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Chiusura cantieri e attività non necessarie: nessun passo indietro, preparare le resistenza!

Il governo cantonale non deve fare nessun passo indietro rispetto alle decisioni prese sabato ed effettive da oggi in materia di chiusura dei cantieri e delle attività non urgenti e necessarie. Anzi, in vista della scadenza di queste misure (prevista per venerdì 27 marzo), il governo bene farebbe, oltre che a prorogarle, ad approfondirle e a precisarle ulteriormente in modo che siano ancor di più efficaci.

È quindi necessario opporsi alle posizioni delle maggiori organizzazioni padronali nazionali che hanno già invitato il governo ticinese a fare marcia indietro.

Purtroppo, a dar manforte al padronato, è sceso in campo il Consiglio federale che, per bocca del direttore dell’Ufficio federale di giustizia, ha definito contrarie al diritto superiore le decisioni prese a Bellinzona.

Un ruolo importante spetta, nell’organizzazione di questa resistenza, alle organizzazioni sindacali che, d’altronde, rivendicano a livello nazionale l’adozione di misure uguali a quelle assunte dal governo ticinese.

È fondamentale che le organizzazioni sindacali in Ticino intervengano a sostegno della posizione del governo, rivendicando la proroga di queste misure.

Per fare che questo avvenga è necessario che, fin d’ora, le organizzazioni dei lavoratori dichiarino la loro intenzione, qualora queste misure non vengano prorogate, ad organizzare la resistenza da parte dei salariati che si vedessero costretti ad andare a lavorare, ad organizzare un’ampia disobbedienza per “ragioni sanitarie” perché il lavoro nelle condizioni date impedisce di rispettare le norme igieniche e di distanza e mette quindi in pericolo la loro salute.

Per questa mobilitazione sarà necessario fare appello alla partecipazione di tutti i cittadini e le cittadine, facendo comprendere che le misure adottate dal governo corrispondono alle attese, da giorni, della stragrande maggioranza delle cittadine e dei cittadini del Cantone.

Per un programma di misure urgenti a difesa dei salariati e dei loro redditi

La logica nella quale si muovono il governo (federale e cantonale) e i suoi partiti appare, dal punto di vista economico, abbastanza chiara. Le misure sono in sostanza tre.

Prima di tutto evitare una caduta brusca dei consumi. In questo senso vanno le decisioni “generose” di modificare parecchi meccanismi del lavoro ridotto, estendendolo anche ai lavoratori a tempo determinato, ai dirigenti delle aziende, agli apprendisti, e a molte altre categorie.

In secondo luogo offrire liquidità al sistema delle imprese, attraverso la concessione semplificata (cosa mai vista in questo paese) di prestiti alle aziende da parte del sistema bancario.

In terzo luogo mantenere il più possibile attivo e intatto il sistema produttivo nella prospettiva della ripresa e della capacità concorrenziale del sistema svizzero.

Pur con qualche contraddizione, spinta dalla gravità della situazione (come è il caso del governo ticinese che ha tentato, fino all’ultimo, di restare in linea con le indicazioni nazionali), è questo l’orientamento che tende a prevalere e, verosimilmente, prevarrà nelle prossime settimane.

Queste misure tuttavia, se viste dal punto di vista dei salariati, degli indipendenti, di tutti coloro che vivono della vendita della propria forza-lavoro (in qualsiasi forma essa avvenga, sia essa intellettuale o fisica) sono tutt’altro che sufficienti. Anche qui per più ragioni.

La crisi economica che rischiamo di vivere finita l’emergenza coronavirus covava ormai a settimane e mesi. Diciamo che l’epidemia l’ha solo accelerata. È evidente quindi che la crisi attuale del Coronavirus sarà utilizzata dal padronato come strumento di riorganizzazione produttiva, con le solite conseguenze alle quali ormai ci hanno abituati questi fenomeni: licenziamenti, pressione sui salari, intensificazione dei ritmi di lavoro, precarizzazione dei rapporti di lavoro.

Significativo, come denunciano anche alcune organizzazioni sindacali, che nelle imprese i lavoratori temporanei siano già stati lasciati a casa a frotte (ne verranno assunti altri finita la buriana…).

È quindi necessario avanzare, fin da subito, una serie di rivendicazioni che abbiano come obiettivo fondamentale la difesa delle condizioni di vita di coloro che possono contare solo sul loro salario (in qualsiasi forma essi lo ricevano). Qui di seguito una serie di rivendicazioni (nella loro prima formulazione che andrà approfondita) che configurano l’idea di una moratoria sociale:

  1. Dichiarazione di nullità di tutti i licenziamenti fino al 31.12.2020
  2. Divieto di disdire i contratti di locazione per abitazione primaria fino al 30 agosto 2020;
  3. Annullamento dei premi di cassa malati dal 1° gennaio al 30 giugno 2020;
  4. Integrazione del 20% delle indennità di lavoro ridotto per un importo massimo di 1’500 franchi mensili;
  5. Annullamento degli affitti e degli interessi ipotecari relativi all’abitazione primaria dal 1° gennaio al 30 giugno 2020;
  6. Annullamento delle fatture dell’anno 2019 relative alla corrente elettrica per le abitazioni primarie.
  7. Sospensione del pagamento delle imposte cantonali e comunali fino al 30 giugno 2020
  8. Creazione di un’imposta speciale pari ad aumento del 10% delle imposte delle società rispetto al 2019

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