Bollettino quotidiano coronavirus

Un
richiamo alla Posta

Con una lettera aperta
alla responsabile della Posta, l’MPS ha attirato l’attenzione sul fatto che non
dappertutto l’azienda rispetta le norme igieniche e di sicurezza. Si scrive in
questa lettera: “con rammarico abbiamo
dovuto prendere atto che malgrado siano trascorsi diversi giorni dalla
pubblicazione delle direttive cantonali e federali non in tutti gli uffici
postali del Canton Ticino si sono adottate le misure sanitarie.

In particolare abbiamo potuto
prendere atto che la vostra ex regia federale non mette a disposizione degli
utenti il materiale igienico, né limita l’accesso in base alla direttive
federali e cantonali. Stesso discorso per quanto riguarda la presenza del
personale. Anche in quest’ambito non in tutti gli sportelli state rispettando
le disposizioni sanitarie emesse dalle autorità.

Riteniamo inoltre che da parte
vostra dovreste, sempre per limitare il propagarsi del contagio, ridurre
drasticamente gli orari d’apertura degli sportelli e, contemporaneamente,
invitare a tutti i beneficiari di conti postali in età AVS degli assegni di
pagamento. In questo modo la popolazione anziana potrà evitare di dover uscire
di casa per procedere ai pagamenti di fine mese.

Siamo sicuri che da parte vostra
darete seguito a questi nostri suggerimenti a tutela della salute del vostro
personale e della popolazione tutta
”.

Anche
noi siamo ticinesi, ma di sinistra e anticapitalisti

Ci
era stato chiesto se volevamo firmare l’appello dei 45 “ticinesi” al Consiglio
federale, nel quale si difende l’operato del Ticino – in particolare del
Consiglio di Stato – di fronte alla critiche di illegalità provenienti dalla
Confederazione.

Abbiamo
declinato non tanto per il contenuto dell’appello – il testo è per molti
aspetti condivisibile – ma per la compagnia di questi 45 “ticinesi”. Per
carità, tra di loro vi sono anche persone verso le quali non abbiamo
particolari animosità; ma questo appello prefigura un orientamento politico di
“unità cantonale”, del tipo “siamo tutti nella stessa barca” che non solo non
condividiamo; ma che, da sinistra, non può e non deve essere accolto. E per più
ragioni.

Prima
di tutto perché non è vero che in Ticino si è fatto tutto bene, mentre a
livello della Confederazione si è agito e si sta agendo male. Che il governo
federale faccia male non significa automaticamente che quello cantonale abbia
fatto bene. Questa visione non corrisponde alla realtà di quanto è successo e
non fa altro che “assolvere” l’operato del Consiglio di Stato.

Siamo
stati, forse, i primi ad applaudire alle ultime misure approvate dal governo
ticinese: ma dopo che per molti giorni avevamo criticato il governo per il
ritardo con il quale è arrivato a queste decisioni, inaccettabile e irresponsabile.

Avevamo
criticato il governo usando praticamente le stesse parole che utilizza
l’appello (da pensare che proprio alla nostra definizione si sia ispirato) per
criticare l’atteggiamento del governo federale: cioè di avere una politica
“reattiva e non preventiva”.

E
ricordiamoli questi ritardi e questa mancanza di decisione, perché le giuste
decisioni di questi ultimi giorni non possono farli dimenticare, soprattutto
per le conseguenze che hanno avuto nello sviluppo del contagio. Pensiamo, prima
di tutto, alla compiacenza con la quale si è permesso che i Carnevali di
Bellinzona, Lugano e Chiasso andassero in porto, con decine di migliaia di
persone gomito a gomito per diversi giorni: è stato lì, lo hanno confermato
anche i documenti delle autorità sanitarie, l’inizio di tutto. Poi vi è stata
la tragicommedia della decisione di chiudere le scuole con cambiamenti radicali
di posizione nello spazio di 24 ore; e infine una lunga esitazione fino alle
decisioni di sabato scorso! Un percorso quindi tutt’altro che perfetto.

E
non si tratta di un giudizio con il senno di poi: ma è acquisito e documentato
che le misure che persone esperte in materia (quelle raggruppate anche nel
gruppo di lavoro cantonale) avevano proposto al governo erano ben diverse e ben
più incisive di quelle assunte nelle prime tre settimane della crisi.

Ma,
abbiamo detto, non amiamo molto la compagnia dei firmatari di quell’appello. In
gran parte appartenenti alle forze politiche di governo e a quei partiti che,
ad esempio, hanno rifiutato la nostra proposta – nel corso dell’ultima seduta
del Gran Consiglio del 9 marzo – di fare una discussione generale sull’epidemia
a quel punto già in pieno sviluppo. Un rifiuto ancor più colpevole quando oggi
ci vengono a dire che bisognava fare questo e quest’altro.

Una
compagnia zeppa di personalità politiche e imprenditoriali dai quali ci separa
non solo il modo di rispondere alla crisi sanitaria, ma anche a quella
economica attuale e futura. Rappresentanti del peggior (e potente padronato),
come Fabio Regazzi, non sono certo credibili quando firmano questi appelli e
poi lavorano, con la loro associazione degli industriali, per ritornare al più
presto a far le cose come prima; oppure quando sono stati tra i più attivi con
le loro aziende – e lo abbiamo documentato – ad essere presenti sui cantieri
oramai quasi deserti. Sono i fatti che contano, più delle parole!

Infine
questo tipo di appelli ha un obiettivo fondamentale: nascondere le
responsabilità politiche dei partiti di governo. Sentitele tutte queste persone
che dicono che “Berna non capisce”; ma chi la conosce la signora Berna? A non
capire o a non voler capire è un organo politico – il Consiglio Federale –
formato dai rappresentanti di quegli stessi partiti (UDC-Lega, PLRT, PPD, PS e
accoliti) che firmano questi appelli. È ormai il gioco politico della moderna
svizzera. Al governo e all’opposizione: la gente dimentica in fretta e alla
fine si potrà sempre di aver avuto ragione, comunque andrà a finire.

Ci
avviciniamo ora ad un momento importante: entro la fine di questa settimana
bisognerà decidere se prorogare o meno queste misure. Noi ribadiamo la
necessità che siano prorogate e inviato il governo a farlo. Avrà tutto il
nostro sostegno. Non siamo sicuri che avrà il sostegno di tutti i 45 “ticinesi”
firmatari dell’appello.