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Organizzare il sostegno agli over 65

La decisione del governo cantonale di vietare agli over 65 di recarsi a fare la spesa deve essere bilanciata da un impegno forte e preciso affinché le necessità elementari di queste persone vengano garantite. È quindi necessario che il Cantone, che ha promosso la misura, non deleghi semplicemente ai comuni o a istituzioni private attive ( o alle famiglie)  il compito di pensare alle necessità elementari di questa popolazione.

Deve essere costituita un gruppo di lavoro che verifichi:

– che tutti i comuni contattino direttamente queste persone e discutano con loro dei loro bisogni e delle loro necessità. Invoca l’esistenza di hotline (alcune tra l’altro limitate nell’arco della giornata) non può essere sufficiente

– laddove le strutture del Comune o quelle delle associazioni private non fossero sufficienti è necessario mettere in piedi altre forme per raggiungere queste persone.

È questa l’unica via per evitare che un provvedimento di carattere sanitario si trasformi in un atto di discriminazione nei confronti di questa parte della popolazione che, ricordiamolo, son quasi 80’000 persone.

Un virus di classe, l’avevamo detto…

Ci ha pensato, a ricordarlo a coloro che lo avessero dimenticato, il presidente dell’Associazione dell’industria metalmeccanica ed elettrica (Swissmem), Hans Hess. Incazzato nero con la decisione presa dal governo ticinese di chiudere i cantieri e limitare le attività industriali allo stretto necessario, ha chiesto al governo cantonale di fare marcia indietro. Secondo lui questa decisione “porterà problemi nella fornitura di tutta la Svizzera”. Stessi argomenti da parte dell’associazione padronale dell’edilizia, la SSIC presieduta dal liberal radicale ticinese Gian-Luca Lardi, che (tranne la sezione ticinese e un paio di sezioni romande) continua a difendere la necessità che tutti i cantieri restino aperti e lavorino (naturalmente rispettano le misure igieniche, la distanza, etc. etc.).

Queste prese di posizione confermano, ancora una volta, la dimensione di classe che attraversa questa epidemia. Da un lato chi mette davanti a tutto la necessità di salvare delle vite, la difesa della salute delle persone; dall’altro coloro che vogliono a tutti i costi preservare gli affari, la produzione, i profitti.

Le imprese affiliate a Swissmem, come noto, sono quelle che negli ultimi anni hanno macinato profitti miliardari, distribuendo miliardi di dividenti ai loro azionisti. E sono anche quelle che hanno beneficiato di miliardi di sgravi fiscali con l’approvazione della RFFA.

Diciamo no al loro cinismo e rispondiamo: le nostre vite valgono più dei vostri profitti!

Anche per oggi non si vola?

Tra una presa di posizione e l’altra, rispunta la questione della votazione del 26 aprile sull’aeroporto di Lugano-Agno. Il governo ha detto che deciderà nei prossimi giorni. Non ci pare tuttavia che vi siano altre possibilità che quella di rinviare la votazione a tempi migliori.

Piuttosto l’aeroporto suscita in noi qualche altra preoccupazione. Prima di tutto per coloro che sono stati preventivamente licenziati dalla società: sarebbe utile ritirare questo licenziamento per permettere loro di godere del lavoro ridotto; infatti, tra le misure che abbiamo visto finora prese dalle autorità per facilitare il lavoro ridotto, non ci pare di aver visto l’inclusione anche dei lavoratori licenziati.

L’aeroporto di Agno poi solleva un’altra riflessione, legata ai voli che in queste ultime settimane pare si susseguano. E vedano ogni giorno jet privati arrivare a Lugano senza che nessun controllo sull’ingresso venga effettuato. Se queste misure valgono per coloro che vogliono entrare in automobile, dovrebbero valere per chi vuole arrivare in jet…Come sempre via libera a ricchi e potenti.

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