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Nelle scorse settimane, avevamo criticato il fatto che il DECS, in piena pandemia, avesse fatto adottare dal Consiglio di Stato alcuni provvedimenti importanti che erano stati oggetti di aspre discussioni tra la direzione dello stesso DECS e gli insegnanti del settore medio superiore. In particolare avevamo ritenuto inopportuna l’adozione definitiva della riforma liceale, contrabbandata attraverso la riforma della cosiddetta griglia oraria necessaria per l’introduzione dell’insegnamento dell’informatica.

Sul tema ritorna ora, con la presa di posizione che segue, l’Associazione dei docenti delle scuole medie superiori ticinesi con un appello che condividiamo. (Red)

Un appello al Consiglio di Stato: la riforma liceale manda allievi e famiglie allo sbaraglio…Tornate sui vostri passi!

In un momento così drammatico ognuno è chiamato a fare un passo indietro. Ciascuno di noi desidererebbe che le faccende a cui tiene potessero costituire un’eccezione rispetto all’imperativo generale di fermarsi e attendere che si possa tornare alla normalità. I giovani non possono aggregarsi, gli anziani non possono uscire di casa, gli allievi e i loro insegnanti non possono incontrarsi in aula… Ciononostante, ognuno è tenuto a fare un passo indietro e, al contempo, ad evitare rigorosamente di avvalersi di qualunque posizione di vantaggio legata alla situazione d’emergenza.

Allo stesso modo, ci si sarebbe attesi che il DECS facesse un passo indietro sulla riforma liceale, che peraltro il Dipartimento rifiuta di qualificare come tale per evitare di dover ammettere di aver del tutto scavalcato il corpo docente in fase di progettazione. Sostiene di aver pianificato una semplice modifica tecnica, mentre il progetto fa strame di alcuni principi fondanti su cui è stato costruito l’attuale modello liceale, destabilizzando un sistema in un momento in cui di tutto avremmo bisogno tranne che di ulteriori motivi di disorientamento.

Un passo indietro del DECS, dunque, sarebbe stata una mossa forse sofferta ma certamente quella più saggia e condivisibile, così come è stato per votazioni, campionati, attività economiche, ecc.  E invece, il 23 marzo scorso, in piena emergenza, il DECS a sorpresa ha optato per una fuga in avanti, incassando l’approvazione da parte del Consiglio di Stato delle modifiche al Regolamento delle scuole medie superiori che permetteranno già dal prossimo mese di settembre di implementare il progetto di riforma liceale. Mentre la società civile e in particolare i cittadini interessati alla scuola (rappresentati dalle associazioni come l’ADSMS e dai Granconsiglieri che siedono nella Commissione formazione e cultura) sono costretti in casa. Le misure restrittive hanno impedito  i considerare le firme di una petizione lanciata della nostra associazione e al contempo hanno precluso alla Commissione formazione e cultura del Gran Consiglio la possibilità di esprimersi in merito a ben quattro (quattro!) atti parlamentari che chiedono lumi in merito alla citata riforma. Tutto ciò è democratico? Forse in senso formale, ma certamente non costituisce un esempio di osservanza dei valori che tutti riconosciamo alla nostra democrazia.

A ciò si somma la scarsa avvedutezza di una decisione presa -evidentemente- senza poterne prevedere le implicazioni. Pensiamo in particolare ai lavori di revisione dei piani di studio. È in primis il Dipartimento a mettere in guardia i docenti sulla parificazione del lavoro a distanza con quello in presenza. Per analogia, la stessa prudenza andrebbe riservata ai nuovi piani di studio elaborati, in quest’ultima cruciale fase, in linea con le disposizioni di sicurezza. Si può inoltre ragionevolmente dubitare che le bozze preparate dai gruppi cantonali di materia possano essere poste in consultazione con modalità e tempi che garantiscano un risultato che sia frutto di una approfondita analisi critica e che possa così essere condiviso da tutti i docenti.

Sarà su queste fragili basi che un allievo alla fine della quarta media sarà chiamato a decidere se gli sia più congeniale una scuola media superiore o professionale. Ma saranno soprattutto coloro che vorranno frequentare il liceo a dover affrontare una sorta di salto nel buio. La riforma impone infatti che la scelta del curricolo liceale (classico, linguistico, economico, artistico, scientifico) venga fatta prima ancora di aver sperimentato materie e discipline che alla scuola media non sono presenti o, se lo sono, in forma molto differente. Laddove, dunque, un allievo volesse legittimamente concedersi l’opportunità di fare esperienza delle materie liceali e decidere il curricolo solo alla fine del primo anno, dovrebbe iscriversi immediatamente al corso facoltativo di fisica e ad una quarta lingua, portando il suo impegno settimanale in prima liceo a 35.5 o 36.5 ore.  A cui si potrebbero aggiungere opportunità che sarebbe peccato andassero sprecate: musica strumentale, teatro, recuperi, commissioni studentesche, …: 38, 39 ore settimanali? Sono 5 giornate di quasi 8 ore (a cui si aggiunge il lavoro a casa di rielaborazione e approfondimento, di esercizio e di preparazione alle verifiche), pari ad un intero giorno di scuola in più rispetto alla scelta immediata di un curricolo da 29.5 ore, che tuttavia potrebbe rivelarsi inadatto alla fine del primo anno, quando ormai è troppo tardi per cambiare.

Un bel ginepraio… Proprio per questo, il DECS affermava a suo tempo che allievi e famiglie sarebbero stati adeguatamente orientati. Già allora sorgeva tuttavia il dubbio che il Dipartimento millantasse opportunità che non fosse poi in grado di assicurare: un’ora di orientamento scolastico a tutti gli allievi potenzialmente interessati al liceo? 1’000-1’500 ore di orientamento nel giro di poche settimane? Forse… Ma ora, alla luce delle restrizioni, della chiusura delle scuole, del depotenziamento dei servizi?

Risulta infine davvero incomprensibile che il Dipartimento non voglia attendere di conoscere il risultato dei lavori di riforma liceale sul piano federale, che porteranno inevitabilmente ad una riapertura del cantiere a livello cantonale. La tabella di marcia è stata ufficializzata: prevede l’inizio dei lavori in autunno 2020 e l’implementazione per l’anno scolastico 2023/24. Non sarebbe saggio, dunque, congelare la riforma cantonale in attesa di quella federale, eventualmente fissando un calendario in parallelo? Nel frattempo il nuovo corso di informatica potrebbe essere inserito nelle attuali griglie e soprattutto potrebbe essere oggetto di sperimentazione in poche classi e poi introdotto definitivamente rispettando la data limite imposta dall’Autorità federale. 

Le numerose organizzazioni che rappresentano la scuola, i docenti, gli allievi e i genitori hanno chiesto con forza quel che prima dell’emergenza poteva essere un’opzione ma che ora diviene una necessità: congelare la riforma. Nemmeno coloro che, in precedenza, guardavano ad essa con favore oggi potrebbero negare che la situazione sia sensibilmente mutata.

In quest’epoca di incertezza, in cui l’orizzonte temporale è al più di due settimane, non c’è da stupirsi né da vergognarsi se le certezze di oggi vengono ribaltate domani. Non è tardi per ovviare alle pericolose implicazioni di una scelta avventata. Per il virus purtroppo non c’è ancora una cura né un vaccino, ma per ovviare ad alcune delle sue potenziali conseguenze negative basta un po’ di realismo e di buonsenso…

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