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Su quanto successo alla casa per anziani di Sementina, il Municipio di Bellinzona non sa più che pesci pigliare e cerca di sollevare un cortina fumogena diffondendo cifre che dovrebbero smentire quanto diciamo noi, ma che non fanno che confermare il disastro avvenuto.

Il Municipio diretto da Mario Branda fa sapere che i morti non sarebbero 27, come indicato nella nostra interpellanza, ma “solo” 19.

Ammesso ma non concesso che sia così (da inizio marzo a Sementina sono morti 27 ospiti): ciò significa comunque che su 80 ospiti un quarto, il 25%, è morto. Non può essere considerata una cosa normale; se questa stessa proporzione si fosse registrata in tutte le case per anziani del Ticino avremmo avuto, tra gli anziani, più di mille morti.

Il Municipio informa anche che gli altri 18 infettati si stanno riprendendo. Ne siamo contenti, ma questo significa che (19 + 18 fa 37) la metà degli ospiti della casa anziani di Sementina sono stati contagiati. Sempre riferendoci al totale degli ospiti nelle case anziani del Ticino avremmo avuto più di 2000 contagi.

Tutto questo, naturalmente, non può essere considerato né normale, né conforme ad una applicazione corretta delle direttive. Se è vero, come affermano le autorità bellinzonesi e la direzione della casa anziani, che sono state “applicate tutte le direttive”, significa che queste direttive erano assolutamente insufficienti e tali da non permettere la diffusione del contagio.

Ci pare che a questo punto sia ora di smetterla di giocare allo scaricabarile. Non vi sono dubbi che vi sono stati dei ritardi da parte del Cantone (a cominciare dall’autorità di vigilanza sulle case per anziani, il medico cantonale Merlani) nell’emanare le direttive di protezione (il 9 marzo quando i primi contagi, rivelatisi poi mortali alla casa anziani di Chiasso, sono stati registrati il 5 marzo); ma è altrettanto vero che quelle direttive e quelle successivamente indicate dal gruppo di lavoro diretto dal dottor Tanzi a noi pare fossero tali da permettere di limitare il contagio. E se questo, palesemente, a Bellinzona non è avvenuto è perché tali direttive non sono state applicate. O una, o l’altra: ma smettiamola di raccontare balle!

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