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Lunedi 10 febbraio 2020 il consiglio di amministrazione di LASA ha dato notizia d’aver
notificato la rescissione del rapporto di lavoro a tutto il suo personale per il prossimo 30
aprile 2020.
Si tratta di uno vero e proprio atteggiamento ricattatorio: che dimostra, qualora fosse
necessario, di quale pasta “democratica” siano fatti i vari Marco Borradori, Claudio Zali,
Raoul Paglia, Filippo Lombardi e soci che rappresentano i partiti di governo (e di Municipio)
in seno al Consiglio di amministrazione.
Non sfugge a nessuno la logica ricattatoria di questo annuncio. È infatti evidente a tutti che,
da anni ormai (per l’esattezza dal 2010), LASA avrebbe dovuto depositare i bilanci in
pretura se la Città di Lugano non avesse continuamente iniettato milioni di franchi per
evitare questo scenario! Eppure nessuno si è sognato, malgrado una situazione assai simile,
di ricorrere a questo miserabile passo.
È evidente che gli organi direttivi di LASA tentano con questa mossa di influenzare in modo
pesante la votazione del prossimo aprile, cercando di diffondere l’idea che, se il referendum
fosse respinto e le misure di rilancio fossero approvate, si salverebbero tutti i 74 posti di
lavoro dello scalo.
Si tratta, come noto, di una grossolana menzogna poiché le ipotesi formulate di
privatizzazione dello scalo, proprio da coloro che si oppongono al referendum, parlano, al
massimo, di una ventina di posti di lavoro che verrebbero “salvati” e necessari a una
gestione privata, naturalmente a condizioni peggiori, più flessibili, etc. come d’altronde si
indica già nel messaggio municipale (non a caso si parla di “ridefinizione del contratto
collettivo di lavoro secondo una linea più flessibile”).
Sorprendenti poi le parole del ministro Claudio Zali, il quale mostra il proprio totale
disprezzo per i salariati dell’aeroporto i quali, secondo lui, non meritano nemmeno che
venga allestito un piano sociale. Un piano che, invece, noi riteniamo debba essere realizzato
proprio utilizzando (e ne basterebbe una minima parte) quel fiume di denaro pubblico che
Zali e soci vorrebbero destinare all’ennesimo inutile salvataggio di una struttura che la
storia e l’economia hanno già condannato. Un piano che dovrebbe avere l’obiettivo di
ricollocare i lavoratori e le lavoratrici attualmente in forza presso LASA (e in questo senso
abbiamo formulato, da parecchi mesi, una mozione al Consiglio di Stato).
Da ultimo, ma non meno importante, è interessante notare che eminenti luminari del diritto
membri del CdA, a cominciare da Claudio Zali (già giudice) e Marco Borradori (già
avvocato) abbiano proceduto ad un licenziamento collettivo senza rispettare i relativi
obblighi legali.
Infatti come si insegna, già forse nel primo semestre di diritto in qualsiasi università
svizzera, un licenziamento collettivo sottostà a chiare e precise regole e procedure. Alfine di
permettere un rinfresco della memoria ai nostri eminenti giuristi prestati alla politica
ricordiamo questi articoli:


Fatte queste premesse chiediamo al Consiglio di Stato:

  1. Corrisponde al vero che la decisione di licenziare tutto il personale LASA è stata
    presa dal CdA con decisione unanime da parte di tutti i rappresentanti dei partiti di
    Governo e di Municipio?
  2. Conferma che i licenziamenti effettuati si configurano come un licenziamento
    collettivo ai sensi dell’articolo 335 d del CO (almeno 10 licenziamenti in stabilimenti
    che occupano tra 20 e 100 dipendenti entro un termine di 30 giorni)?
  3. Conferma che l’articolo 335e del CO non può essere richiamato nel caso di questo
    licenziamento collettivo considerato che al momento dell’intimazione non vi era
    nessuna decisione giudiziaria di fallimento o concordato con abbandono dell’attivo?
  4. Conferma che l’articolo 335 f del CO prevede, in prima battuta, che il datore di lavoro
    che prevede di effettuare licenziamenti collettivi sia tenuto a:
     consultare la rappresentanza dei lavoratori e dare loro almeno la possibilità
    di formulare proposte sui mezzi atti ad evitare o ridurre i licenziamenti,
    nonché attenuarne le conseguenze;
     informare l’ufficio cantonale del lavoro di questo previsto licenziamento
    collettivo.
  5. Conferma che l’articolo 335 g del CO prevede, una volta esperita la procedura di
    consultazione definita nell’articolo 335f del CO, che il datore di lavoro debba
    notificare per iscritto all’ufficio cantonale del lavoro ogni progetto di licenziamento
    e che tale notifica deve contenere i risultati della consultazione?
  6. Conferma che sempre l’articolo 335 g del CO prevede che la notifica dei singoli
    licenziamenti non può avvenire che dopo 30 giorni dalla notifica all’ufficio cantonale
    del lavoro?
  7. Conferma che il CdA interamente composto da rappresentanti di enti pubblici (Città
    di Lugano e Cantone Ticino) non hanno rispettato questa procedura legale?
  8. Conferma che l’articolo 336 del CO definisce come abusiva la disdetta data nel
    quadro di un licenziamento collettivo, qualora non siano stati consultati la
    rappresentanza dei lavoratori ai sensi dell’articolo 335 f del CO?
  9. Conferma che, di conseguenza, i licenziamenti collettivi, intimati tra l’altro da un
    CdA interamente composto da rappresentanti di enti pubblici, sono abusivi?
    Ringraziamo preventivamente il Consiglio di Stato per la risposta e lo invitiamo ad astenersi dalle
    ormai stucchevoli considerazioni sui “toni” dei nostri atti parlamentari e di attenersi
    all’essenziale, ai fatti. In politica non sempre è il “ton qui fait la musique”.
    Per il Gruppo MPS-POP-Indipendenti
    Simona Arigoni, Angelica Lepori, Matteo Pronzini

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