Caro Professor Draghi,
Buongiorno Professore,
devo confessarle che leggo sempre con
molta attenzione ogni suo intervento, sia perché, a differenza di altri
esponenti dell’élite che strabordano sui media, lei è generalmente più pudico,
sia perché ho imparato che ogni volta che lei prende parola non è mai per caso,
bensì per suggerire uno scenario. Per dirla tutta e meglio, diciamo che ogni
volta che lei interviene, non so perché, ma mi viene da guardarmi le spalle.
Ed è successo anche questa volta,
dopo il suo autorevole intervento sul “Financial Times”, in cui ha
espresso alcuni concetti fondamentali, che provo qui a sintetizzare: a)
siamo in guerra; b) come in ogni guerra servono misure straordinarie; c)
queste misure devono essere a carico dello Stato, che deve spendere, moltissimo
e subito, non solo per sostenere il reddito delle famiglie, ma per evitare il
crollo della capacità produttiva del paese; e) per fare questo, lo Stato non si
deve assolutamente preoccupare dell’innalzamento del debito pubblico e deve
mobilitare il sistema bancario e finanziario, facendosi garante dei
finanziamenti da questo erogati a tutti a tasso zero e senza condizioni.
Sono sicuro che tra i burocrati di
Bruxelles più d’uno sia cascato dalla sedia, sentendo queste parole. “Ma
come? Uno dei massimi sostenitori della trappola del debito con la quale
abbiamo per decenni ingabbiato i popoli facendogli digerire tagli alla spesa
pubblica, privatizzazioni, sgretolamento dei diritti sociali e del lavoro,
improvvisamente sostiene che gli Stati possono e devono spendere, subito e senza
vincoli?”. O forse hanno capito il trucco.
Sono altrettanto sicuro del plauso
che le verrà immediatamente tributato dalle forze politiche di tutti gli
schieramenti, sia per ordinario servilismo verso i potenti, sia per poter
prendere parola “al rimorchio”, essendo rimasti attoniti di fronte alla
emergenza sanitaria e sociale che ha travolto le persone che avrebbero dovuto
proteggere. E questi non hanno sicuramente capito niente.
Vorrei allora, dalla modestia della
mia scrivania di casa, dove sono confinato come quasi un miliardo di altre
persone sul pianeta, provare a interloquire con lei.
Partiamo dall’assunto iniziale, che
immediatamente non mi trova d’accordo.
Non siamo in guerra e il nemico è
tutt’altro che invisibile. Su questo, Bertolt Brecht scrisse questi versi
memorabili: “Al momento di marciare molti non sanno che alla loro testa
marcia il nemico. La voce che li comanda è la voce del loro nemico. E chi parla
del nemico è lui stesso il nemico.”
Parliamoci chiaro: perché di fronte a
un serissimo problema sanitario e sociale, diventato tragedia per l’incapacità
di gestirlo come tale, tutti, lei compreso, avete iniziato a militarizzare il
linguaggio? State forse cercando di dirci che sarà la guerra – ora
sanitaria, domani economica – lo scenario in cui pensate di rinchiuderci sine
die? O state cercando di cementare un’unità nazionale, dentro la quale
sarete ancora voi a comandare?
Servono misure straordinarie e gli
Stati devono spendere? Noi che abbiamo sempre combattuto la trappola del patto
di stabilità, del fiscal compact, dei vincoli di bilancio – le vere
cause della trasformazione di un serio problema sanitario in una tragedia di
massa – non possiamo che essere d’accordo.
Ma perché non dire allora che vanno
abolite e che va stracciato il Trattato di Maastricht che le ha prodotte? State
forse cercando di dirci che oggi si può spendere perché il mondo delle imprese
è in affanno, per poi domani richiudere la gabbia e riproporci altri decenni di
austerità?
Sembra proprio di sì, stando alle sue
parole. Perché, se è vero che gli Stati devono spendere senza guardare all’aumento
del debito pubblico – e siamo d’accordo – quali provvedimenti prevede lo
scenario da lei proposto perché, nel secondo tempo di questa drammatica
partita, gli Stati e le popolazioni non siano di nuovo messi con le spalle al
muro?
Perché non dice l’unica cosa che
andrebbe detta, ovvero che la Banca Centrale Europea dev’essere immediatamente
trasformata in banca centrale che garantisca illimitatamente il debito pubblico
degli Stati e ne compri, attraverso le banche nazionali, tutti i titoli emessi?
Mi creda, prof. Draghi, quell’impianto
è miseramente crollato nel grido di rabbia di migliaia di medici e infermieri,
che chiamate eroi solo perché sapete di aver mandato all’inferno; è crollato
dentro gli scioperi degli operai in lotta per la loro vita e contro l’altrui
profitto; è crollato nella colpevolizzazione dei cittadini, costruita ad arte
per non farli riflettere sullo scempio che avete fatto in venti anni di
austerità.
Serve la responsabilità e la
collaborazione di tutt@? Siamo d’accordo, ma a un patto: che anche le decisioni
vengano prese con la partecipazione di tutt@ e, soprattutto, con un passo
indietro da parte di tutti quelli che in questi anni ci hanno chiesto di
competere fino allo sfinimento per poi non garantire protezione ad alcuno.
Perché, professore, il futuro è
troppo importante per lasciarlo agli indici di Borsa.