Bollettino quotidiano coronavirus
Le misure prese oggi dal governo: finalmente…
Ci è voluta più di una
settimana, ma alla fine il governo ha dovuto prendere atto della tragicità
della situazione e ha deciso di cambiare finalmente paradigma. Poiché da almeno
dieci giorni chiedevamo, con prese di posizione e lettera la governo, di andare
in questa direzione, non possiamo che esserne contenti.
Ora il lavoro è tutt’altro che
finito. Perché se alcune decisioni sono relativamente chiare (la chiusura dei
cantieri e quindi di tutte le attività che attorno ad essi ruotano), per altri
settori – in particolare quello industrial e artigianale – restano ancora zone
d’ombra.
Un piccolo esempio, che abbiamo
già richiamato nei numeri precedenti del nostro bollettino. Il settore che
produce per la sanità ha la possibilità di lavorare. Eppure non tutte le
aziende attive in questo settore svolgono produzioni urgenti: pensiamo, ad
esempio, alla Medacta dove lavorano
centinaia di persone che producono protesi per l’anca o per il ginocchio. Ecco,
vi sono moltissime aziende come questa che faranno di tutto (vista anche la
pressione delle associazioni padronali cantonali e nazionali) per continuare la
produzione cercando di sfruttare tutti gli spazi, quelle che vengono chiamate
le “zone grigie”.
Da qui l’importanza di
vigilare. Un invito a tutti e tutte a segnalarci queste situazioni in modo che
le si possa denunciare pubblicamente.
Un applauso al personale sanitario…e qualche fischio a
chi ha lavorato per smantellare le strutture sanitarie
Abbiamo condiviso l’applauso
per il personale sanitario che in queste settimana sta facendo veri e propri
miracoli. Li abbiamo applauditi e continueremo a farlo.
Ma, di loro e delle condizioni
nelle quali lavorano, dobbiamo ricordarcene sempre, non solo quando abbiamo bisogno
di loro.
Ed è proprio quello che questo
governo e la maggioranza politica che lo sostiene non hanno fatto negli ultimi
anni.
Non lo hanno fatto quando,
sistematicamente, hanno lavorato per limitare la massimo gli effettivi nelle
strutture sanitarie, spingendo la gente a trovare soluzioni individuali di
fronte ad uno stress sempre maggiore (infatti sono molti i dipendenti del
settore che scelgono di lavorare a tempo parziale).
Non lo hanno fatto quando hanno
praticato una politica sistematica di smantellamento delle strutture sanitarie.
Negli ultimi anni abbiamo vissuto, a più riprese, votazioni e dibattiti perché
il governo e i suoi hanno avanzato proposte e progetti di riorganizzazione,
ristrutturazione e smantellamento della sanità pubblica.
In questo momento di
sovraffollamento delle strutture sanitarie rimpiangiamo quelle diverse centinaia di posti letto (251 per
l’esattezza pari al 18% dei posti letto acuti) che la pianificazione
ospedaliera, proposta unanimemente dal governo e votata dai maggiori partiti,
ha soppresso nel 2015 (cinque anni fa, non cinquanta!).
Interi ospedali come Acquarossa
e Faido sono stati di fatto cancellati come ospedali, mantenendo delle
strutture minime destinate, attraverso un continuo lavoro ai fianchi, a gettare
la spugna e ad essere chiuse come ospedali.
Tutto questo in nome delle
esigenze di redditività, di una presunta concentrazione e ottimizzazione delle
risorse, di fatto di una diminuzione dei fondi assegnanti alle strutture
sanitarie pubbliche.
Perché i
tagli non si sono limitati a questo. A partire dal 2014 il Consiglio di
Stato, con il sostegno della maggioranza del Gran Consiglio ha, dapprima dimezzato, e successivamente
azzerato il contributo annuale di circa 6 milioni di franchi che veniva
versato all’EOC per la copertura dei costi notturni dei Pronto Soccorsi (del
deficit). Tale scellerata scelta politica era anch’essa figlia della volontà di
ridurre i costi della sanità. Nella realtà ha contribuito a ridurre le capacità
d’intervento dei nostri Pronto Soccorso che tutti hanno potuto constare negli
ultimi anni.
Bellinzona,
21 marzo 2020