Covid-19, la tempesta perfetta sul capitalismo
Una tempesta perfetta è un film
catastrofico sull’incontro tra un tornado e un uragano. Alla pandemia di
Coronavirus si accompagna d’ora in poi una crisi finanziaria ed economica di portata
ancora sconosciuta. Questi sono gli ingredienti di una «tempesta perfetta» che
nessuno sa dove ci potrà condurre. La situazione è drasticamente mutata e
bisogna rendersi conto in pieno di questo cambiamento.
- Il mostro è alle porte
Il Covid-19 è un “nuovo” virus della famiglia dei
coronavirus, la cui esistenza è nota da più di 15 anni, ma la ricerca sul quale
è stata fermata perché “non redditizia” vista l’assenza di un suo mercato. Il
Covid-19 o SARS-COV-2 (Sindrome Respiratoria Acuta Grave da Coronavirus 2) è
una specie recente, identificata poco più di due mesi fa. Questo virus si
caratterizza per: 1) alto grado di infettività; 2) lungo periodo di
incubazione; 3) elevato numero di casi asintomatici; 4) tasso di mortalità
molto più elevato rispetto alla normale influenza; 5) lunga durata della
malattia. Tutti questi elementi modificano il quadro della situazione rispetto
al caso dell’Ebola o del virus Zika, che certo sono caratterizzati da una
mortalità più elevata (50% o più), ma in questi casi le possibilità di contagio
sono molto ridotte, il che ne rallenta la diffusione.
Il Covid-19 ha un tasso di riproduzione che va da 3
a 7 a seconda delle circostanze, il numero di interazioni sociali e le misure
messe in atto al fine di combatterlo. Questo significa che ogni individuo
infettato contaminerà in media dalle 3 alle 7 persone. Senza l’impiego di
misure atte a ostacolarne la diffusione – distanziamento sociale o quarantena –
il suo tempo di raddoppio è di 2,5 giorni. Il che significa che il numero di
contagiati passerà da 50 a 100 persone per poi toccare le 200 in meno di 8
giorni. A stare ai dati epidemiologici provvisori, il tasso di mortalità varia
dal 2 al 4%. Ciò fa del Coronavirus un serial killer, non perché è sempre
mortale, ma perché ha la potenzialità di infettare una larga fetta della
popolazione.
- Agire
in tempo reale
Nella provincia dell’Hubei, dopo avere messo in
quarantena 60 milioni di persone (a Wuhan e nelle altre città della provincia),
si sono registrati circa 80.000 casi e circa 3.000 decessi, il che corrisponde
a un tasso di mortalità di circa il 4%. Ma è bene sapere che le autorità cinesi
hanno effettuato un elevato numero di test, soprattutto a Wuhan e nell’Hubei.
Anche se si mette in conto un 20-30% di asintomatici
non identificati, la mortalità resta poco più alta del 2%. In ogni caso, il 2%
di 50 milioni di abitanti, significa comunque un milione di morti, il che è un
bel po’ di gente, persino per chi è un neo-malthusiano o un delirante
eugenista.
Secondo i dati ufficiali, in Lombardia, sui 17.000
casi identificati al 18 marzo, ci sono state 1.900 morti (il 12%!). Al fine di
identificare questi 17.000, sono stati effettuati 48.000 test. Diverse ipotesi
sono circolate al fine di spiegare questo tasso di letalità più elevato; tra
queste, quella secondo cui il ceppo del virus diffuso in Europa sarebbe più
“efficiente”. Ma alcuni virologi ora smentiscono questa ipotesi e bisogna
pertanto astenersi da interpretazioni troppo frettolose.
Una cosa è certa, la pandemia da Covid-19 si
propaga a un ritmo esponenziale. La Francia ha raggiunto un tasso di incremento
giornaliero dei casi del 38% all’inizio della settimana (15 marzo). Consapevoli
del fatto che le misure di distanziamento sociale iniziano a mostrare i loro
effetti solo dopo un certo lasso di tempo, ci si può aspettare una forte
progressione per altri dieci giorni. Il 18 marzo si registravano 9.134 casi
confermati con 3.626 ospedalizzazioni, inclusi 931 casi in terapia intensiva e
264 morti. Se la percentuale dei pazienti che necessitano di cure ospedaliere
(35%) resta costante nel corso dei prossimi dieci giorni, si può calcolare
facilmente quanti posti letto serviranno al momento del raggiungimento del
10.000 casi. In ogni caso, questa proiezione è ben lungi dall’essere
fantasiosa: con un tempo di raddoppio di 3 giorni, dai 9.000 casi dichiarati al
18 marzo si passerà a 18.000 domenica 22, a più di 30.000 il 26 marzo e si
potrebbero raggiungere i 120.000 all’inizio di aprile. Sapendo che la Francia
dispone di 12.000 posti letto nei reparti di rianimazione e terapia intensiva,
è ben possibile che di qui a 10 giorni ne serviranno tre volte in più.
Al fine di bloccare la progressione, gli approcci
sono i più vari. Finché i casi non superano il centinaio, è ancora possibile
giocare la carta dell’isolamento e della messa in quarantena delle persone
infette e della loro cerchia. Ma giunti a quel punto, solo un’azione decisa per
quanto attiene il distanziamento sociale e l’isolamento può contenere la
diffusione. Quanto più esitante e confusa è l’azione di governo, tanto più
diviene difficile frenare l’espansione.
Sia l’Italia che la Francia e la
Spagna hanno perso tempo reagendo in maniera confusa. Ma c’è di peggio. Altri
governi – uno su tutti quello olandese – hanno prediletto una strategia fondata
sull’”immunità di gregge”. L’idea è quella di impiegare gli asintomatici
(dotati di anticorpi) e coloro che sono colpiti dal virus in maniera più
leggera (e producono gli anticorpi) al fine di erigere una barriera per
proteggere i soggetti più vulnerabili. Per la maggior parte degli epidemiologi
si tratta di una scelta criminale e indifendibile. Si tratta di sacrificare
molte persone senza avere la sicurezza che la barriera sia solida2. Scommettere sull’immunità “di
gregge” è una scommessa molto rischiosa, vista la rapidità con la quale il
virus si diffonde. A dire la verità, questo metodo somiglia molto alle tattiche
offensive impiegate nel corso della Prima Guerra Mondiale del 1914-1918, in cui
successive ondate di soldati erano mandate a morire allo scopo di “spaventare
il nemico”. In questo caso è certo che la popolazione non si farà decimare
senza reagire, il che obbligherà i governi a cambiare la rotta. Dal momento che
questa modifica avverrà in ritardo, il tempo perduto si tradurrà nella
necessità di mettere in quarantena interi Paesi, mentre gli stati confinanti
ricorreranno alla chiusura delle frontiere. Immaginiamo le conseguenze a
livello europeo…
3. L’isolamento di massa è uno choc
sociale
Ormai, includendo Italia, Spagna, Francia e Belgio,
più di 150 milioni di persone sono sottoposte a una qualche forma di
isolamento. Questo è solo l’inizio, dal momento che presto si aggiungerà
all’elenco anche la Germania. A livello globale, l’isolamento riguarda più di
800 milioni di persone. Si tratta di uno choc sociale mai visto! L’intera
economia globale era impreparata, il che darà presto il via a un caos di
proporzioni mai viste. L’interdipendenza a livello economico di ciascun paese
con gli altri è onnipresente, sia per i beni di prima necessità (cibo) che per
i beni durevoli (automobili, computer, etc.). Ma, cosa più importante,
l’isolamento di milioni di persone è messo in atto in maniera disordinata, con
evidenti diseguaglianze a livello sociale (alloggi precari, insalubri…).
A questo choc sociale si
aggiunge il rischio permanente di essere contaminati a causa della mancanza di
strumenti di protezione. A differenza di Wuhan, dove tutti portavano le
mascherine, in Europa nessun paese è dotato di scorte strategiche. Sappiamo il
perché: le politiche di austerità, la mancanza di precauzioni e l’incuria nella
governance [di questa emergenza sanitaria] fanno sì che persino ora, a sette
settimane dall’inizio della diffusione del virus in Europa, il personale
sanitario o i lavoratori in attività operani senza le necessarie protezioni.
L’inchiesta pubblicata dal medium indipendente Basta è istruttiva al riguardo.
L’assenza di mascherine, anche per i medici e il personale infermieristico, ha
spinto alcuni di loro a denunciare lo Stato. Possiamo scommettere che costoro
riceveranno il sostegno di un buon numero di cittadini.
Al fine di arrestare la pandemia è davvero
necessario restare a casa e non incontrare altre persone, se non un numero
estremamente ridotto di individui che devono a propria volta fare la stessa
cosa. Secondo la Croce Rossa cinese in missione in Lombardia, le misure prese
dalla regione sono insufficienti: ciascuno dovrebbe portare una mascherina
negli ambienti esterni, le imprese dovrebbero fermare le loro attività e
solamente i servizi essenziali (ospedali, cibo, energia) dovrebbero rimanere in
funzione…
4. Una “unione nazionale” apparente
La guerra è sempre un valido pretesto al fine di
unire una nazione e instaurare un regime “bonapartista”. Ma nel caso della
Francia questa unità nazionale è minata da alcune importanti contraddizioni. Se
i “colletti bianchi” possono rimanere a casa e operare in telelavoro, perché i
“colletti blu”, gli operai, dovrebbero continuare a produrre?
Sulle catene di montaggio nelle fabbriche, le
interazioni sociali sono frequenti e inevitabili. I contagi lo sono
altrettanto. Queste produzioni non sono in alcuna maniera “essenziali” nel
momento in cui si ferma il Paese. È del tutto logico che prima in Italia, poi
in Spagna e in Francia, si siano moltiplicati gli “scioperi selvaggi” nelle
fabbriche, soprattutto nel settore automobilistico. “Non siamo carne da
cannone” è stato lo slogan intorno a cui si sono radunati i lavoratori della
Fiat, di PSA, Iveco o Mercedes.
Questi scioperi non sono solo legati a rivendicazioni
salariali (indennità di rischio), ma esprimono la volontà di proteggersi (“la
cessazione dell’attività vale anche per noi”). I vari negoziati che stanno
avendo luogo qui porteranno indubbiamente alla distribuzione di mascherine e di
guanti, oltre che ad un rallentamento della produzione; ma questo non risolve
il problema. È in crescita il ricorso al diritto di stare a casa [droit de
retrait, che è “il diritto del lavoratore salariato di ritirarsi da un ambiente
di lavoro che presenta un rischio grave e imminente per la sua salute o la sua
vita”]; un diritto di cui si comprende la grande importanza in periodi come
questo, e che diventa effettivo solo attraverso l’azione collettiva. Un quadro
di regole per la protezione dei lavoratori esiste nella maggior parte degli
stati, ma manca la volontà da parte del padronato o del governo di
intraprendere le misure all’altezza dei pericoli che si debbono affrontare.
In realtà i governi vogliono limitare la diffusione
del contagio, ma senza fermare l’attività economica, il che è completamente
ridicolo nel momento in cui si è consapevoli del modo in cui il virus si
diffonde e quanto a lungo può sopravvivere all’esterno del corpo di un ospite
umano, tanto sul terreno, tanto sulle superfici metalliche.
5. Qual è il valore della vita,
comparato ai loro profitti?
L’isolamento di massa e lo stop di tutte le
attività commerciali non legate alla distribuzione degli alimentari hanno
provocato un boom negli ordini in rete. Amazon progetta di assumere 100.000
“collaboratori” in Europa e negli Stati Uniti. Ma che cosa avviene nella catena
logistica? In ogni casi i rischi di contagio sono reali. La consegna a
domicilio è un’altra area critica; è il pilastro del capitalismo delle
piattaforme. I lavoratori che effettuano le consegne non sono dotati di alcuna
protezione e si espongono ad un rischio che va ben al di là del ragionevole.
Invece di questo sistema che supersfrutta un esercito di lavoratori precari,
sarebbe necessario mettere in piedi un sistema di rifornimento su base locale,
basato su un sistema di “drogherie sociali” collegato con fornitori che
rispettino adeguati standard di responsabilità sociale ed ecologica. Ma chi lo
farà? I comuni potrebbero giocare un ruolo di primo piano, ma dovrebbero essere
mobilitate anche strutture collettive e le organizzazioni della società civile
(sindacati, organizzazioni degli agricoltori). Questo implica che le
organizzazioni del movimento sociale non smettano di essere in attività…
Oggi quello della salute è un tema centrale. Messo
di fronte alla crisi sanitaria che presto esploderà in tutti i paesi, il
settore ospedaliero sarà quello che prima di tutti richiederà delle risorse
aggiuntive. In Italia i lavoratori del settore sanitario sono calati di 46.500
unità tra il 2009 e il 2017. I posti letto ospedalieri sono calati di 70.000
unità. Nel 1975 in Italia c’erano 10,7 posti letto negli ospedali ogni 1.000
abitanti: oggi il numero è sceso a soli 2,6! Un percorso analogo si è seguito
in Gran Bretagna: dai 10,7 posti letto ogni 1.000 abitanti del 1960 ai 2,8 del
2013; tra il 2000 e il 2017 il numero di posti letto si è ridotto del 30%! In
Italia il personale sanitario deve spesso scegliere chi curare e chi no, a
causa della limitatezza delle attrezzature sanitarie a disposizione: molte persone,
spesso anziane, muoiono a cause delle risorse limitate. Man mano che il numero
di casi cresce, il sistema sanitario si trova sempre più sotto pressione e
potrebbe collassare, facendo sì che migliaia di persone debbano cavarsela da
sole. Dal momento che avranno accesso a istituti di cura privati, i ricchi
saranno gli unici ad essere risparmiati da questa barbarie.
6. Un salto nell’ignoto
La pandemia ha dato il via a una
crisi del mercato azionario che ha di gran lunga superato quella del 20083. Il crollo dei valori di borsa ha a
più riprese superato il 10 o il 15%. Dopo aver minimizzato la questione e
sperato in un rapido rimbalzo, gli analisti sono ora molto più pessimisti: la
recessione che colpirà gli Stati Uniti sarà enorme (-10%), e quella riguardante
l’Europa (-18%)4 gigantesca, il che è nell’ordine di
una grande depressione, come quella degli anni Trenta.
Una tale contrazione è il chiaro risultato dello
stop all’attività produttiva a causa delle misure prese per combattere il
virus; misure che andranno a esacerbare una crisi finanziaria già in atto. Si
ricordi che il mercato borsistico ha avuto la “febbre” da più di un anno. In
effetti negli ultimi anni l’indice di indebitamento delle imprese non ha fatto
altro che salire, mentre i profitti reali dell’attività produttiva sono
rallentati. La produttività stagna, la profittabilità del capitale si è erosa
sempre di più, e se il ciclo dell’accumulazione capitalistica è comunque
continuato, ciò si deve al denaro a “buon mercato”, con un tasso di interesse
attorno all’1%, se non vicino allo zero.
La crisi finanziaria del 2008 è stata riassorbita
grazie alla creazione di liquidità supplementare da parte delle banche
centrali. In termini concreti, con le politiche di “allentamento quantitativo”,
è come se diecimila Warren Buffet si fossero presentati sul mercato azionario
con i miliardi in tasca in cerca di miniere di profitto. Ora, chi dice
creazione monetaria dice anche indebitamento e bolle speculative. In realtà il
capitalismo ha continuato la sua folle corsa, cercando di recuperare la propria
salute dopo la crisi del 2008. Dopo una breve pausa, la speculazione
immobiliare nelle metropoli è ripresa, in parallelo con l’estrazione selvaggia
delle risorse energetiche e minerali, la deforestazione e l’appropriazione di
estesi territori destinati all’allevamento bovino o lo sviluppo dello
sfruttamento industriale di soia, olio di palma, mais, etc. Questa ricerca
frenetica di profitto spiega anche il ritorno in forze dell’”accumulazione
primitiva del capitale”, con il super-sfruttamento planetario di una manodopera
precarizzata e vulnerabile, molto spesso giovane e di sesso femminile.
Al giorno d’oggi, gli annunci di enormi iniezioni
di liquidità – 700 miliardi di euro secondo la BCE – vogliono assicurare I
mercati e segnalano che gli stati non andranno in default. Il patto di
stabilità è messo in ibernazione e il dogma del deficit zero è fatto a pezzi.
Ed ecco relativizzati i canoni dell’ideologia neoliberale… Comunque, con una
recessione mondiale molto più grave di quella del 2008-2012, la politica dei
“soldi dall’elicottero” non avrà effetti duraturi fintantoché tale massa di
danaro non sarà destinata alla soddisfazione di bisogni sociali. Il che è poco
probabile, dal momento che è stato provato che la logica capitalista orienta i
flussi monetari esclusivamente in direzione dei profitti futuri… Che lo si
voglia o no, l’economia mondiale si trova a un incrocio, un kairos sistemico:
seguire la folle corsa distruttiva o liberarsi dalla logica della
valorizzazione [del capitale] e della crescita infinita.
7. La fiducia nel mercato acceca il
potere
Il Covid-19 non è un “cigno nero”, una sorta di
incidente imprevisto che dà il via a una crisi. Allo stesso tempo non è la
malattia che nessuno ha visto arrivare; al contrario. Nel 2018 il gruppo di
esperti Blueprint dell’OMS ha pubblicato un rapporto sul pericolo di una
pandemia. Per l’esattezza è dal 2003 che le epidemie si moltiplicano: SARS,
MERS, H5N1, l’influenza suina, l’aviaria, Ebola, Zika e Chikunguya. Per gli
esperti dell’OMS era urgente l’istituzione di un sistema di sorveglianza per
quanto concerne il rischio di epidemie, al fine di contenerlo prima che si
determinasse una reazione a catena.
Secondo le loro analisi, il maggiore rischio
proveniva da virus molto infettivi, responsabili di una patologia respiratoria
prolungata ma con un tasso di mortalità relativamente contenuto. Questo virus,
chiamato malattia x, sarebbe stato in grado di destabilizzare l’economia
mondiale e di distruggere le nostre società industriali iper-connesse…
Questo tipo di competenza risponde alla dottrina
della risk governance, che si occupa anche di conflitti bellici, trasferimenti
di popolazioni, rarefazione delle risorse strategiche o ancora della crisi
climatica. Anche se tali analisi dei rischi sono discusse ai summit
internazionali, sappiamo che i leader del G7 o del G20 non ne tengono conto nel
momento in cui prendono le loro decisioni. Perché? In primis per la cieca
fiducia nei meccanismi di mercato. In seconda battuta per la mancanza di
interesse nei riguardi delle ricadute in ambito sociale. Infine perché l’ordine
politico vigente deve innanzitutto servire gli interessi dell’oligarchia
finanziaria.
I leader politici asiatici stanno adottando una
condotta “più efficiente” perché hanno già affrontato delle epidemie. Costoro
sono ben consapevoli dell’importanza di un sistema di allerta fondato sulla
rapida identificazione, di una politica indirizzata all’individuazione del
virus e al suo isolamento, e di una centralizzazione delle informazioni capace
di unire tutte le unità di soccorso. Ciò spiega il motivo per il quale quei
governi non hanno esitato a prendere le misure necessarie non appena ha
iniziato a diffondersi il Covid-19.
8. Un virus un pochino capitalista ai
suoi margini…
La moltiplicazione delle pandemie non è una
vendetta da parte della natura. Le teorie della cospirazione stanno prendendo
piede, ma non ci consentono di comprendere gran che di quello che sta
succedendo. Chi trarrebbe vantaggio da un’ipotetica cospirazione? Gli Stati
Uniti e l’Europa saranno colpiti duramente dalla crisi. Da parte sua, anche la
Cina, il laboratorio industriale del mondo occidentale, sarà duramente colpita
dalla recessione globale. No, il Covid-19 non è un’arma per una guerra
economica, e non è nemmeno fuggito da un laboratorio della CIA o ai servizi
segreti cinesi…
L’opera del microbiologo marxista Rob
Wallace, autore del libro Big Farms Make Big Flu (Le grandi fattorie producono
grandi influenze, Monthly Review Press, 2016) a me sembra che dia delle
risposte molto più serie5. Secondo Wallace, le infezioni
batteriche o virali sono il prodotto del proprio ecosistema, di cui l’attività
umana è parte6. Parte dei virus che si muovono
entro i circuiti di scambio globali sono molto antichi. Essi appartengono a una
categoria di virus che sono imprigionati nella fauna e nella flora che per
molto tempo sono rimaste isolate dai nostri canali commerciali. La
deforestazione e l’integrazione delle specie di animali selvagge nelle catene
commerciali hanno contribuito alla “integrazione” [negli ambienti umani] di
questi tipi di virus. A quel punto, trasferendosi da una specie all’altra,
attraverso le mutazioni, alcuni virus riescono a oltrepassare la barriera
umana. Altri hanno subito mutazioni a catena nel contesto della gigantesca
industria dell’allevamento intensivo e stanno nello stesso modo attraversando
la barriera umana. È quindi la trasformazione della natura attraverso
l’attività umana – fondata sull’accumulazione del profitto – che produce nuovi
virus, o fa scattare mutazioni che altrimenti non avrebbero potuto avere luogo.
La pandemia globale che affrontiamo è parte
integrante della crisi ecologica. È il risultato di una corsa al profitto e di
una crescita che ignora del tutto i limiti del nostro ecosistema. Il
capitalismo non solo tende a esaurire tutte le risorse (naturali e umane) ma
impone anche alla natura un metabolismo che è specifico del capitale. Il mais
geneticamente modificato produce nuove malattie che richiedono a loro volta
nuove manipolazioni [genetiche]. I pesticidi trasformano il metabolismo di
nostri corpi in maniera analoga a quella che gli steroidi fanno con i nostri
muscoli. La pandemia da coronavirus mette a nudo le radici della crisi
sistemica che attraversiamo. La crisi ecologica, così come la pandemia da
coronavirus, dimostrano che non è un determinato tipo di capitalismo – quello
cosiddetto “neoliberista” – che costituisce il problema, ma il capitalismo in
quanto tale.
9. La logica del profitto contro il
sapere come bene comune
La ricerca scientifica è sempre in maggior misura colonizzata
dalla logica del profitto. Certo, negli anni che vanno dal 1970 al 1990 le
imprese hanno avuto successo, con l’aiuto dello Stato, nell’usare i risultati
della ricerca al fine di innovare i prodotti e i modi di produzione. Anche se
la ricerca stessa non è mai stata del tutto indipendente e sovrana, esistevano
degli spazi di libertà entro i quali condurre una ricerca fondamentale a
carattere cooperativo.
Oggigiorno la ricerca scientifica è
sempre più soggetta alla logica del mercato, con l’obbligo di fornire risultati
immediatamente valorizzabili. La governance [capitalistica] impone alla
ricerca, con il pretesto dell’eccellenza, specifiche modalità di azione
concentrate sulla performance, basate su un output quantitativo (numero di
pubblicazioni, tesi, ecc.). Ma la condizione [lavorativa] precarizzata e la
logica del prestigio conducono molti scienziati a stare al gioco7.
Il primato della logica del profitto
spiega in larga misura perché numerose malattie tropicali siano state per lungo
tempo del tutto trascurate8. Anche se miliardi di esseri umani
sono affetti o esposti a tali agenti patogeni, non c’è “mercato”, a causa della
mancanza di un sistema di sicurezza sociale. La ricerca sullo sviluppo di certi
protocolli per la somministrazione di certi medicinali è stata frenata anche a
livello legale. Tra questi, alcuni sono incredibilmente poco costosi, perché
sfruttano degli enzimi naturalmente prodotti dal nostro corpo, il che riduce la
necessità della loro somministrazione. Come è noto, l’industria farmaceutica è
alla continua ricerca di nuovi brevetti e nuovi medicinali. La crisi da
coronavirus rivela una volta ancora come la logica del profitto sia in
contraddizione con lo sviluppo umano.
Nel caso del COVID19, la compagnia
che commercializzerà per prima un vaccino ne trarrà ovviamente degli enormi
profitti. Ma questa logica focalizzata sul breve termine è contro- produttiva
[ai fini sociali]
. Nel 2004 una équipe belga di virologi aveva sviluppato un
trattamento per la SARS, basata su un vecchio farmaco contro la malaria9. Nel momento in cui l’epidemia fu
messa sotto controllo, i fondi destinati a questa ricerca vennero tagliati. Se
non c’è mercato, non c’è ricerca…
La risoluzione di problemi sanitari,
sociali e ambientali richiede un approccio qualitativamente diverso basato
sulla diffusione del sapere comune e una cooperazione non competitiva. Fortuna
vuole che la comunità scientifica esprima una sua resistenza a decisioni del
genere. Sono state create diverse piattaforme: OpenCovid19, La Paillasse.org,
SoundBioLab10. La comunità medica si è allo
stesso modo mobilitata per quanto riguarda l’impiego di farmaci esistenti. Il
più noto è l’idrossiclorochina, in passato impiegata contro la malaria. Un
recente articolo (Le Monde del 18 marzo) ne dà notizia e incoraggia anche gli
scambi diretti tra le équipe sanitarie esistenti al fine di verificarne
l’efficacia11.
10. La crisi politica si approfondisce
Le risposte tardive e incoerenti, e l’incuria nella
gestione della crisi sono state dominanti in questa prima fase. L’intervista
con Agnès Buzyn, il ministro della sanità francese (su Le Monde del 17 marzo),
è veramente da togliere il fiato: costei afferma non solo di essere stata a
conoscenza dell’imminente pericolo di una pandemia già dalla metà di gennaio,
ma accausa anche in maniera indiretta Emmnuel Macron – senza rendersi conto del
fatto che è proprio lei la prima complice nel tenere questo comportamento,
tanto criminale quanto immorale!
Questo episodio mostra che non è più possibile
riporre alcuna fiducia in coloro che sono al potere e a quanti obbediscono a
loro nelle catene di comando. In queste circostanze, e dopo essere stati
testimoni di diverse ondate di protesta sociale (Loi Travail, Gilet gialli,
riforma pensionistica), sarà molto difficile per il duo Macron-Philippe imporre
“l’unità nazionale”.
L’annuncio di misure di supporto finanziario, la
sospensione delle riforme in corso (soprattutto quella pensionistica) riflette
la presa di coscienza [“in alto”] del pericolo di una destabilizzazione
politica. Macron vuole evitare una crisi politica prendendo lui il controllo,
dando la colpa della situazione ai cittadini per la loro lentezza nel ricorrere
ai ripari, pur continuando a domandare di continuare la produzione di
autovetture [come se nulla fosse].
In ogni caso, l’obbligo di continuare a lavorare a
rischio della propria vita incarna l’essenza profonda di questo Sistema, capace
sì di generare miliardi in termini di profitti attraverso lo sfruttamento degli
esseri umani e dell’intero Pianeta, ma incapace di rispondere a bisogni
basilari come quello della salute. Se a ciò si aggiunge lo scandalo della
mancanza di mascherine protettive, quello della mancanza di posti letto negli
ospedali che preannuncia una seria crisi sanitaria, e in ultimo – ma non per
importanza – la lunga lista di decessi che si prospetta, non serve essere un
indovino per comprendere che i poteri costituiti sin da ora temono il rischio
di un’esplosione a livello sociale… Bisogna quindi aspettarsi un rafforzamento
nelle misure repressive e di sorveglianza.
Certo, lo Stato si sta mobilitando per “salvare la
nazione”, ma con quale efficacia? E soprattutto, chi rimborserà un debito
pubblico appesantito di qualche centinaio di miliardi? Le imprese quotate nel
CAC40 [in borsa] e i donatori di Notre-Dame prenderanno parte agli incontri di
“unità nazionale”? È legittimo dubitarne…
11. Una solidarietà orizzontale che
prefigura un “altro mondo”
Nell’immediato, quando si osserva la reazione della
popolazione, si nota in prima battuta la volontà di proteggere sé stessi e i
propri cari. Alcuni/e si limitano a negare il pericolo, il che costituisce una
reazione normale di fronte ad una minaccia incombente. Questo atteggiamento è
il prodotto della prolungata sottovalutazione da parte delle autorità pubbliche
del rischio di pandemia. Allo stesso tempo, esiste un vasto movimento di
solidarietà nei confronti del personale sanitario. Lo testimoniano i
giornalieri scrosci di applausi dai balconi alle 20:00 in Spagna, Italia,
Francia. In Lombardia gli abitanti hanno istituito dei sistemi di mutuo aiuto
al fine di assistere i più deboli, gli anziani e i malati.
Sono state create piattaforme digitali di
solidarietà, che portano in sé i semi di un sistema di approvvigionamento e di
sostegno alternativi, fondati sulla cooperazione. A ciò si aggiunge una
autodifesa collettiva intorno al rifiuto di esporsi inutilmente al rischio
andando al lavoro. Certo, il movimento di autodifesa e di autonomia solidale è
ancora privo di una solida struttura e di coordinamento, ma è nei momenti di
pericolo che molte cose divengono possibili. È per questo stesso motivo che
bisogna continuare a ripetere a noi stessi che un mondo diverso potrà sorgere
dalle macerie di quello che ora è al collasso. (21 marzo 2020)
Articolo apparso sul sito https://pungolorosso.wordpress.com
che ne ha curato la traduzione dal francese.
1 Professore universitario (Univ.
Evry Paris Saclay), membro del Centre P. Naville, direttore della rivista Les
Mondes du Travail.
2Si
ricorda che anche la colonizzazione del “Nuovo Mondo” ha causato un crollo
demografico a causa della diffusione di malattie esogene come influenza, peste
bubbonica o polmonare, febbre gialla, vaiolo, malaria contro cui i nativi
avevano non ha sviluppato la stessa immunità delle popolazioni europee.
3 Per
un’analisi dettagliata https://www.cadtm.org/La-Pandemie-du-Capitalisme-le-Coronavirus-et-la-crise-economique
4 Le analisi di Michael Roberts,
analista finanziario e blogger marxista sono ormai un’autorità; il suo blog è
seguito da oltre 15.000 utenti. https://thenextrecession.wordpress.com/2020/03/19/the-emerging-market-slump/
5 Si veda (in inglese) https://www.marx21.de/coronavirus-agribusiness-would-risk-millions-of-deaths/
6 Il caso della “mucca pazza” ci
ricorda che un’alimentazione basata sulle farine animali può portare a
disfunzioni di carattere fisiologico e a malattie potenzialmente trasmissibili.
7 Questo non è il caso nelle scienze
sociali, in cui la rivolta contro la LPPR (Legge Pluriennale della
Programmazione della Ricerca) ha portato allo sviluppo di una critica nella
logica neoliberista e manageriale. Si veda https://universiteouverte.org/
8 Per una lista e la loro
localizzazione si veda https://en.wikipedia.org/wiki/Neglected_tropical_diseases;
in francese https://www.who.int/topics/tropical_diseases/qa/faq/fr/
9 Si vedano le ricerche di Marc Van
Ranst, della KU Leuven, http://www.flanderstoday.eu/coronavirus-antiviral-was-discovered-leuven-15-years-ago?fbclid=IwAR1p5SDYrRMaphZemEGuDTKs_k4kaEvH0JMUayJwcA4foiyvZG9An4_5DcM
10 Si veda https://www.mediapart.fr/journal/international/110320/la-science-collaborative-l-assaut-du-coronavirus
11 https://wattsupwiththat.com/2020/03/17/an-effective-treatment-for-coronavirus-covid-19-has-been-found-in-a-common-anti-malarial-drug/?fbclid=IwAR1-cvFTm7PRzbKP7t1mSSc9XQDa760_TgXTH3sb2oO9upX_jM9RMm1mQRw
Si veda anche il report completo delle equipe cinesi pubblicato su Nature https://www.nature.com/articles/s41422-020-0282-0?fbclid=IwAR2JbbZU_Hl7uLjuOTDhrNnmczzyEFvnIhY8QHv9ghY5fYBvX0IsmnhD07w