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Grazie infinite alle compagne e ai compagni che si sono prodigati affinché l’iniziativa andasse in porto anche prima del termine stabilito!

In porto l’iniziativa contro il dumping! Consegnate 7352 firme vidimate.
Con i tempi che corrono, caratterizzati dalle difficoltà di diverse forze politiche a condurre in porto iniziative e referendum, è sicuramente significativo l’exploit del nostro partito.
L’MPS è stato in grado di garantire la riuscita dell’iniziativa popolare denominata “Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale!” nello spazio di due mesi.
Lanciata il 16 ottobre, la raccolta è praticamente terminata verso metà dicembre, lasciandoci poi il tempo di procedere con calma alla vidimazione delle firme e alla consegna, avvenuta il 17 gennaio (con una settimana di anticipo rispetto al termine del 23 gennaio).
La riuscita dell’iniziativa è prima di tutto il frutto dell’impegno dei/delle militanti dell’MPS che hanno organizzato bancarelle in molte località del Cantone.
Non possiamo tuttavia dimenticare anche coloro che ci hanno dato una mano in questa campagna di raccolta: da chi si è messo a disposizione per far parte del comitato di iniziativa a chi ha raccolto firme in occasione di appuntamenti come, ad esempio, le elezioni nazionali. Un ringraziamento particolare ad alcuni compagne e compagne di Insieme a sinistra di Mendrisio che ci hanno fornito un sostegno importante in occasione della raccolta di firme alla fiera di San Martino.
Cosa chiede l’iniziativa?
Ricordiamo brevemente i punti principali dell’iniziativa.
1. La notifica di ogni contratto di lavoro e delle condizioni di lavoro (salario, orario, etc.)
Quando una persona viene assunta, il datore di lavoro dovrà notificare all’autorità di controllo il contratto di lavoro e le condizioni di tale contratto. Lo stesso deve avvenire quando cessa il rapporto di lavoro. È in questo modo che si potrà verificare se i diritti di chi lavora vengono rispettati e se a chi è assunto per un posto occupato in precedenza da altri vengono garantite le stesse condizioni. In questo modo si potranno identificare i cosiddetti licenziamenti sostitutivi, cioè i licenziamenti fatti con l’obiettivo di assumere nuovo personale a condizioni di lavoro e di salario inferiori.
2. Il potenziamento dell’Ispettorato del lavoro
Non passa settimana che non vengano segnalati nuovi casi di mancato rispetto dei diritti di chi lavora (salari, orari, trasferte, diritti diversi, etc.). Quasi sempre questo avviene perché nessuno verifica le condizioni di lavoro e di salario, e i lavoratori e le lavoratrici interessati/e non osano contestare tale situazione perché temono di perdere il posto di lavoro. Per questo proponiamo che l’Ispettorato del lavoro, per svolgere le dovute attività di controllo, venga potenziato nella misura di un ispettore ogni 5’000 persone attive in Ticino.
3. La creazione di una sezione dell’Ispettorato del lavoro che si occupi delle discriminazioni di genere
Le donne vivono una doppia discriminazione: come salariate (al pari degli uomini) e come donne. Basti pensare che i loro salari, a parità di lavoro, sono circa il 20% inferiori. Inoltre vengono sistematicamente negati loro dei diritti che pure sono fissati sulla carta (ad esempio il congedo maternità, il diritto ad allattare, etc.). Vogliamo che venga creata, all’interno dell’Ispettorato, una sezione che si occupi specificamente di questa discriminazione di genere: un’ispettrice ogni 2’500 donne attive in Ticino.
4. La pubblicazione di una statistica dei salari e delle condizioni di lavoro
Grazie alle notifiche dei contratti di lavoro e delle relative condizioni (salario, orario, etc.) sarà possibile finalmente disporre di una statistica seria e affidabile del mercato del lavoro e delle condizioni di lavoro.
Obiettivo fondamentale dell’iniziativa è dunque combattere la concorrenza fra salariati, cioè quell’insieme di pratiche che spingono verso il basso, peggiorano o negano i diritti salariali e sociali di chi lavora. Per progredire in questa direzione è necessario che il mercato del lavoro e le condizioni concrete di lavoro siano controllati in modo preciso e sistematico.

E con l’introduzione del salario minimo?
Nel frattempo il Parlamento cantonale ha approvato l’introduzione del salario minimo legale. Pur essendo favorevoli al principio di un salario minimo legali, non è stato per noi possibile accettare quello proposto dalla maggioranza dei partiti: 3’200 franchi al mese è un salario che, contrariamente al dettato costituzionale, non permette di conseguire un tenore di vita dignitoso.
Ma al di là di questo aspetto, l’introduzione di un salario minimo legale necessiterà un forte potenziamento dell’Ispettorato del lavoro per verificare che, comunque, questa disposizione di legge venga rispettata. In questo senso l’iniziativa è, per certi aspetti, ancora più attuale di quanto non lo fosse prima della decisione del Gran Consiglio sul salario minimo.
L’aspetto fondamentale delle discriminazioni di genere
Si tratta di un aspetto fondamentale dell’iniziativa (cfr. punto 3 qui sopra), una proposta che non ci pare si stata fatta altrove in Svizzera. Legare cioè una parte della struttura dell’ispezione del lavoro alla lotta contro le discriminazioni di genere, discriminazioni salariali, ma anche quelle legate ad altri aspetti.
Un’iniziativa non basta
È evidente che la lotta contro il dumping salariale deve diventare un tutt’uno con la lotta per i diritti materiali e sociali di chi lavora. Un’iniziativa come la nostra, se verrà approvata, potrà permettere di mettere in campo strumenti che tuttavia non saranno efficaci se non vi sarà una sufficiente pressione sociale, permanente e attiva, a favore dei diritti dei salariati e delle salariate.
Una responsabilità importante spetta, ad esempio, alle organizzazioni sindacali che molto spesso antepongono interessi propri di apparato alla difesa degli interessi dei salariati (basti pensare a quell’indecente contratto collettivo di lavoro del settore della vendita – entrato in vigore in questi giorni unitamente ai nuovi orari di apertura dei negozi – che prevede un salario minimo di 3’270 franchi mensili).
Ma spetta, questa lotta, ad ognuno di noi sui luoghi di lavoro, laddove vigono ingiustizie e negazione dei diritti. E in Ticino questa condizione si va diffondendo sempre più.
Comincia la campagna, i trucchi questa volta non serviranno
Proprio per questo la consegna dell’iniziativa per l’MPS rappresenta un punto di partenza; per una campagna che condurremo in modo sistematico fino alla votazione; una campagna di denuncia e di mobilitazione contro le pratiche di dumping salariale, contro i licenziamenti abusivi e sostitutivi, contro i licenziamenti tesi a difendere la redditività del capitale e i profitti. È quanto sta succedendo in molte aziende (da Schindler a Mikron, da EFG a UBS).
E questa volta, al momento della votazione, i trucchetti e le false promesse (come è avvenuto poco meno di tre anni fa con una nostra precedente iniziativa) non saranno più possibili. Non si potrà più presentare, come hanno fatto i partiti maggiori, raffazzonati controprogetti con il solo obiettivo di far fallire l’iniziativa; con l’idea già chiara che le promesse di intervento, seppur blande, sarebbero comunque rimaste lettera morta.
La questione è seria: occorrono risposte precise e incisive. Proprio come quelle che propone l’iniziativa.

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