Bollettino MPS – coronavirus 2 aprile

L’UBS, il
filantropo Ermotti e i dividendi

Negli
scorsi giorni i media ticinesi hanno messo in evidenza la “generosità”
dell’ex-CEO di UBS, Ermotti, che ha annunciato di aver donato un milione del
proprio patrimonio per correre in soccorso delle persone più bisognose in
Ticino. La donazione andrà alla fondazione filantropica che Ermotti ha
costituito poco tempo fa.

Di
fronte a queste cose non possono non venire alla mente le parole di quel grande
pensatore che era Paul Lafargue, quando scriveva, che la filantropia consiste
nel “Rubare in grande e restituire
briciole
”.

E
di fatti, cosa è un milione per uno come Ermotti? Tecnicamente, visto che il
suo ultimo stipendio (2019) era di quasi 13 milioni, corrisponde ad una
tredicesima mensilità: cioè è come se avesse rinunciato all’8% del proprio
stipendio annuale.

Ricordiamo
che tutti i lavoratori e le lavoratrici in questi mesi vedranno comunque
diminuito il proprio salario (nel lavoro ridotto, fino al 20%); o, ancora,
coloro che sono indipendenti, rischiano di avere ancora più forti diminuzioni.
E si tratta di salari normali, spesso bassi, con i quali si arriva a male pena
alla fine del mese.

Ma
Ermotti, recupererà facilmente anche questo milione. Non sappiamo quante azioni
UBS egli possegga oggi. L’ultima notizia ufficiale faceva stato di un suo
acquisto di un milione di azioni UBS
a fine ottobre 2018. Ebbene, anche se fossero solo queste le azioni in possesso
di Ermotti (ma siamo convinti che ne abbia molte di più) basterà il dividendo
2020 che UBS ha deciso di distribuire ai propri azionisti per recuperare questo
milione.

Infatti
UBS distribuirà 70 cts per azione,
confermando un dividendo invariato. E questo malgrado il Consiglio federale, la Banca nazionale svizzera (BNS) e
l’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) abbiano chiesto alle
banche svizzere di valutare con prudenza e attenzione l’attribuzione di
dividendi proprio a causa della difficile situazione pandemica nella quale ci
troviamo. La FINMA è intervenuta di nuovo per ribadire che i fondi propri
liberati grazie alla facilitazioni concesse per via del coronavirus non possono
essere distribuiti. E così le banche faranno una montagna di soldi non
solo grazie ai tassi negativi con i quali ricevono liquidità che poi prestano
alla aziende nel quadro dei progetti promossi dal Consiglio Federale, ma stanno
facendo veri e propri atti di furbizia attraverso la distribuzione di
dividendi.

L’UBS,
a capo della quale vi erano il nostro filantropo fino a pochi mesi fa, ha
deciso che verserà agli azionisti (quelli che tra l’altro approfitteranno degli
sconti fiscali miliardari decisi con l’approvazione della RFFA) quasi metà
dell’utile netto conseguito quest’anno: 1,4 miliardi di dollari per l’esercizio 2019 (UBS dallo scorso anno
presenta i propri conti in dollari), su un utile complessivo di 3,3 miliardi.

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Interpellanza al Consiglio di Stato

E’ ancora troppo presto a che il Consiglio di Stato
torni alla solita filosofia d’essere forte con i deboli e debole con i forti?

Non passa giorno senza che
lo Stato Maggiore di Condotta Cantonale, per bocca del comandante della polizia
Matteo Cocchi, del medico cantonale Giorgio Merlani o di rappresentanti del
Consiglio di Stato, invitino, giustamente, la popolazione a rimanere a casa.

Tali pressanti inviti
partono del presupposto che siamo ancora lontani dal famoso picco dei contagi.
D’altronde l’evoluzione quotidiana del numero dei contagi e dei morti non
permette altro orientamento.

Nella giornata di ieri
Merlani ha affermato che: “Non è però
il momento di allentare le restrizioni, è decisamente troppo presto, torno anzi
a ribadire per l’ennesima volta l’importanza del rispetto delle stesse. Non
possiamo permetterci di avere un effetto boomerang adesso, potrebbe fare molto
male al sistema sanitario
.”

Gli ha
fatto eco il comandante e capo dello SMCC Cocchi: “Dalle segnalazioni ricevute emerge che c’è ancora troppa gente in giro.
È probabile che la durata delle restrizioni – combinata a un’evoluzione che
sembra rispondere alle misure – possa spingere alcuni a pensare di allentare il
proprio rispetto delle regole, ma non è questo il momento per farlo. Mi appello
nuovamente alla responsabilità individuale e confido nella saggezza di ognuno
per limitare i propri spostamenti al minimo così come i contatti
intergenerazionali
”.

Contemporaneamente vi è un diffuso sentimento da parte
della popolazione che un numero sempre maggiore di aziende abbiano ripreso o stiano
per riprendere l’attività anche per attività non socialmente necessarie allo
stato attuale, né tantomeno urgenti: dalle tapparelle del consigliere nazionale
Fabio Regazzi alle aziende che lavorano l’oro nel Mendrisiotto passando da
aziende edili che affermano pubblicamente d’aver ricevuto un permesso grazie
alle amicizie con il consigliere di stato Gobbi.

Si tratta, come detto, di un
sentimento diffuso, confermato in parte dallo SMCC. A ieri, 1° aprile 2020,
sarebbero una quarantina le autorizzazioni. Matteo Cocchi non ha però voluto
comunicare quali sono queste ditte, con quali motivazioni lavorano e con quanti
dipendenti.

Una mancanza di trasparenza
che non trova nessuna giustificazione! In questo contesto difficile dove a
tutti i singoli cittadini si chiedono molte rinunce non si capisce perché non
si debba indicare in modo preciso e chiaro a quali datori di lavoro e per quale
motivo si permette di derogare a queste restrizioni.

Anche perché in questi
giorni abbiamo potuto constare che tali deroghe concesse alle aziende rischiano
di vanificare gli sforzi di tutte e tutti i cittadini. Lo abbiamo visto sul
cantiere del Ceneri dove non si sono rispettate le norme sanitarie, lo abbiamo
visto alla Diamond di Losone dove la ditta, non contenta di aver ricevuto
un’autorizzazione ad aprire, ha infranto volontariamente i limiti imposti,
occupando molte più persone di quelle di cui aveva diritto.

Da ultimo, non possiamo che
augurarci che il Consiglio di Stato e lo SMCC abbiano il buon senso di non più
concedere, qualora avesse ancora l’ardire di presentare una nuova domanda,
alcuna autorizzazione al capo degli industriali nonché parlamentare federale
Fabio Regazzi. Come ci hanno insegnato a scuola l’esempio dovrebbe venire
dall’alto!

Per queste ragioni chiediamo
al CdS:

1.    
Di
indicare quali sono le aziende che hanno ottenuto un’autorizzazione a lavorare
per il periodo dal 30 marzo al 4 aprile.

2.    
Di
indicarci per ogni ditta il tipo di produzione svolto, le motivazioni, il
numero di dipendenti occupati ed i giorni di lavoro.

3.    
Come
si è proceduto per la verifica che le aziende abbiamo effettivamente lavorato
solo per le motivazioni alla base dell’autorizzazione e con unicamente il
numero di dipendenti autorizzati?

4.    
Se,
per il controllo e la verifica, sono state coinvolte le commissioni del
personale delle aziende o, dove non ci fossero delle commissioni, direttamente
il personale?

5.    
Come
si è proceduto per la verifica del rispetto delle condizioni sanitarie sui
posti di lavoro, nei locali comuni (mense e spogliatoi) e per il tragitto
casa-lavoro?

6.     Di confermarci che il
capo di AITI e consigliere nazionale PPD Fabio Regazzi non riceverà per la
settimana dal 6 al 9 aprile 2020 nessun permesso per produrre un bene non
primario come le tapparelle.

Per il
Gruppo MPS-POP-Indipendenti

Matteo
Pronzini, Simona Arigoni, Angelica Lepori