Le nostre vite valgono più dei loro profitti! Chiudere tutte le attività produttive non necessarie!

Le decisioni di
sabato del governo e le successive lettere e regolamentazioni inviate alle
aziende e ai commerci non hanno assolutamente risolto il problema di fondo: e
cioè il fatto che molte attività produttive, soprattutto nel settore privato,
rischiano di rimanere aperte e quindi di essere potenzialmente strumento di
diffusione del virus: un pericolo per chi vi lavora, ma anche di conseguenza
per tutti gli altri.

Certo, tutti
capiscono che vi sono attività oggi importanti nell’attuale contesto: da quelle
di tipo sanitario a quelle che devono garantire gli approvvigionamenti (dai
commerci di alimentari alla erogazione di acqua, elettricità, combustibile,
etc.); ma tutti capiscono altrettanto che vi sono settori interi che,
nell’attuale contesto, non svolgono alcuna attività urgente e necessaria né dal
punto di vista produttivo, né da quello sociale.

Basti pensare, ad esempio, a
tutto il settore dell’edilizia o a settori industriali che lavorano per
l’esportazione e che non producono per esigenze sociali urgenti (il settore
dell’industria delle macchine, quello informatico, della moda, degli orologi,
etc.). Si tratta di settori che occupano decine di migliaia di lavoratori e
lavoratrici.

Ora le circolari inviate alle
aziende a realizzazione degli annunci fatti dal governo, lasciano di fatto
ampio margine alle aziende private, per quel che riguarda modi, forme e tempi
della continuazione delle attività produttive, anche in questi settori dove
appare evidente, come abbiamo detto, che non vi è la necessità di una
continuità produttiva.

Invitiamo quindi nuovamente il governo ad approfondire ed estendere le
misure di divieto delle attività produttive
anche ai settori che abbiamo
indicato e ad altri settori.

In questa fase la priorità deve
essere la salute pubblica.