitare situazioni di burnout, bossing e stress?
  8. In base
    alla L-rilocc:

Art. 211I datori di lavoro segnalano
tempestivamente al servizio competente:

a)…[30]

b)i
licenziamenti per motivi economici e le cessazioni di attività che concernono
almeno sei dipendenti sull’arco di due mesi;

c)i dati
richiesti per l’allestimento delle statistiche sul mercato del lavoro;

d)i
licenziamenti per motivi economici di ogni persona anziana ai sensi della LADI

8a-
Quante segnalazioni sono giunte negli ultimi anni per licenziamenti di almeno
sei per persone e per licenziamenti di persone considera anziane?

8b-
I servizi competenti controllano che il numero di persone licenziate dallo stesso
datore di lavoro superi la soglia per l’adozione di un piano sociale?

8c-
I servizi competenti lavorano in collaborazione con gli URC per scovare e
sanzionare chi non rispetta l’obbligo di annuncio o di piano sociale?

8d-
I servizi competenti allestiscono una statistica delle persone licenziate in
base agli annunci suddivisi per età, formazione e ramo economico?

  • Quante
    denunce per licenziamenti abusivi sono state presentate in magistratura negli
    ultimi anni?
  • In quali
    sanzioni incorrono le aziende che non rispettano l’obbligo di annuncio o di
    adottare un piano sociale? Quante sanzioni sono state inflitte negli ultimi
    anni in Ticino?

Per il gruppo MPS,
Pop, Indipendenti

Angelica Lepori,
Simona Arigoni Zuercher,  Matteo Pronzini


[1] https://www.rsi.ch/news/oltre-la-news/Licenziamenti…-invisibili-10416818.html