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Qualche giorno fa, sul nostro bollettino abbiamo denunciato come la “crisi del covid-19” abbia messo in evidenza l’ampiezza del lavoro su chiamata e la sua natura fortemente di genere, in quanto è una forma di precariato che colpisce in modo particolare le donne. E concludevamo dicendo che le lavoratrici su chiamata sono discriminate anche in tempo di pandemia, poiché sono praticamente la sola categoria di lavoratrici escluse dal lavoro ridotto.

Il Consiglio federale ha allargato all’inverosimile le maglie di questo ammortizzatore sociale, includendo anche gli indipendenti, i proprietari di aziende che figurano anche come dipendenti, i managers e direttori con funzioni decisionali, abbandonando invece le lavoratrici su chiamata (e i colleghi maschi) alla loro sorte…

Oggi siamo ancora a scrivere di un’altra categoria di lavoratrici ignorate questa volta dal Cantone Ticino.

Facciamo riferimento al “personale domestico”, a quelle centinaia di lavoratrici che si occupano delle case delle famiglie e delle coppie anziane ticinesi, pulendo, lavando, stirando, cucinando. Molte di loro, soprattutto quelle attive presso le coppie di anziani, non possono più lavorare per rispetto delle misure sanitarie imposte dal cantone e le restrizioni decretate dall’Italia, essendo in maggioranza frontaliere. Ebbene i sindacati hanno verificato presso la Divisione del lavoro del Cantone Ticino la possibilità di sottoporre questa categoria di lavoratrici al regime del lavoro ridotto, convinti che si trattasse di una pura formalità.

La risposta ricevuta è stata invece allucinante. I burocrati del cantone hanno risposto che non è riconosciuto il diritto alle indennità per lavoro ridotto per le collaboratrici domestiche, le badanti, le baby-sitter impiegate in economie domestiche private! Ben peggiore è la motivazione di questa scelta assurda: «l’indennità per lavoro ridotto è prevista per i datori di lavoro che offrono beni e servizi; le economie domestiche private, benché datori di lavoro [sic!], impiegano il personale domestico non per bisogni di natura economica, bensì personali e non commerciali».

Questa è la giustificazione formale ricevuta dai sindacati. Quindi se lavori per generare un profitto a favore di un padrone, riempi la condizione di dipendente, invece se lavori per una famiglia, se contribuisci al sostegno di persone anziani, se accudisci i figli delle persone che devono andare a lavorare durante la pandemia, ossia se lavori ma non contribuisci a generare un profitto economico, il Cantone Ticino ti nega qualsiasi diritto, non ti riconosce lo statuto di lavoratore dipendente. Un cinismo incredibile, una visione classista di puro stampo padronale fatta propria dai servizi statali. Un esempio sul quale riflettere per chi pensa che siamo “tutti sulla stessa barca”…

Vi ricordate l’inaccettabile politica dei sussidi ad annaffiatoio?

Nelle ultime settimane il Consiglio federale ha varato una manovra da 42 miliardi di franchi sottoforma di aiuti diretti alle imprese. Altri seguiranno nelle prossime settimane.

Si tratta, né più né meno, del più grande progetto di sussidi a innaffiatoio mai realizzato sul piano svizzero. Inizioni di liquidita sottoforma di crediti con fideiussiuni fornite a grandi, medie, piccole imprese senza praticamente nessun paletto, senza nessun minimo controllo. Chiunque abbia un’impresa può ricevere indiscriminatamente questo potente e ricco aiuto pubblico. Incredibile, all’improvviso i nemici politici giurati dei sussidi pubblici, erogati “a innaffiatoio”, sono scomparsi, tacciono.

Piero Marchesi, imprenditore e consigliere nazionale UDC, scrive – sulla sua pagina internet – di aver scelto l’UDC perché «promuove i miei principali fondamentali: NO allo Stato centralista e assistenzialista che emette sussidi a pioggia»[1]! Non ci sembra che il prode conservatore abbia criticato il “piano Marshall nostrano”, basato su una pioggia di sussidi indiscriminati…

Il PPD, durante la sua feroce campagnia 2016 contro l’iniziativa AVSplus, tuonava «vogliamo basare la nostra previdenza vecchiaia su solide fondamenta e non distribuire ad annaffiatoio nuove rendite»[2]. Sullo stesso tema, rincarava la dose anche economiesuisse, l’organizzazione mantello dei padroni svizzeri, quando affermava che «secondo l’iniziativa tutti i beneficiari di rendite AVS dovrebbero ricevere il 10% in più, indipendentemente dal fatto se ne abbiano realmente bisogno o meno. Una distribuzione ad annaffiatoio è sbagliata e costosa»[3]. Nel 2020, però la distribuzione ad annaffiatoio di crediti miliardari alle imprese non sembra essere più né sbagliata, né costosa, né politicamente aberrante.

E cosa dire del PLR che motivava la sua opposizione alla contro-riforma pensionistica P2020 considerando i «70 franchi supplementari previsti dalla riforma come una politica dell’annaffiatoio che il PLR rifiuta»[4]?

A dicembre 2019, l’Unione Svizzera delle arti e dei mestieri, intervenendo sull’accordo ormai abbandonato di revisione della LPP, affermava che «una riforma che prevede il versamento di rendite complementari di 200 franchi, distribuite una volta di più secondo il principio dell’annaffiatoio, è di conseguenza inaccettabile agli occhi dell’Usam»[5]. Quattro mesi dopo, per l’Usam ciò che era inaccettabile è diventato accettabile…

Nel 2013, l’Unione Padronale Svizzera, attaccando la proposta di Travail Suisse che chiedeva un aumento minimo delle allocazioni per figli e per la formazione professionale, scriveva di opporsi «a questi aumenti dei limiti legali, in quanto i corrispondenti aumenti delle prestazioni sarebbero distribuiti alle famiglie secondo il principio dell’annaffiatoio»[6]. Opposizione evaporata nel 2020… Potremmo continuare all’infinto con questi esempi. La drammatica crisi del coronavirus mette in luce in maniera cristallina gli interessi antagonisti che dominano la nostra società capitalista. Quando si tratta di rafforzare i diritti e le prestazioni sociali, magari chiedendo una microscopica ripartizione della ricchezza sociale prodotta a favore delle salariate e dei salariati che la realizzano, il padronato e i loro alfieri politici gridano allo scandalo, all’ignobile politica dei sussidi ad annaffiatoio. Però quando sulle imprese sono riversati sussidi miliardari, senza nessun paragone per le briciole richieste dal miglioramento dei diritti sociali, padroni e politici compiacenti intascano senza fiatare, scordandosi di tutti i “principi” difesi in precedenza. Tanto più che questi sussidi ad annaffiatoio dati alle imprese saranno pagati, e pesantemente, dalle salariate e dai salariati di questo paese, sottoforma di aumenti delle tasse (IVA), di tagli nelle prestazioni sociali, di nuove privatizzazioni…

[1] http://pieromarchesi.ch/la-mia-visione/

[2] http://ppd.ch/votazioni-25-settembre-2016/ppd-avsplus

[3] https://www.economiesuisse.ch/it/articoli/il-principio-dellannaffiatoio-e-fatale-i-fatti-parlano-sfavore-dell-iniziativa-avsplus

[4] https://www.24heures.ch/suisse/le-plr-salue-l-engagement-de-didier-burkhalter/story/2558993

[5] https://www.sgv-usam.ch/fr/news-médias/communiqués-de-presse/réforme-lpp-lusam-résolument-opposée-à-la-socialisation-du-2e-pilier

[6] https://www.arbeitgeber.ch/fr/politique-sociale/augmentation-des-allocations-familiales-gare-au-saupoudrage/

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