Coronavirus e chiusure aziende: l’MPS scrive al Consiglio di Stato
Al Lodevole Consiglio di Stato
In
data sabato 14 marzo 2020, il Governo ticinese – per bocca dell’onorevole
Christian Vitta – affermava che le imprese private devono limitarsi a eseguire
le “attività considerate come essenziali”.
Ne deriva che le attività di routine, le attività produttive normali, devono
essere sospese.
In
questo senso, il Governo decretava la chiusura degli esercizi pubblici
(ristoranti, bar, pub, stazioni di servizio, negozi che non offrono beni di
prima necessità), come anche dei centri di estetica, parrucchieri e barbieri.
A
noi non è ancora chiaro come mai queste attività, giustamente, siano state
sospese mentre, per esempio, industrie che impiegano 100, 200, 300, 500 operaie
ed operai in uno spazio ristretto possano continuare tranquillamente ad
operare, tanto più se attive in settori non essenziali.
Lo
stesso vale per l’edilizia: come è possibile poter applicare le già blande
norme di protezione dal coronavirus in un settore nel quale l’attività comune
ravvicinata è una caratteristica imprescindibile? Inoltre, la costruzione di
edifici – in un contesto di elevato tasso di sfitto – commerciali e da reddito
risponde in questo momento di pandemia a un bisogno essenziale?
È
con grande preoccupazione quindi che non abbiamo trovato alcun riferimento a
queste, a noi pare, elementari riflessioni nella lettera inviata “Alle imprese del Canton Ticino”, missiva
datata 14 marzo 2020. E in nessun altro documento governativo pubblicato dopo
la conferenza stampa di sabato è stato fatto chiaramente riferimento alla
necessità di limitare l’azione imprenditoriale alle “attività essenziali”.
Questa
grave mancanza non fa altro che peggiorare una situazione già fortemente
caotica, nella quale diversi soggetti imprenditoriali non hanno nessuna
intenzione di limitarsi alle “attività
essenziali”, ma di continuare imperterriti con la produzione corrente, in
barba alla loro responsabilità sociale, rifiutando di fatto di collaborare in
maniera decisa alla “mitigazione” del coronavirus (rallentare e contenere il
picco dell’ondata epidemica e proteggere le persone più vulnerabili).
Inoltre,
anche fra le imprese che si pongono la domanda se continuare le attività
produttive, vige uno stato di grandissima confusione, la quale si propaga anche
a tutti i lavoratori e alle lavoratrici impiegate. Prova ne sia l’intasamento
segnalato dalle autorità della hotline riservata a questo tema.
Per
tutti questi motivi, l’MPS chiede con urgenza al Consiglio di Stato del Canton
Ticino l’adozione di una serie di misure nel quadro di quelle generali
presentate lo scorso sabato 14 marzo:
- La definizione dei
settori produttivi e dei servizi considerati, nella fase attuale, come non
necessari o dei criteri che definiscono come non necessaria un’attività
produttiva, basandosi sulla nomenclatura NOGA; - Garantire fin da
subito alle imprese che sospendono l’attività di propria iniziativa perché “considerata come non essenziale” o per
contribuire direttamente alla mitigazione del coronavirus, la possibilità di ricorrere al
“lavoro ridotto”, ottenendo la garanzia che questo ammortizzatore
sociale sia formalmente esteso anche alle agenzie interinali (di collocamento); - La sospensione
immediata di tutti gli appalti cantonali che non rispondano a delle necessità
fondamentali e la conseguente sospensione di qualsiasi penale contrattuale; in
particolare, il Cantone sospende, con effetto immediato, la realizzazione di
qualsiasi lavoro legato all’edilizia (abitativa, civile e stradale) la cui
urgenza sociale non sia manifestamente comprovata; - L’intervento del
Governo ticinese affinché la misura c) si applicata anche dai servizi federali
(USTRA in particolare) e dalle ex-regie federali (FFS in particolare),
chiedendo alla Confederazione e ai consigli d’amministrazione delle ex-regie
federali una risposta formale nel giro di due giorni; - La definizione
di una serie misure sanitarie concrete e vincolanti da applicare
sui posti di lavoro per salvaguardare la salute delle lavoratrici e dei
lavoratori ancora attivi, misure che per i posti di lavoro sono ancora oggi
ampiamente insufficienti; la mancata applicazione di queste misure deve
comportare l’immediato blocco della produzione; le forze di polizia
cantonali e comunali devono intervenire, anche su segnalazione di terzi, per
far rispettare questo obbligo. - Infine l’MPS
chiede che, pur comprendendo la necessità dell’attività dei commerci di generi
alimentari, giovedì 19 marzo tutti i commerci rimangano chiusi.
L’MPS
chiede un intervento rapido e preciso del Governo ticinese rispetto alle misure
richieste, convinto che queste vadano assolutamente nella direzione di quelle
generiche presentate lo scorso sabato 14 marzo 2020.
Bellinzona
15 marzo 2020.