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Lo sciacallaggio della DISTI

Eccoli al lavoro coloro che non finiscono di ripeterci che lo fanno per puro spirito di servizio, ottemperando alle richieste del governo (come ha avuto modo di dire il presidente della DIST Lucibello). Con questo “spirito di servizio”, COOP, Migros e tutti i grandi della distribuzione organizzati nella DISTI, approfittano della situazione, fanno lavorare (spesso senza le necessarie misure di protezione) i lavoratori e le lavoratrici senza pausa (hanno voluto a tutti i costi tenere aperto – con tanto di annunci a tutta pagina sui giornali – il 19 marzo). E ne approfittano anche per sciacallare. Come? Semplice, alcuni di queste grandi superficie di distribuzione hanno annullato le azioni di sconto su diversi prodotti (previste da tempo) per sfruttare al massimo (a prezzo pieno) il fatto che tutti si rechino a far la spesa per la paura del coronavirus. Basta con gli sconti: non vi è più l’odiata concorrenza dei supermercati italiani. I profitti possono, finalmente, essere ristabiliti. In nome dello “spirito di servizio” e della “responsabilità sociale”. Ipocriti!

Un appello di sindacalisti romandi: chiudere tutto!

Abbiamo pubblicato e vi abbiamo trasmesso un appello di sindacalisti romandi che riprende posizioni assai simili a quelle che abbiamo difeso fin dall’inizio della crisi. In particolare, come punto fondamentale la necessità di bloccare tutte le attività produttive e commerciali non socialmente necessarie e urgenti.

Un misura che in qualche cantone, seppur parzialmente, comincia ad essere attuata: Vaud e Ginevra, ad esempio, hanno deciso di chiudere fino a nuovo avviso tutti i cantieri (con qualche eccezione per situazioni urgenti e di pericolo che dovrà essere autorizzata da una particolare commissione formata da datori lavoro e sindacati).

Ma, per il resto della Svizzera siamo ancora ben lontani da cose del genere. Soprattutto a livello nazionale l’orientamento sembra essere quello ormai dominante in Europa: misure anche severe su attività di servizio (bar, ristoranti, parrucchieri, etc.), ma nessun blocco della produzione. Così milioni di persone entrano quotidianamente in contatto tra di loro.

La logica è quella di prepararsi al dopo; difendere il sistema produttivo, la sua continuità in un’ottica soprattutto di competitività del dopo-crisi: è la stessa logica del capitalismo alla quale assistiamo da sempre, di fronte a crisi (una guerra, un’epidemia) che rappresenta un’occasione per abbattere capitale e fare che il capitale che sopravvive possa mantenere e aumentare la propria redditività.

Asili nido

Dagli asili emerge un problema di difficile – impossibile – soluzione: come evitare che dei bambini piccoli possano mantenere le distanze sociali. È praticamente impossibile, a meno di avere spazi ampissimi e la possibilità che per ogni bambino vi sia una persona ad occuparsene.

Perciò a questo punto l’unica soluzione è di permettere ai genitori di rimanere a casa ad occuparsi dei figli, garantendo loro il salario. In casi particolari (i genitori che, ad esempio, lavorassero entrambi nel settore sanitario) sarebbe sicuramente possibile trovare forma organizzative (lavorare a turni diversi) che permettano di prendere in carico questi casi.

Ma la precondizione è, per l’appunto, che la stragrande maggioranza delle attività produttive e commerciali venga chiusa, permettendo così alle persone di occuparsi a casa dei propri figli.

Ancora una volta proprio il caso degli asili nido dimostra quale sia la logica che spinge questa crisi. L’associazione delle istituzioni private di questo settore (KIBE), di fronte alla decisione dei genitori di non mandare i bambini all’asilo nido, ma di tenerli con loro a casa, ha commentato: “Diversi Cantoni e Comuni invitano i genitori, nel limite del possibile, a prendersi cura direttamente dei propri figli per sgravare in particolare le strutture di accoglienza e garantire così il mantenimento dei servizi a medio termine. Al contempo deve però essere assolutamente chiaro che questa rinuncia “volontaria” è un atto di solidarietà che non esonera in alcun modo i genitori dall’obbligo di pagare regolarmente le rette”.

Il grande padronato già all’attacco: settimana lavorativa di 45 ore!

Che il coronavirus sia un “virus di classe” lo abbiamo affermato fin dal primo giorno. E tutto quanto stiamo dicendo sul comportamento dei rappresentanti del capitale e dei loro partiti in questo momento è lì a confermarlo.

Ne sta dando una ulteriore, se necessario, dimostrazione l’associazione del grande padronato svizzero, MEM, quella delle grandi industrie delle macchine, che annovera al suo interno le grandi imprese industriali del paese, orientate sull’esportazione e la cui unica preoccupazione è la loro competitività attuale e futura.

Ebbene, in una presa di posizione di ieri, MEM rivendica la possibilità di prolungare l’orario di lavoro settimanale a 45 ore, di allentare disposizioni sugli straordinari, sul lavoro domenicale, sul lavoro a turni, etc. etc.

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